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12 Luglio 2010 Prossimo appuntamento al Plenilunio di Solleone
La S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam festeggia il 26 Luglio p.v., in base all’Art. 23 del suo Statuto o Pragmatica Fondamentale, l’Agape del Plenilunio di Solleone (fase della L.P. ore 03.37 – ora legale).
| Commenti (41)
Molto utili le osservazioni e leprecisazioni di sciarparossa: evidentemente leggere la composizione e la data di scadenza di un prodotto non basta per salvarci da dalla "aggiustature" commerciali!
Mi associo anche a sannitica e ringrazio a mia volta la Direzione della Schola per la messa in web dei Dialoghi. Mio malgrado son rimasta indietro e mi devo leggere bene lunazione e aggiornamento di "La parola al taumaturgo".
A presto
Buona sera a tutti, ho appena ricevuto le lunazioni di settembre considerando lo stato dell’industria in Italia e dal momento che io lavoro in una fabbrica spero molto nei faustissimi giorni previsti, c’è proprio bisogno di qualche ordinativo. Segezia parla di volere e potere, ed è un discorso importante. Ovvio che va inteso un volere applicato a se stessi, e non una pretesa nei riguardi del prossimo. Dal mio punto di vista si tratta di una sorta di aggressività da riscoprire, la parola in se ha una accezione corrente negativa come se si trattasse di aggredire qualcuno con il coltello in mano, ma tutte le parole sono neutre ed il significato etimologico di aggressività è andare-verso. Quindi nuovi modi di pensare, di agire, di alimentarsi e di curarsi necessitano di una sorta di “grinta” per uscire dalla rassicurante e noiosa abitudine. Lo sconvolgere le abitudini non è sempre facile anche perché nell’immediato può anche non esserci del benessere ma anzi del malessere. Per esempio, potrei stare benissimo dieci giorni senza mangiare ma la cefalea che ne deriva i primi giorni dovuta alla mancanza del caffè, di cui forse abuso, rende l’esperienza molto dura, anche perché il caffè stimola la secrezione gastrica e nel caso di un digiuno non è consigliabile berlo pena la gastrite. Tuttavia il digiuno è sempre uno occasione di depurazione fisica e mentale. Anche il cambio di regime alimentare all’inizio può dare degli scompensi, ho letto sul libro di un naturopata che descriveva il meccanismo delle intolleranze alimentari e il motivo per cui sono molto subdole da individuare. A fronte di una assunzione di sostanze che il corpo considera ostili e perciò anche alcuni alimenti e soprattutto additivi in essi contenuti ,come prima risposta al piccolo shock anafilattico che né deriva il corpo reagisce secernendo il cortisolo che è un ormone che può dare un senso di benessere, la risposta dell’organismo non è risolutiva del veleno ingerito ma solo temporanea ed è destinata ad esaurirsi, il conto verrà pagato 24 ma anche 72 ore dopo quando la memoria non ricollega più. Per cui a volte l’autore del libro per stabilire le possibili intolleranze chiedeva ai suoi pazienti “quale è il tuo piatto preferito?” Quindi nella ricerca di nuovi possibili modi di alimentarsi potremmo anche soffrire della mancanza dei meccanismi di assuefazione che si sono subdolamente infiltrati nelle nostre abitudini quotidiane. Per questo ci vuole una certa grinta nello sperimentare. Anche l’intimità di una pratica quotidiana è una bella virata dalle abitudini, e oltre agli sviluppi per il momento imponderabili, già di per sé dal mio sentire in quanto cambiamento è un “andare-verso” concreto. Concludo facendo notare agli amici del blog che nella sperimentazione dei “semplici” bisogna fare attenzione, se il pane di oggi non è più quello dei tempi di Kremmerz e meno che mai del compilatore, lo sono anche molte altre cose. Per fare un esempio penso che nei semplici prima o poi comparirà anche il sale, ebbene così come venduto al supermercato contiene un altro sale detto E320 perché non si aggrumi con l’umidità, ecco che il sale sia sale e basta, ma potrei fare anche molti altri esempi. Buona notte
Concordo con gelsomino e segezia . Ma mi ha anche fatto riflettere la premessa a “La cura con i “Semplici” nelle annotazioni astrologiche di Giuliano Kremmerz”. L’invito alla libera sperimentazione di quanto dal Kremmerz o dall’Anonimo riportato luna per luna (dono grandissimo di conoscenze a noi ignote), e la richiesta di far sapere i risultati mi sembra un grande insegnamento ermetico: non vi sono dogmi da seguire per fede, ma si indica ciò che è buono e si invita a sperimentarlo e a far sapere. Questo perché – forse – nella sperimentazione non indiscriminata, ma “di ciò che è buono”, (e di qui l’unicità della scuola) vi è la chiave di crescita di ognuno. L’esperienza deve toccare tutte le corde della propria soggettività. Mi rendo conto che questa scuola - per riprendere il discorso di segezia sulla libertà – educa alla libertà, e a camminare sulle proprie gambe. Quale migliore esempio di libertà quello di un essere integrato che non solo fa il bene, ma educa anche gli altri a farlo? Perché credo che l’unica e reale educazione alla libertà non è tentare di fare ciò che piace, ma è quella che ci sottrae alla vita da macchine che ci impone la società in cui viviamo e riuscire a percepire in noi qualcosa di più profondo del solito noto. Ma ritornando alle annotazioni astrologiche la richiesta di far sapere della propria sperimentazione mi commuove. E’ come dire che chi ha già tutto lo vuole condividere, te ne da l’opportunità e si interessa di ciò che fai e consegui. Sembra l’amore di una madre, ma forse è molto di più. A noi è richiesto solo e liberamente di sperimentare, di fare, di nutrire un’Idea grandiosa e Unica, di esserci attivamente, e – ahimè – spesso non riusciamo a fare neanche questo. Sta per finire la luna di agosto e spero si porti via il caldo asfissiante : si rientra dalle vacanze e l’augurio è di risentirci anche su questo blog . A presto e cari saluti
Yes, we can. Così Obama vinse le elezioni U.S.A. Ma procediamo con ordine…
Ho letto i rimedi dei “Semplici” e me ne sono derivate alcune riflessioni che voglio parteciparvi. Anzitutto, l’oggettiva difficoltà di far ‘quadrare’ la sperimentazione dei rimedi: non tanto col borsellino ma con gli orari pressanti e gli spostamenti della quotidianità. Da lì al fiotto di nostalgia per tempi più a misura umana (ah, una volta…!) il passo è stato breve, ma poi…
Passato l’attimo del rimescolamento mi son detta: volere è potere.
Ad esempio, per l’artrite: si può recuperare una bottiglietta in cui mettere il succo consigliato, e l’acqua calda zuccherata si può prendere al bar come alla macchinetta del caffé. Poi, se digiunare è pesante in settimana, nulla vieta di preferire i giorni del week-end o di chiedere ferie… o un permesso per completare i sette giorni nei tempi stabiliti. Perché non prendere queste cure sul serio come si fa con la settimana alle terme?
Da qui sono passata a esaminare la discordanza tra i ritmi che viviamo e quelli che Natura dispone e a concluderne che la salute, alla fin fine, è una lenta reintegrazione a questi ultimi. “Ma allora dove sta la libertà?” chiede il figlio adolescente. E nel rispondere a lui rispondo a me che LA LIBERTÀ NON PUÒ ESSERE DISGIUNTA DALL’INTELLIGENZA. Il pesce fuor d’acqua non è libero ma è morto. Noi siamo il nostro corpo e se sta bene quello (Kremmerz diceva “se sta bene la madre…”) anche il nostro pensiero sta bene. D’altra parte libertà in musica non è produrre rumori (anche se certa musica… bah!) ma armonie che seguono regole precise di rapporti codificati. Altrettanto vale per i colori e i sapori. Certo, il dato non è assoluto ma relativo alla specie umana, alla genetica famigliare, al clima… D’altra parte il metodo è elastico ma alla fin fine la creatività è sempre governata da regole: altrimenti è disordine.
Così, credo proprio che sperimenterò questo rimedio e magari sarà anche divertente - per un quarto di mese, alla ripresa dopo le ferie e per tre mesi - bere e mangiare in modo ‘alternativo’ (si dice così quando si esce dalla massa). E vedremo se l’inverno prossimo eviterò di sentirmi ‘incriccata’ ogni volta che devo alzarmi da una seggiola o uscire dalla vasca.
Fra l’altro i limoni da qui a novembre servono anche come prevenzione per l’influenza…. Magari perdo pure qualche chilo (che non guasta)…
Si può fare… Si può fare…
Ho letto nella Parola al Taumaturgo la II parte della Cura con i Sempilci ed ho trovato sorprendente l' infinita' di applicazioni per ogni tipo di infermita' o disordine.Tutti rimedi estremamente economici e lontani dall' ottica di profitto delle case farmaceutiche.Ma purtroppo , in certi casi , anche lontani da come siamo stati abituati a concepire il rimedio : qualcosa di preconfezionato e di rapido utilizzo.
Ma per chi e' disposto ad aprirsi ad una sperimentazione senza preconcetti,i risultati non mancheranno di ripagare lo sforzo fatto per superare la nostra sclerotizzazione!
Siamo ancora nella bianca Luna di Zyp che nel secondo ciclo consiglia il porfido. Questo minerale bellissimo era già usato dagli Egizi nonché dagli Etruschi nei tipi rosso e viola (da cui il nome) per fare sarcofagi di pregio. Da una ricerca che ho fatto, risulta che nella nostra penisola è presente anche nelle varietà azzurro chiaro e verde antico (del resto questa Luna consiglia pure il verde chiaro). Contiene un’elevata quantità di silicio: pericoloso se respirato in particelle fini, ma innocuo se in particelle grossolane facilmente eliminabili con l’espettorazione. Per contro, vi è traccia di prescrizioni (che oggi diremmo ‘omeopatiche’) menzionate in papiri antichi dove si magnificano le virtù espettoranti della pietra di porfido triturata (sarà vero?!?). Come anche l’ematite, la tradizione medievale gli attribuisce la capacità di accelerare la circolazione sanguigna e la coagulazione e di attivare la milza. Dall’esperienza di Lémery padre e figlio (rispettivamente chimico e medico dell’Accademia Reale delle Scienze a Parigi alla fine del XVII e prima metà XVIII secolo) parrebbe che la pietra di porfido, applicata sul perineo, venisse impiegata come lenitivo degli “ardori venerei”… oltre a svolgere funzione di essicativo negli unguenti e negli impiastri.
Oggi il porfido si usa in minime quantità come additivo nei prodotti cosmetici per proteggersi dalle radiazioni elettromagnetiche provenienti dal sole.
Personalmente lo trovo stupendo da ammirare nelle pavimentazioni di alcuni centri storici, di luoghi di culto e svariate ville antiche, facilmente rintracciabili anche in rete cliccando sulle immagini… E poi non è forse la vista uno dei tanti adattamenti del senso del tatto? (Vedi Opera Omnia Vol. I)
Tutti si lamentano del ritmo innaturale che la società in cui viviamo ci impone e che è causa di ansie , frustazioni , disagi e quant' altro.
Alcuni lo subiscono passivamente, altri tentano la soluzione nei modi più disparati.Ma se quest' anelito, questo tendere verso qualcosa di imprecisato è la necessità profonda del nostro essere di mettersi in sintonia, di tendere verso quella Matrice Originaria, allora bisogna avere anche l' umiltà di riconoscere che da soli è molto difficile realizzare questo contatto . Pertanto se esiste una Schola che puo offrirlo, vale la pena di mettere da parte la nostra presunzione ed il nostro orgoglio e agganciarci, grati a chi ci tende una mano !
Rileggendo in ‘Elicoide’ l’ultima recensione di luglio, riflettevo su quanto quell’era, cosiddetta ‘primitiva’, non racchiudesse in questo termine il significato, che di solito viene dato, dispreggiativo, ma che, al contrario, avesse in sé una antica ed originaria sapienza . . . e di quanto, poi, sempre, Chi ne possiede le chiavi abbia anche come scopo e fine quello di lasciare una ‘traccia’, dei ‘segnali’ per un percorso da seguire, affinchè tutti ne possano usufruire, per la propria evoluzione e per il bene di tutti. Certo attraverso simboli . . . scrive Marco Carobbi, nell’articolo citato nella recensione, “……. E il fallo eretto, manifestazione attiva della trans-erotica, chiarisce, se ve ne fosse bisogno, che soltanto per atto sacrificale di Amore, dandosi a Lei completamente in pasto e superando il limite della propria natura, il maschile riesce a farsi inglobare in una ritmica orgasmica, omnicomprensiva ed esaltante, compenetrante il suo essere fin nella chimica delle cellule …..”, e attraverso queste parole mi sembra di intendere, non so se sbaglio, che solo attraverso un processo di trasformazione e rigenerazione, ‘sacrificando’ il proprio EGO-ismo, si può tentare di cercare di entrare in quel ‘canale’ di comunicazione diretta che è Amore, comunicazione e inglobamento con quella Matrice Originaria e anche parte profonda e occulta di noi, quella parte, come diceva sannitica qualche post fa, che si dirige all’evoluzione e che aspira all’integrazione. In questi giorni di ‘ripresa’, dopo la pausa estiva, di quel ritmo innaturale che viene quotidianamente scandito da quel ‘tempo’ imposto dalla società in cui viviamo, che ci trascina sempre più e ci fa perdere in una corrente frenetica di ansia, insoddisfazione, conflittualità, contraddizioni, si percepisce, forse ancora più fortemente, se è possibile, il bisogno di ritrovare quel legame e di viverlo sempre presente in ogni atto, in noi e fuori di noi . . . e allora “Fratellanza” come numeri della Catena Myriamica uniti nell’unico Ideale di Bene, quali cellule infinitesimali in unione con tutti e tutto in un unico ‘Corpo’, ma forse anche come ‘affratellamento, riconciliazione’ con se stessi essendo, credo, indivisibile, il bene dentro e fuori di noi, non essendo possibile realizzare il proprio senza quello degli altri e viceversa . . .
Un pensiero affettuoso a tutti/e.
A parte quel poco che dicono gli studiosi su come si pregasse nell’antichità (ad esempio culto pubblico e solo successivamente privato – “religione o pregare”, credo- sono modi di dire moderni), una cosa mi pare certa: vi fu sempre la ricerca della benevolenza degli “dei” rispetto a qualunque cosa si stesse per fare o si dovesse decidere per il proprio “gruppo” di appartenenza. A me sembra che questo punto sia – come dice segezia – immodificabile nel tempo e risponde ad una esigenza che, forse, tutti abbiamo: sentirci collegati e parte di qualcosa di universale. Non atomi scollegati e soli, la qual cosa sarebbe un obbrobrio, illusione che solo il nostro egoismo – come dice il Kremmerz, ci fa sentire come vera, ma che non si realizza mai. La Schola ci offre questo collegamento, sta a noi saperlo onorare e vivere con coscienza. E anche quando ci sentiamo avviliti e soli in fondo non è così: basta aprirsi e si constata come tutto è condivisibile. La Madre terra e il cosmo vivono di ritmi, solo noi abbiamo la presunzione e l’incoscienza di sentircene avulsi: è questa – secondo me – la minaccia dei tempi attuali. Anche la scienza lo conferma continuamente: da poco hanno detto che un terremoto in Cina ha risvegliato l’Etna: tutto è collegato perché noi ce lo scordiamo e pretendiamo di essere unici?
Penso anch'io che ci sia difficile sapere come pregassero i Romani o popoli ancor più antichi, sia per il tempo che ci separa da loro, sia per quanto siamo intrisi di misticimo cristiano.
Questo misticismo ci rende arduo anche comprendere la parola preghiera nel significato che le da il Kremmerz.
Gli Dei Provvidenti, mi sembra di aver capito, che non entrino nelle nostre vite a meno che non ci sia da parte nostra una esplicita richiesta .
Riuscire a chiedere quel che è Bene per il nostro io profondo, presume un lavoro di autocritica che, in generale non è poi così piacevole.
Già che si parla di ciò che è in corso, in questa Luna presieduta da Zyp, bianca protettrice di tutte le persone che si raccomandano nelle preghiere, mi sono trovata anch'io a sfogliare l'Opera Omnia del Maestro Kremmerz e al I volume a pag. 236 leggo: "La preghiera è un atto di concreta fluidificazione della volontà. Formulare l'idea e desiderarne la realizzazione è una preghiera (...) ben concretare le idee per l'ascesa spirituale perché le idee così concrete passano attraverso l'aura astrale della terra e sono raccolte da un coppiere ai piedi del trono del Sole (...) che splende nell'anima".
Non so come pregassero i romani, né i mesopotamici o i siriani o gli etruschi, ma se una verità è scientifica rimane tale nei secoli e nei millenni. Dunque, prima di darci alla semina e come auspicava anche Vanessa qualche post avanti, speriamo che gli Dei Provvidenti possano possano farci volere quello che è giusto per il nostro cuore così da raccogliere il frutto più adatto al bisogno nostro e della collettività.
In questo mese, che solo poi divenne di Augusto, prima dell’avvento dei re e degli imperatori il mondo mesopotamico celebrava Inanna, dea madre e regina del cielo e della terra che sul finire dell’estate presiedeva alla distribuzione dei semi.
La spiga era per tutti: da lei il fieno, i semi, i chicchi, la farina, il pane… Una parte era offerta in sacrificio e veniva gettata nel fuoco, una parte era data alle bocche affamate del popolo, una parte tornava al suolo per dare un nuovo raccolto.
Il 21 a Roma si aprivano le porte del tempio di Conso, protettore del frumento raccolto in un sotterraneo, che solo in quel giorno veniva aperto: durante una sua festa vennero rapite le Sabine...
Forse prendendo i pesci come semi (nell’Oriente siriano la dea madre Atargatis, metà donna e metà pesce, era patrona delle semine) i romani avviarono l’uso di gettarli nel fuoco “pro animus humanis” dopo averli pescati dal Tevere vicino ad antichi vulcani.
Ancora ad Agosto c’era il rito del “mundus”: una effigie che rappresentava il cielo era messa a testa in giù in un pozzo e coperta da una grossa pietra detta “Lapis Manalis” cioè Pietra dei Mani.
L’anima dell’uomo, che gli antichi raffiguravano con il pesce o con la spiga greve di chicchi, venne poi identificata nel Cristo, capace a piacimento di salire ai cieli o scendere negli abissi (vedi Opera Omnia del Kremmerz Vol. I p. 270).
Dunque per me, nata alla fine di ottobre, questo è davvero un altro momento magico: se lì si diceva tornassero le anime dei morti a comunicare coi vivi, qui si festeggia come uguali schiavi e padroni, passivi e attivi, in una splendida immagine del divenire Universo.
Già... L'imperatore Augusto istituisce la festività che porta il suo nome nel 18 a.c. a chiusura di un ciclo di lavori dei campi e prima della semina autunnale.
Sapete, quando, come ora, sono nella Natura che amo tanto, vicino al mare e fra gli alberi, nella luce senza tempo del sole e avvolta dal respiro azzurro della Terra, ecco... è facile sentirsi in pace col mondo, e avere solo preghiere di Bene per tutti.
Difficile è conservare lo stesso stato d'animo nel freddo invernale, con le levatacce all'alba che non è più sul mare e con l'occhio al'orologio che non è più in fondo al cassetto. Difficile sentirsi fratelli di ogni essere vivente quando si è stanchi, pressati, sopraffatti dagli impegni e dagli egoismi propri e altrui...
Ma confido nei sorsi di questa lunga, fervida estate di fuoco per trovare anche nei mesi del buio la forza e l'Amore della Mater, mirionima e luminosa. E così spero per tutti.
Buon Ferragosto a tutti!
Questa festività che nella tradizione popolare significa anche la chiusura dei lavori agricoli è da tempi antichissimi collegata alle stelle e dato che abbiamo affidato alle stelle i nostri sogni e le nostre speranze auguro a tutti/e noi che questo odierno banchetto, intorno ad una tavola imbandita o al sacco come i ricercatori erranti, sia il nutrimento per le nostre realizzazioni...
nel Bene s'intende, in braccio alla Miriam e sotto il Suo manto stellato!
Un bacio fraterno a tutto il Blog!
sono ancora via, a 5 ore di fuso orario di differenza, sono riuscita a trovare un computer che mi facesse accedere al nostro blog, ed ora eccomi con voi. E`stato bello leggere tutti i vs blog dall`agape in poi ed anche le riflessioni sul dolore di catulla mi sono state d`aiuto proprio oggi che ho ricevuto una brutta notizia. Anche per me, come per tutti i partecipanti, l`agape e` stata grandiosa, lo spirito di fratellanza era palpabile, c`e` stato " cibo" in abbondanza per saziare quella fame d`amore che tutti ci portiamo dentro.E come non ringraziare a questo punto il Maestro che di "cibo" e` stato prodigo con tutti, cosi` come ringrazio tutte le gerarchie presenti che hanno permesso il fluire incessante di quest`energia in modalita` per cui noi oggi possiamo.se collegati. nutrircene. Vi abbraccio tutti e un saluto particolare a tutti i nuovi "collegati"
Ciao a tutti, a proposito della luna in corso: che non favorisca le speculazioni finanziarie si è visto sin dal suo primo giorno: le borse mondiali vanno a picco con bruschi cali e momenti neri. Non so cosa sia la “corallina di mare”, forse un’alga? anche se il nome farebbe pensare alla barriera corallina. Ultimamente mi ha colpita una notizia che forse tutti avrete sentito: a fine luglio, con un grosso radar, gli archeologi hanno fatto una delle scoperte più eccitanti degli ultimi 50 anni: una nuova Stonehenge. A soli 900 metri dal sito si è individuato sotto terra un altro monumento cerimoniale, del tutto simile a quello di pietra, ma in legno. Chissà fra molti anni quali saranno le conclusioni degli studiosi sul nostro passato, su quella enorme fetta di conoscenze ancora ignote. Suggerisce nei “Dialoghi” il Maestro Kremmerz: “chi vi dice che il culmine della progressione umana non sia stato raggiunto in epoche lontanissime?” … Auguri di buon Ferragosto a tutti.
C’era una volta un povero boscaiolo che, stanco della sua faticosa vita, aveva una gran voglia, a quanto diceva, di andarsi a riposare nell’altro mondo. Infatti, dal giorno che era nato, la Provvidenza non aveva mai soddisfatto uno solo dei suoi desideri. Un giorno che si lamentava così nel bosco, ecco apparirgli, con tanto di fulmini in mano, Giove in persona.. Il pover’uomo, impaurito si gettò con il naso a terra dicendo: “Non desidero nulla, niente desideri da parte mia, niente fulmini da parte vostra; signore mio facciamo come se nulla fosse stato”. Ma Giove gli rispose:” Non avere paura, i tuoi lamenti mi hanno commosso ed io vengo a dimostrarti che mi fai torto. Stammi bene a sentire: io, che sono il padrone del mondo intero, ti prometto di esaudire i primi tre desideri che formulerai su qualsiasi soggetto. Cerca quello che ti può rendere felice, cerca quello che ti può dare soddisfazione e, poichè la tua fortuna dipende dalle tue richieste, pensaci bene prima di pronunciarle”. Così detto Giove se ne risalì’ in cielo, e il boscaiolo, tutto allegro, si mise in spalla le sue fascine e si avviò verso casa, e mai quel peso gli era sembrato tanto leggero. Sulla strada del ritorno egli pensava che questa opportunità era davvero importante e che non bisognava agire alla leggera, per cui pensò, prima di decidere, di consigliarsi con la moglie e le raccontò l’accaduto. Sua moglie a sentire il fatto si sentì brulicare in testa un mucchio di desideri ma convinta che questa possibilità era molto seria e che bisognava riflettere bene consigliò al marito di essere prudenti e di andare a dormire rimettendo all’indomani il primo desiderio. ”Giusto” convenne il boscaiolo “ma prendimi un po’ di vino”. Preso dal piacere di gustare il suo riposo disse.” Con questo buon vino e questo bel fuoco, come verrebbe a proposito una bella focaccia!” Non aveva ancora finito di parlare che, tra lo stupore della moglie, una enorme focaccia spuntò dall’angolo del camino. Urlando, la moglie, intuendo che il marito aveva sciupato uno dei tre desideri, incominciò a rovesciare vituperi sullo sciagurato che aveva espresso un simile desiderio quando si potevano chiedere imperi, ori, diamanti, abiti da regina ….. Il boscaiolo pur ammettendo il suo errore cominciò ad arrabbiarsi e gridò: “Bè, farò meglio la prossima volta, accidenti alla focaccia e a quando l’ho desiderata. Dio volesse, brutta pecora, che ti si attaccasse al naso!” . . Manco a dirlo che il Ciel benigno ascoltò la preghiera del boscaiolo. “Certo” pensò tra sé “dopo una simile disgrazia, con il desiderio che mi rimane potrei diventare re tutto d’un colpo, ma bisogna anche pensare alla faccia che avrebbe la regina e al dolore che proverebbe se la mettessi sul trono con un naso lungo quattro spanne”. Così il boscaiolo rimase quello che era, non divenne monarca né si riempì la borsa di scudi; e fu felice di poter impegnare l’ultimo desiderio che gli restava per far si che sua moglie ritornasse graziosa come era prima …….
….. che in questa “luna bianca” gli Dei Provvidenti possano esaudire i desideri del nostro cuore . . . o possano farci desiderare quello che è giusto per il nostro cuore? ……..
Abbracci carissimi ……
Ciao a tutti, leggendo gli ultimi post comprendo benissimo vostro punto di vista, aspirare a uno stato di salute e ben-essere non è una manifestazione di egocentrismo, anche perché come dice Kremmerz la sofferenza perenne non ti darà la luce, altrimenti i sofferenti degli ospedali sarebbero dei Soli splendenti. Che le sofferenze morali poi siano responsabili del nostro stato di salute è accertato da tutti, io credo che ce le infliggiamo a vicenda, nessuno è innocente e nemmeno io lo sono, per pura ignoranza. Ignoranza della legge del divenire, la catena di cause ed effetto in cui agiamo senza la coscienza delle conseguenze che i nostri atti, pensieri, comportamenti e decisioni che prendiamo hanno nella dimensione collettiva. Molte volte la soddisfazione dell’impulso del momento può sembrare e dare anche un sollievo temporaneo, purtroppo poi diventa tutto un cercare sollievi temporanei in una catena di reazioni e controreazioni che diventa appunto una “catena” che ci avviluppa. Uomini e donne sono come una sgabello a tre gambe a cui ne manca una e per tutta la vita sono alla ricerca della gamba mancante, salvo poi ritrovarsi anche con una gamba sola se non con ……… per terra! Ovvio che non sto pontificando ma mi sto raccontando. Il Maestro racconta dalla mitologia “….Venere è dea dell’amore e amore in tutte le manifestazioni, e racconta il mito che amò e predilisse Mercurio da cui nacque un figlio Ermafrodito, secondo simbolismo il quale ci indica come lo stato ermetico o equilibrio mentale da cui la cui la sorgente di luce integrale scaturisce per la sua perfezione è anche stato di amore perfetto, tanto intensamente perfetto e non umanizzato nella sua più alta espressione, per quanto dà vita ad un figlio (terzo stato) che corrisponde all’Androgino dei maghi, cioè la perfetta unione di due principii nella vita prolifica di uno solo che li racchiude e contiene.” Ecco la differenza tra le nostre affannose ricerche del tassello mancante e quanto propone Kremmerz, noi cerchiamo compensazione fuori di noi e non dentro di noi Ma non siamo, se ho ben capito, esseri incompleti ci sentiamo tali solo per ignoranza di quell’Uno di cui siamo temporaneamente differenziati. Sia ben chiaro che con questo il Kremmerz non intende una ricerca mistica con perenne frustrazione della carne, i corpi sono quattro è c’è anche il corpo greve che ha le sue necessità, ma se di progresso si può parlare questo avviene sempre e solo in parallelo nei quattro corpi postulati, e qui sta la genialità dei Suoi insegnamenti. M. Yourcenar nel suo celebre romanzo Le Memorie di Adriano fa dire ad Adriano “ Antonia ignora il potere che una buona relazione dà” Quindi una buona storia con un partner dà del potere ma alla ricerca dell’Uno non può essere l’unità, ne bisogna essere in stato di bisogno (la terza gamba dello sgabello). Ritorno sul concetto di progresso parallelo dei corpi dal saturniano al solare, se si riflette un po’ si comprende che potremmo anche andare in palestra a scolpirci il corpo, e poi ad abbronzarci su una spiaggia, vestire alla moda e pettinarci alla moda ma se poi gli occhi sono tristi e alla minima contrarietà scoppia un isterismo, le conclusioni sono facili da trarre. Si sta avvicinando l’ora della luna chiamata Zyp che “protegge con efficacia le persone che si raccomandano nelle preghiere” auguro a tutti tutto il successo che meritate, pro salute populi di cui anche noi siamo parte. E ricordatevi di non speculare in borsa, in questa luna e magari anche in quelle favorevoli, sempre pro salute populi! Ciao un abbraccio
Voglio raccontarvi una rilettura del mito di Atena e Aracne: l’una Tessitrice per diritto divino e l’altra tessitrice per perfezione umana. Nel mito Aracne viene punita da Atena perché la fanciulla (dopo aver raffigurato gli amori degli dei) osa vantarsi della propria superiorità su di loro: colpita dalla spola della Dea, Aracne viene successivamente salvata dalla disperazione mediante il succo di un’erba infera che la trasforma in ragno. Ora, nella prospettiva di una rilettura che tiene conto che Atena era Dea della Giustizia, la fanciulla paga la conseguenza per aver profanato ciò che andava tenuto secreto (gli amori degli dei, appunto) e poi per non aver capito che l’Amore divino nulla ha da invidiare a quello umano, il quale ne è solo il riflesso.
Restituendo Aracne alla dimensione microcosmica e alla sua piccola tela, la Dea la salva dalla disperazione e ne preserva l’abilità di tessitrice…
Che sia l’epoca degli Elleni o dei moderni Globalizzati, la storia è sempre la stessa: anche là dove si giungesse alla perfezione di un disegno, diamanti dell’umana razza per il lavorio dei secoli, questo avrebbe senso solo in seno al più grande Disegno ove si inserisce il divenire di ogni specie… e nella cui prospettiva le nostre ‘grandi’ passioni assumono la medesima importanza di un granello di sabbia modellato dal mare.
Volevo solo dire grazie a Catulla e a Sannitica per questi post con i quali partecipate le vostre esperienze su problemi con cui ognuno si misura e tutti desidererebbero averne una chiave di lettura per affrontarli al meglio.
E grazie alla S.P.H.C.I. che consente l' esistenza di questo bolg a beneficio di chiunque.
Qualcuna molto saggia mi ha insegnato, per l’avermi vista molto soffrire, che non dobbiamo permettere al dolore che ci invade per un abbandono, una delusione, un tradimento, ecc. di espandersi in tutto il nostro essere e di trascinarci senza via di scampo. Ci deve essere sempre una parte profonda, intatta, superpartes di noi stessi che deve rimanere inviolata, intoccata, estranea. Questo dolore, tanto umano, inevitabile se il male che ci vien fatto è reale, deve essere superficiale, non attecchire fino in fondo. E’ difficile, e quando mi fu detto stentavo a crederci. Come si fa? Mi chiedevo….ma poi, entrato il concetto a far parte della mia visione dei fatti, ho sperimentato che è possibile. Siamo fatti di carne e dunque la carne soffre, ma un’area di noi stessi ne può essere immune, proprio quella che si dirige all’evoluzione, che aspira all’integrazione e per la quale gli avvenimenti della vita sono lo scorrere degli eventi preparati dal passato e anticipatori del futuro. Bisogna conoscere i rischi cui si va incontro quando si fa una scelta e metterli in conto… così se per caso le cose vanno male la coscienza sa che non abbiamo passivamente subito, abbiamo scelto, ed esiste anche una nostra responsabilità. Prevenire è meglio che curare, si dice, ed è tanto vero sul piano della salute, quanto della vita emotiva. Certo bisogna anche che “lo spirito” invecchi……voglio dire che alcune esperienze siano già state fatte e non si abbia più alcuna voglia di ripeterle perché le si conosce a menadito. Per lo meno questa è la mia esperienza.
La salute è un bene prezioso e delicato. In questo periodo spesso mi torna alla mente quanto diceva Kremmerz a proposito del fatto che “il corpo sano non contrae malattia”. Cioè il corpo è sano quando il sistema immunitario è sano. Così la mente.
Però, ciò che è difficile da accettare è la nostra corresponsabilità nella costruzione dello stato di salute: possibile che un’emozione negativa troppo intensa come il sentore di una separazione non accettata, o il sentimento di un abbandono che lascia increduli, o magari la delusione, la rabbia, il senso di inadeguatezza, la paura del futuro, stati insomma decisamente comuni se non quotidiani, possano influire negativamente e addirittura arrivare a distruggere le chiavi della nostra forza? Davvero occorre rendersi insensibili per stare bene? E come fare se i problemi sono tanti e le difficoltà all’ordine del giorno?
Ripensando agli insegnamenti ‘spirituali’ della mia infanzia ricordo che la Provvidenza aveva un ruolo non indifferente: la fiducia nel futuro, poi, era veramente generatrice di un domani migliore e la mancanza di avidità, che portava a non accaparrare sempre e comunque, riempiva di bene il respiro di chi conduceva una vita semplice.
La salute si costruisce? Kremmerz parlava di conservarsi liberi dalle passioni: era davvero una preparazione che suggeriva al discepolo-lettore o piuttosto una semplice ma ardua chiave che forniva per il raggiungimento della sanità?
Se postuliamo che lo stato di innamoramento possa recare beneficio a tutto il corpo rendendoci forti, sani, pieni di energia, dobbiamo anche ammettere che lo stato di disamore possa essere deleterio per la salute e, a lungo andare, corrodere le nostre difese immunitarie o alterarne i processi.
E come estirpare dalle menti adulterate da millenni di esaltazione della sofferenza l’idea che la malattia propizi la Luce?
No, bisogna rifiutare la sofferenza e la malattia, dentro e fuori di noi. E il disamore che prelude alla disgregazione e allo squilibrio. E se pregare è “impregnare l’invisibile amorosa” come diceva Kremmerz (e la ultra-millenaria tradizione di carmi e voti di tanti e tanti popoli) allora ben venga la riscoperta della preghiera volta anzitutto a sé stessi: per essere sani, pienamente sani, tanto da pensare in modo sano per sé e per gli altri.
Quale splendida Magia…!!!
Grazie ancora a SPHCI per la bella giornata dell’Agape. E’ stato straordinario vedere fratelli provenienti da diverse Regioni, di età diverse, ma tutti innamorati della stessa Idea; un onore ascoltare le parole del Maestro e partecipare alla mensa, tra l’altro buonissima.
Ieri sera ho visto la prima stella cadente in un cielo solcato da numerosi aerei. Buone vacanze a chi le fa e buon riposo a chi rimane. Il 10 Agosto ci sarà la Luna nuova e, leggendo le lunazioni, vedo che è una luna protettrice di tutti quelli che “si raccomandano nelle preghiere”. Mi sembra di buon auspicio per chi soffre e ha bisogno di aiuto.
Si ascolta quello che dicono gli altri che sono iscritti alla Schola da più tempo e questo è molto utile perché ti aiuta a sentire e percepire lo spirito miriamico, così ti accorgi che partecipare il proprio percorso è come trasmettere un qualche cosa di concreto e di vero; ma viverlo in prima persona è di più: bellissimo!
Mi sento ancora lì con tutti voi, immersa nella girandola di sensazioni e di emozioni.
E la cosa importante è proprio la condivisione e lo scambio,
nello spazio/tempo in cui la Natura compie la sua apoteosi energetica. Ho percepito quanto questo nostro scambio sia disinteressato ad ogni livello. Il che appare come una rarità che va preservata perché infondo, siamo realistici: l’essere umano nella sua interezza è comunque soggetto a essere coinvolto nelle mire diciamo meno dignitose della società. No?
Perciò, ripensando a questo anno di festeggiamenti per la Pragmatica Fondamentale mi sento di dire, nel mio piccolo e quale ultima ruota di questo grande carro che mi sembra più un’arca: che benedizione che ci sia questo Statuto a salvaguardia dell’ortodossia e della integrità della Scienza che le Gerarchie della Miriam vollero e vogliono trasmettere, dai tempi di Kremmerz a oggi, per il Bene e l’equilibrio dell’umanità!
Grazie alla Direzione e a tutti voi per l'Agape che per me è come una vera e propria "tappa" dorata, in questa estate in cui si raccolgono i semi che giungono dal Centro della Rosa. A rivederci presto!
Mi associo a quanto avete esrpesso nei post precedenti: abbiamo vissuto l'ennesima Agape nello spirito vero di Fratellanza e d'Amore con il popolo di Miriam visibile, invisibile e con la Natura tutta!
Grazie dal cuore e a presto. Un bacio
E' stata un'Agape di Luce in tutti i sensi. La Natura che ci circondava ci ha avvolto con una luminosità cristallina, che ci raggiungeva nel profondo e ci nutriva. Era la sua partecipazione al convivio. Rinnovo un augurio franterno a tutti presenti e assenti e il ringraziamento al Vertice della Gerarchia visibile, che ci ha onorato della sua presenza. Un ringraziamento anche a chi invisibilmente ha partecipato, donandoci quello di cui ognuno di noi ha bisogno per proseguire l'arduo cammino. Luce e Salute alla Fratellanza di Miriam pro salute populi e ai Maestri sempre presenti, attuali e passati, che hanno consentito di giungere fino ad oggi con il loro sacrificio e il costante impegno profusi.
Ringraziamo il Maestro visibile e i Maestri non visibili presenti all’Agape 2010 della Fratellanza di Miriam, i presenti tutti, iscritti e non iscritti, i luoghi incredibilmente accoglienti. Una Fratellanza forte, compatta, vitale, inesauribile fonte di Bene, in sicura espansione e potente polo di attrazione magnetica per tutti gli esseri alla ricerca. Ringraziamo i Maestri del passato che hanno operato per la proiezione della Fratellanza nel tempo, garantendoci l’ortodossia della tradizione, e questa “famiglia ideale” unica ed originaria che ci accoglie tutti e ci fa riconoscere nell’unica e autentica finalità dell’essere umano: l’evoluzione e la terapeutica ermetica. Ringraziamo i Numi che, non stanchi dei limiti degli esseri umani, ci permettono di collegarci – come numeri - alla Catena Iniziatica grazie alla quale il valore di ognuno è originato, aumentato e intensificato e, provvidenti, sono sempre presenti ove si opera miriamicamente. Auguri a tutti coloro che inizieranno le loro pratiche a breve, auguri a chi insiste e persiste, alla ricerca della luce; auguri a tutti coloro che si rivolgono alla Miriam per un aiuto e per il ristabilirsi della salute e dell’equilibrio. Che il “nutrimento” derivante dall’Agape sia propizio a tutti per espandere la rosa miriamica e perché il programma della Schola possa generare, come auspicato dal Kremmerz ”un albero robusto dal fogliame spesso che offra ricovero contro le tempeste della vita agli umani che, perduta la fede, ricercano la verità nell’Amore che è la Scienza della Luce”. (art. 60 Pragmatica Fondamentale).
Se in un'Agape pitagoriana qualcuno tentò di incendiare il loco per distruggere invano l'espansione della Schola (frutto delle ricerche in itinere!), a distanza di secoli l'incendio continua, ma purificatore, caloroso, luminoso. E' quanto mi rimane dell'Agape 2010 mentre continua l'inesorabile espansione della Mistica Rosa Miriamica. Abbracci riconoscenti fraterni
Ogni volta è una grande e sempre nuova emozione ri-unirsi in questa Festa e Pranzo Rituale, in questa Agape d’Amore…. È un suggellare con amore fraterno e disinteressato un’Unione che va oltre il nostro limite ‘finito’ ….. E’ una gioia di Speranza, di Vita, di Bene…..
Grazie al Maestro Iah-hel e alle Superiori Gerarchie, grazie a tutti i presenti e a quelli che non hanno potuto esserci.... grazie a queste meravigliose e magiche terre che ci hanno accolto......
Straordinaria giornata l’Agape di ieri, da ultimo arrivato ho avuto l’onore e il piacere di incontrare il Maestro che ringrazio per il tempo che mi ha dedicato, e ringrazio tutte le Sorelle e i Fratelli che ho incontrato per la prima volta, di cui ho anche già dimenticato i nomi ma di cui ricordo bene volti e voce. Le mie paure di essere uno sconosciuto si sono subito dissolte nel grande calore e facilità di dialogo dei presenti, e in poco tempo mi sono sentito “in famiglia”. Sono anche felice della presenza di molti giovani, nella mezza età e facile iniziare a porsi delle domande sullo scopo dell’esistenza, molto più difficile farlo quando si è giovani, complimenti a loro. E complimenti anche a qualche nonno, nonno per l’anagrafe ma non nel cuore visto la voce energica e la vigorosa stretta di mano. Le emozioni della giornata mi hanno fatto compagnia per tutti i 550 Km del solitario ritorno a casa, e se il tempo è relativo nella sua percezione sono stati più brevi dell’andata. Molto volentieri alla prossima! Ciao
Ieri è stata una giornata meravigliosa ricca di emozioni e di gioia!
Un abbraccio a tutti e buone vacanze
In questa bella giornata che la tradizione popolare dedica ad Anna, dea e poi santa protettrice di tutto ciò che è collegato alla vita- concepimento, gestazione, parto e nutrizione- Mater col favore del tempo e contro ogni difficoltà anche collegata agli eventi naturali, raffigurata ammantata di rosso simbolo dell’amore,
un Augurio e un GRAZIE alla Vita provvidente, generosa e amorevole!
Buon Agape d’AMORE alla S.P.H.C.I. e a tutti noi partecipanti!
L’Agape è un Rito annuale. Ho creduto importante soffermarmi su questo enunciato che presto diventerà fatto.
Nei suoi scritti, Kremmerz fa spesso menzione di lavande, purificazioni e digiuni: questo, all’opposto, è un Rito nel quale si mangia. E non importa che cosa o quanto, anche se le pietanze sono scelte fra le ottime, ma importa il principio secondo cui l’Amore (cui è intitolato dall’arcaico e arcano termine greco) diventa sostanza a tal punto da essere assunta come cibo. Senza connotazione di specie.
C’è, ovviamente, una differenza tra la mera conviviale sim-patia - (etimologicamente l’ “eguale sentire”) che pure riunisce i fratelli e i simpatizzanti di un’Idea - e la nutrizione ad una medesima fonte, nel medesimo tempo che, quest’anno, è anche medesimo luogo.
Kremmerz diceva che la Mensa, sacra o no, ha riuniti sempre intorno a sé i membri che avevano la stessa idealità: basti pensare alla benedizione del Cristo sul pane e sul vino che Kremmerz ci ricorda essere “una invocazione dello Spirito Santo che il Maestro fa scendere dalla zona bianca di Luce e che commuta le vivande da semplici creature della materia colma di bassa astralità in una materia spiritualizzata per l’intervento di quell’angelico colombo che è il simbolo della purificazione di tutto ciò che è pregno del respiro del mondo”.
Ma la Schola di cui Kremmerz appare come fondatore non è una chiesa né una setta, non pretende di impartire insegnamenti di alcun tipo e si avvale di un metodo sperimentale. Quindi sarà da sperimentare, vivendolo, e ricavando la teoria dalla pratica, il modo in cui l’Amore diventa sostanza; le pietanze che Lo hanno coagulato torneranno a dissolversi negli organismi individuali e restituiranno a ciascuno il sapore, l’odore, l’energia, la bellezza che avrà saputo e potuto cogliervi: in tutta, solare, semplicità… restituita dalla fulgida bellezza della Luna (che, per combinazione, prestissimo sarà piena della Luce della nostra stella nel momento dell’anno in cui è più alta nel cielo).
Concludendo, questo Rito mi pare una vera e propria ‘accordatura’ destinata a far convibrare tutti i numeri facenti parte della Schola e quelli potenziali che si sono messi nella stessa condizione, pronti ad accogliere l’allineamento con una risonanza cosmica (e la forza di un intento di Bene) che appare come un raggio nell’anima.
E per l’anima.
Si, l' avvicinarsi dell' Agape fa crescere l' emozione di rivivere questo Rito annuale. Emozione che si fa ancor più vibrante per la particolarità del momento : i Cento Anni della Pragmatica Fondamentale e per la plenarietà dell' assemblea. Sarà bello ritrovarci tutti fraternamente riuniti ed uniti nell' I-Dea con le Superiori Gerarchie.
Il mare: grande, immenso, ancora bello da mozzare il fiato come un miracolo. Mi chiedo cosa dovette sembrare ai valligiani che lo vedevano per la prima volta o l'effetto che dovette fare nell'antichità quando le spiagge non erano rotte da case, da moli artificiali, da frangiflutti in cemento.
Mi pare di ricordare che sia stato detto che il mito su cui è fondata la S.P.H.C.I. vuole che dal mare sia giunto il Pontefice tramite cui è fluita la millenaria tradizione.
La montagna: eterna, da tempo immemorabile sede della Divinità, tanto bella da ammutolire con la sua fierezza indomita, le acque dolci, la forza delle vette memoria di tributi epocali.
Un altro mito, quello della Sibilla Regina, aleggia nell'esperienza di chi ha vissuto la storia della Schola negli ultimi quindici anni.
Due miti alla base di una ricorrenza di Amore che si avvicina facendoci sentire sempre di più un 'popolo' di antica matrice che, appunto, alla sua matrice ritorna.
p.s. aggiungo un grazie sincero per tutte le notizie che postate utilissime per sperimentare la lunazione. Ho un feeling spontaneo con la cannella, il cipresso e il rosmarino selvatico. Vedrò il da farsi, a presto!
E’ la mia prima Agape da iscritta e non vedo l’ora di viverla e condividerla. Mi sento emozionata soprattutto per le parole della Direzione che ci accoglie in un luogo sacro per noi e per la nostra Tradizione ermetica.
Questo è un momento importante in cui la natura dà i frutti perché ce ne nutriamo con amore: credo che vada vissuto nel modo migliore possibile, cominciando col mettersi nello stato più consono e idoneo che per me è propiziare l’armonia, la pace col mondo, la sintonia con l’unica lingua e parola vitale e vera che ci accomuna nel BENE…
Se onda e materia coincidono, se pensieri e azioni sono della stessa materia, allora anche i nostri post, là dove ci sforziamo di comprendere il mondo fuori e dentro di noi e condividerne la ricerca, con l’unica finalità di Bene, non possono che contribuire alla concreta nascita di pensieri-azioni positive che si riverberano e concretizzano nella vita di noi amici del blog e di quanti con noi vengono in contatto. Un saluto fraterno a tutti
Tra i molti rimedi della luna in corso ho trovato notizie sulla cannella la cui sottile e fragile scorza dei più giovani rami fu tenuta sempre in grandissimo conto dai popoli antichi, poichè considerata un profumo (al pari dell’incenso) ed un medicamento sacro. La sua provenienza era circondata da una leggenda che narrava come i bastoncini di cannella si dovessero strappare dai nidi che certi uccelli rapaci – i cinnamomi o le fenici – costruivano su rocce molto alte. L’uso dell’aloe era citato nei papiri egizi (Ebers e Smith), e su tavolette sumere d’argilla di Nippur del 2200 a.c. ove gli Assiri chiamavano il suo succo Sibaru o Siburu. Del cedro (Cedrus Libani e Cedrus atlantica), Virgilio diceva che fu usato nel passato per fumigazioni cerimoniali e rituali. Pitagora lo indicava insieme al lauro, al cipresso, alla quercia e al mirto come albero importante per onorare in modo degno la divinità: il suo legno era considerato incorruttibile e i Latini per alludere a cosa degna di essere eternata dicevano:”Et cedro digna locutus”. In Mesopotamia le porte e le strutture portanti dei templi erano realizzate con questo legno che aveva un aroma penetrante, tanto che non v’era quasi bisogno di bruciare incenso. Ho letto anche che i profumi e l’azione sottile delle suffumigazioni in età arcaica erano tenute in grandissimo conto anche a livello terapeutico: le sostanze odorose (aroma = sostanze poste sulle are o altari) erano potenti centri di energia radiante e colmavano “lacune magnetiche”, basandosi sulla relazione tra la percezione olfattiva, la respirazione e il corpo sottile, e stabilendo, in maniera indiretta, una concordanza dell’essere che ne faceva uso con la vibrazione del cosmo. Sapere dunque, luna per luna, grazie alle “Lunazioni di Giuliano Kremmerz” quali profumi usare è cosa molto importante. Pare inoltre che il senso dell’odorato era molto più sviluppato in civiltà primigenie… ma, questa ultima affermazione sarà vera? In un testo ho inoltre letto che le gomme in generale erano ritenute partecipare della natura del Sole; le foglie della Luna; i legni di Marte; le cortecce di Mercurio; i frutti di Giove; i fiori di Venere e le radici di Saturno. Flora, mater florum, era la divinità italica e latina che aveva piena signoria sui fiori e sul processo di fioritura. E Flora non è quella che – racconta il Kremmerz – toccò con un fiore Giunone per renderla incinta di Marte, dunque figlio di una Dea e di un fiore? Aspettando con entusiasmo l’Agape, un caro saluto a tutti.
L’intervento della S.P.H.C.I. giunge come risposta alla muta domanda che mi ponevo qualche giorno fa interrogandomi appunto sul valore riconosciuto alle terre dell’Appennino Centrale già dal Maestro Kremmerz che – se non vado errata – nel 1929 affidava proprio a un grafico di Spoleto i primi sette dialoghi perché fossero dati alle stampe. (Segno che il legame fra il Delegato a fondare la Schola e le terre del centro Italia ha radici lontane).
Così, mi è tornato alla mente quanto qui evidenziato in ‘Segnalazioni e recensioni’ al 18 maggio di quest’anno nell’articolo tratto da “La via della Rosa” e ripubblicato in veste web. Vi si diceva che le catene energetiche che si incanalano nell’organo serbatoio della Miriam sono due, generate da una Potnia e da un Pontifex. Ma se a ricordare l’eredità della sapienza egiziana e il mito fondante della S.P.H.C.I aveva pensato la Convention celebrativa dei Cento Anni di Pragmatica Fondamentale tenutasi a Vico Equense, fino ad ora non avevo trovato nulla di così esplicitamente riferito al Centro (appunto intatto, inviolato, inviolabile e inaccessibile). Ed ecco l’intervento della S.P.H.C.I. dove si significa il profondo legame della Schola Italica con la Matrice più occulta della Tradizione Ermetica.
Insomma, il tutto mi fa pensare a un “Ritorno alla sorgente primordiale” (per riprendere il titolo di una pubblicazione dell’Editrice Miriamica).
Anche se, spesso, nei fatti, una certa acquisita superficialità nel consumare i giorni più che viverli rende opaca la bellezza della Verità ai viaggiatori del nostro tempo, mi consola l’essere agganciata a una catena terapeutico-evolutiva che, continuamente maieutica, non potrà non aver ragione delle incrostazioni artificiose che depauperano la coscienza del contatto profondo con la ragion d’essere scritta in ognuno di noi. Dopotutto “l’Energia-Causa nell’organo-serbatoio, lievitando trabocca, ed espandendosi a raggiera, permea gli anelli ricetrasmittenti in misura proporzionale all’attivarsi degli stessi”.
Sarà… sarà…Agape.
A proposito dei mondiali di calcio, ricordati da segezia, mi ha colpita il fatto che si sia scelto un polipo per indovinare l'esito di ogni partita, il quale sembra abbia quasi sempre fatto centro. In una televisione puntata quasi esclusivamente al commerciale, poco innovativa e specchio di una "cultura" di evasione, mi ha stupita che si potesse dar credito alle involontarie previsioni di un polipo. A parte ciò la luna in corso suggerisce parecchi rimedi e consigli. Sperimenterò alcune cose, ma ho già iniziato da stamani a usare, con grande piacere, unzioni profumate, pur non essendo partoriente.
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