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16 Aprile 2010

Dal Quotidiano L’Opinione – Roma, 16 Aprile 2010

Dal Quotidiano L’Opinione – Roma, 16 Aprile 2010

Società E Cultura

"La scuola magica napoletana la storia miriamica di Formisano"

di redazione opinione

Qualche estate fa si girovagava per l’Europa alla ricerca d’indizi sull’antica cultura magica e pagana di cui è imbevuto l’Antico Continente. E per quanto ci si affanni a nascondere ogni cosa sotto architetture minimaliste e reti cablate, difficilmente si riescono a spazzare le possenti energie di chi tra fino Ottocento e gran parte del Secolo breve ha contribuito a rinvigorire il dibattito magico-esoterico europeo.
“Uscire dallo spazio che su di noi hanno incurvato secoli e secoli è l’atto più bello che si possa compiere”, sosteneva Elémire Zolla (saggista, filosofo e storico delle religioni). Lo scrivente ebbe ad imbattersi in Zolla nel 2000, due anni prima del suo passaggio ad altra vita: per il filosofo, grande conoscitore di dottrine esoteriche e studioso di mistica occidentale ed orientale (s’era confrontato con Mircea Eliade sui legami magico antropologici della nostra Europa) le energie dei grandi “maghi” difficilmente abbandonano le mura delle vecchie case del nostro Continente. Così una forza a mezzo tra il grande ricordo lasciato in vita e la persistente forza dell’anima consentirebbe a Gurdjieff, Bachofen, Evola, Guénon, Junger, Mircea Eliade, Ortega y Gasset, Spengeler, Pauwels, Bergier, Ciro Formisano (più noto come Giuliano Kremmerz) e tanti loro coevi di condizionarci.
Cosa possa legare l’armeno Gurdjieff al partenopeo Formisano (Kremmerz), o il rumeno Mircea Eliade al tedesco Bachofen. È probabile che nel loro peregrinare planetario si possano anche essere incontrati, “come che le loro energie comunque ancora collaborino” chiosava argutamente Zolla.
L’insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che “la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno”: l’insegnamento di Gurdjieff ancora permea la musica di Franco Battiato come ieri ha formato Pamela Lyndon Travers (l’autrice di Mary Poppins). Vite straordinarie quelli di questa gente, la cui azione terapeutica ed educativa difficilmente potrà essere cancellata. In molti si sono avvicinati a queste correnti di pensiero “magico” dopo la lettura del “mattino dei maghi”, una sorta di “bibbia esoterica” redatta da Louis Pauwels e Jacques Bergier, la cui prima edizione sconvolse nel 1960 l’Europa accademica. Particolare non secondario è che Bergier s’era francesizzato, il suo vero nome era Jakov Michailovic Berger (ingegnere d’origine russa): nativo d’Odessa s’era imbattuto in Gurdjieff proprio a Parigi, dove aveva perfezionato la sua inclinazione al realismo fantastico.
Ma che l’uomo serbi una componente per certi magica e per altri quasi divina è adagio che a Napoli ben conoscono. Secondo certi il realismo magico permea il capoluogo partenopeo fin nelle viscere della città. Alcune tombe risalenti all’epoca neolitica (fine III millennio a.C.) sono state rinvenute nel quartiere Materdei (cuore profondo di Napoli). C’è chi ha tentato di mettersi in contatto con quelle spoglie umane. Altri hanno parlato dell’antichissima “cultura del Gaudo”. Per gli archeologi è la prova che l’area cittadina era abitata già in epoca preistorica. Di fatto la Neapolis (la città nuova dei greci) nasceva sotto gli auspici magici dei coloni greci, quelli di Cuma. E di fatto nella colonia si concentrava il meglio della tradizione misterica ellenistica, la stessa che ha permeato l’Egitto dei Tolomei.
E quest’ultima verità sarebbe alla base della formazione di Giuliano Kremmerz, il più italiano (certamente il più napoletano) tra i Maestri d’ermetismo dell’ultimo secolo: anche lui come Gurdjieff, Bachofen, Evola era un terapeuta, taumaturgo. Kremmerz fondava sia la S.P.H.C.I. (Schola Philosophica Hermetica Classica Italica ) che la “Fratellanza Terapeutico-Magica)” di Miriam. Quest’ultima, caratterizzata da finalità esclusivamente terapeutiche e filantropiche, è tuttora operante. Kremmerz (Ciro Formisano) nasceva a Portici (oggi quartiere di Napoli) l’8 Aprile 1861. Formisano venne da giovanissimo in contatto con un un anziano e dotto misantropo, tale Pasquale De Servis, meglio conosciuto dagli ermetisti del tempo come Izar. De Servis s’ispirava alla tradizione iniziatica di matrice italica: rifiorita (già prima dell’avvento del Cristianesimo) nella Magna Grecia col ripristino nelle terre meridionali e partenopee dei culti isiaci (lunari) e osiridei (solari) reimportati dall’Egitto (gli stessi che avevano dato vita alla Scuola Pitagorica). Rimasta virtualmente sepolta per secoli sotto le ceneri del Vesuvio, questa tradizione ha sempre tentato di riemergere sotto varie forme. Sebbene ostacolata, si sarebbe celata nelle opere e nel pensiero di Dante e dei Fedeli d’Amore, come di Cecco d’Ascoli, di Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Giordano Bruno, Cornelio Agrippa, Paracelso e molti altri. Quindi una tradizione degna di misurasi e dialogare con quella di Gurdjieff, e di altri pensatori slavi e tedeschi. E’ certo che la tradizione riassunta da Formisano si sia coagulata nel movimento culturale rosacruciano del Seicento. Per giungere nel Settecento ad animare la vita culturale di Raimondo di Sangro (Principe di Sansevero) e di Giuseppe Balsamo (Conte di Cagliostro). Così quella che esemplifichiamo come tradizione napoletana ha attraversato la branca esoterico-occultistica dell’Italia risorgimentale. Stando a quanto lo stesso Kremmerz raccontava, fu proprio il De Servis a trasmettere al giovane Ciro (unitamente al patrimonio sapienziale) l’iniziazione ai misteri della Scienza sacra (partenopea). De Servis, pur intrattenendo rapporti diretti con i più illustri protagonisti della scena socio-politica e culturale del tempo, vide nel giovane Formisano le peculiarità strutturali di un futuro maestro d’ermetismo: coniugate ad un sorprendente spirito umanitario tinteggiato di bonaria tolleranza e prorompente generosità. Formisano si laureava in Lettere all’Università di Napoli, insegnava al Ginnasio di Alvito (Caserta) e poi si dava alla professione giornalistica. Così ritroviamo Giuliano Kremmerz (Formisano) come redattore dell’allora nascente Mattino, e grazie all’amicizia con Scarfoglio. Ma nel periodo tra il 1888 ed il 1893 si consuma il suo misterioso quinquennio di soggiorno all’estero. Formisano nel Dicembre dell’88 salpava con una nave diretta a Montevideo, e per fare ritorno nel porto partenopeo nel Maggio del ’93. Non esiste documentazione che attesti quel periodo. Rimasto ignoto anche ai suoi familiari, poi enfatizzato (postumo) negli aneddoti “magici” napoletani. E’ invece facile supporre, deducendolo da attenta analisi dei suoi numerosi scritti, che in quel frangente sia entrato in contatto con le culture sciamaniche dell’America Latina. Le stesse culture che hanno permeato le esperienze di Evola, Mircea Eliade, Gurdjieff, Bachofen ed altri. Formisano ha anche frequentato gli ambienti scientifici, artistico-letterari e spiritualistico-esoterici europei: già a quei tempi (come Gurdjieff e Bachofen testimoniano) movimentati da influenze orientali (indiane). Formisano voleva antropologicamente recuperare quel bagaglio di cultura e tradizioni italiane (soprattutto del Mezzogiorno) che dai tempi più remoti ispirarono la filosofia sin dal suo sorgere. Pertanto è legittimo sospettare che, dietro la parentesi esterofila di Formisano, ci fosse lo zampino del De Servis e dei suoi collegamenti esteri con i grandi ispiratori di Gurdjieff e Bachofen. Apparentemente chiuso nel suo anonimato saggio e bonario, De Servis muoveva in realtà le fila della tradizione napoletana ed ermetica italiana. Ancor oggi gli estimatori della Napoli esoterica, sotto la denominazione gergale di “partenopeo nilense” pare si riferiscano al De Servis. Di fatto Kremmerz è assurto a principale protagonista della tradizione napoletana perché s’è dimostrato al panorama internazionale come sintesi dei tanti maestri incogniti napoletani. Il suo rientro in Italia coincide con la scomparsa di Pasquale De Servis. Formisano s’è spento Beausoleil, a pochi passi da Montecarlo, ed oggi solo i seguaci dell’associazione Miriam possono aiutarci ad indagare sui misteri napoletani. Sulle conoscenze che forse i greci avevano importato nella Neopolis da Pergamo, da quell’Asclepion dove ogni uomo poteva essere curato da Ippocrate.


Postato da sphci alle 16:32



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