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01 Giugno 2010 A completamento de "La Via della Rosa"
Riallacciandoci al precedente post si sono inseriti, nella sezione “segnalazioni e recensioni” di questo blog, tutti i rimanenti lavori pubblicati nel volume “La Via della Rosa”.
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Dice il Maestro Kremmerz “Lo stato dell’Ente-Essere o Unità Infinita, comprendendo in sé tutto ciò che fu che è e che sarà, non è riproducibile nella mente dell’individuo-uomo che, con la separazione dei tre tempi, il passato, il presente e il futuro (la concezione dei quali è tanto più determinata per quanto è meno sviluppata la mente dell’individuo pensante), non vede che analiticamente il solo presente…” …. e in questo passo ci siamo perché…. mi ci riconosco…. Anch’io ho riletto molte volte quest’ultima pubblicazione ne ‘La parola del Maestro’ e pur nella grande chiarezza propria del M. Kremmerz, ‘penetrare’ le sue parole, come scrive gelsomino, diventa impresa ardua, direi per me impossibile, se non si ha la comprensione concreta di quello stato di essere …..ma sempre, e in ogni caso, comunque le Sue parole spingono alla riflessione e alla ricerca…. condividendo il pensiero di sciarparossa in relazione alla verifica esperienziale diretta di quel ‘tempo non tempo’ nell’ambito dei sogni, pensavo, oltre a questo, anche alla sensazione che si prova in alcuni momenti legati a emozioni molto forti sia di gioia, estasi, come quando facciamo l’amore, che di sofferenza, come nel dolore o nella paura, quando il ‘tempo’ sembra dilatarsi o restringersi…..questo pensiero mi riportava ad un articolo scritto dall’ astrofisica G. Conforto intitolato ‘L’elasticità del tempo’, lei scrive “…. non si sa che la “conoscenza” tutta ha diviso ciò che la natura ha unito, diviso le cause dagli effetti e intromesso un intermediario fraudolento: il tempo lineare….L’antica sapienza è stata cancellata dalle tre religioni monoteiste che, con la storia della cacciata dal paradiso, hanno diviso il mondo eterno da questo divorato dalla corsa contro il tempo. Le scienze hanno dato il loro contributo, dividendo il tempo dalla sua Causa, l’azione……Il tempo è denaro, legato al costo dell’energia "limitata" e gestita da pochi. La “formula” è nota. Non è noto invece il fatto che dietro la “formula” c’è la voluta ignoranza del campo nucleare debole che ne può dimostrare la falsità in pochi attimi ….. per esempio durante l’ultimo terremoto in Abruzzo, in 20 secondi, l’elasticità del tempo si è svelata in una dilatazione soggettiva, diversa per ciascuno, ma simile per tutti quelli che hanno vissuto i terribili momenti in cui tutto crollava. E non solo sentita, ma anche provata da una serie di azioni reali, pratiche, che impiegano molto di più dei 20 secondi, misurati dagli strumenti: chi ha raccolto cose, è andato al bagno, sceso a piedi per le scale dal terzo o quarto pisano, uscito e poi ha visto la casa crollare….”….allora,forse, quando si è totalmente in qualcosa che ci coinvolge in modo globale si verificano meccanismi per cui l’azione si allinea con la consapevolezza dell’azione e si verifica uno stato di coscienza differente?......secondo le ricerche di Penrose e Hameroff “la consapevolezza è il risultato della forza di gravità quantistica che agisce sulla massa dei neuroni cerebrali, essa non è solo il risultato dei processi biochimici del cervello ma è profondamente correlata allo spazio cosmico”…. Secondo le nuove(?) scienze,(Scienza e Conoscenza n. 24 articolo’Materia=Consapevolezza=Spazio) “‘nell’universo, materia e consapevolezza non sono divisi, ma costituiscono un’unica realtà…materia e consapevolezza sono entrambi aspetti di un’unica energia che ci appare come due fenomeni fondamentali: materia e spazio cosmico; essi ci appaiono diversi perché sono caratterizzati da vibrazioni diverse: la frequenza fondamentale caratterizza lo spazio atemporale vuoto, altre frequenze più basse caratterizzano la materia …. se nell’universo ci sono diverse vibrazioni, ci saranno di conseguenza diversi gradi di consapevolezza e quindi il livello più alto di consapevolezza è quella dello spazio atemporale vuoto che ha la frequenza massima ….” …. è allora la consapevolezza ‘quel canale di informazione e comunicazione diretta’ che abbiamo perso e che ci allontana dall’unità?.....sinceramente in questo momento tentando di essere ‘consapevolmente testimone di me stessa’ mi sa che se non mi fermo qui, oltre che la consapevolezza mi perdo proprio le sinapsi….spero di non aver, come mia indole, ‘pasticciato’ troppo ma seguivo’l’onda’ di un pensiero cercando di trovare qualche piccolissimo barlume, oltre che avere la voglia di esternarlo per poterlo oggettivare e condividere in un dialogo aperto e sincero (per questo sempre grazie a S.P.H.C.I, per tale ulteriore opportunità) per poter, come dice sciarparossa,, aiutarci fraternamente a vicenda in questo lungo percorso….. e per poter tentare (sperando di riuscirci) delle verifiche nella pratica….. carissimi saluti…..
Domani sera, mentre gli appassionati di calcio di tutto il mondo saranno incollati alla tivù, silenziosamente nascerà Akrah caldea, Rak egizia, Omorh.fenicia: Luna di luglio. Come ci spiegano le Lunazioni contenute in questo sito, sono molteplici le erbe e i rimedi che favorisce e tre i medicamenti importantissimi. Di questi ho reperito alcune leggende…
Il tempo, lo spazio, l’eternità dell’Essere… Ci sono cellule staminali totipotenti perché indifferenziate. Addirittura c’era un medico che curava tumori prelevandole dalle capre: perciò non avevano neppure specie. Perché non pensare allora che quel principio di totipotenza non preesista ad ogni forma di creazione, ivi compresa la ri-creazione quotidiana della nostra integrità dalla sera alla mattina quando ci svegliamo? (Integrità, non integrazione perché si ripropone lo stato di equilibrio senza che alcuna azione volontaria sia avvenuta per parte nostra).
Anch' io ho letto l' ultimo articolo della " Parola del Maestro " e l'ho trovato molto difficile. Il Kremmerz , intelligenza solare , ha veramente scritto su tantissimi argomenti , e ne ha scritto non per sentito dire ma per conoscenza diretta.
Un caro saluto per ringraziare Sphci per gli articoli pubblicati e a tutti voi per i post. In questo periodo mi trovo a ripercorrere storicamente i tempi in cui il Maestro Kremmerz è vissuto. Che tempi bui! E che faro Egli dovette essere!
Buonasera agli amici del blog. Ho letto e riletto Il Tempo, lo Spazio e l’Eternità dell’Essere in Ermetismo e noto che come già discusso è esistita un grammatica ideale “grammatica delle idee assolute primitiva” per cui la comprensione di quel linguaggio è essenziale per comprendere la materia ermetica. Comprensione che non può essere uno sforzo intellettuale come per il momento sto facendo, nel linguaggio corrente infatti si usa dire, è ermetico, quello di cui non si comprende nulla. Penso che la chiave di comprensione stia tutto nel richiamare le nostre se pur minime esperienze, ecco il metodo sperimentale appunto. Leggo infatti “Avete voi concepito, cioè pensato ermeticamente la Mente-Moto-Spazio senza luogo, senza dimensione e tempo? Se sì, svegliatevi alla realtà delle cose e pensate alla Mente nei limiti delle dimensioni, nella necessità dei confini, nella relatività del tempo. E ritornate alla materia, al caos…..” Tutto questo ovviamente mi richiama le esperienze oniriche che tutti abbiamo potuto sperimentare. A pensaci bene il sogno è una condizione speciale in cui non c’è il fare, il dire o l’andare, non c’è nemmeno il pensiero discorsivo della nostra veglia. Poi da svegli noi inventiamo una specie di storia per poter raccontarlo e raccontarcelo, una cosa non possiamo raccontare, quanto tempo è durata quell’azione che abbiamo descritto? Semplicemente non ha senso il tempo, e in quanto tempo da bambini siamo diventati adulti e il passato si è concatenato con il presente come se fosse un tutt’uno ? Molte volte i sogni sono fuorvieri di novità, non in senso fatalistico ma nel senso che in noi qualcosa è cambiato, né il cambiamento è sempre positivo può anche essere negativo. La psicoanalisi classica assegna al sogno un ruolo di riprogrammazione dell’inconscio, ossia dei contenuti inconsci vengono liberati nel sogno, cosi che la mente della persona si riassetta e si induce un cambiamento, per cui il sogno viene considerato come il prodotto (effetto) e non la causa del cambiamento, da un punto di vista ermetico direi che è l’incontrario. La nostra mente ha bisogno di limiti per poter funzionare come evidenziato dallo scritto che cito, per cui può sembrare ovvio che la mente è di per sé un limite, infatti le culture orientali che la new age ha importato in occidente descrivono la mente come un cosa da tacitare per poter realizzare il nirvana ossia lo stato di beatitudine contemplativa. Io non credo che il Maestro intenda la stessa cosa, penso che parli di sovrastrutture da eliminare e una mente da purificare, infondo non è la nostra mente dormiente a regalarci gli scorci di altri modi di essere? Ovvio che queste sono mie personalissime riflessioni ogni apporto anche opposto è sempre gradito, si posta per dialogare e aiutarci a vicenda, inoltre io parlo di sogni solamente perché questa è l’esperienza che per il momento mi appartiene, qualcuno ha sicuramente esperienze più evolute. Alla fine dello scritto noto qualcosa di molto attuale “Guardate il cielo stellato. Quanti mondi, e terre!” La stessa cosa iniziano a fare anche esponenti del mondo accademico, troppo grande l’universo, anche quello conosciuto, perché non sia possibile la vita da altre parti, inoltre c’è il presente ma anche un sterminato passato e un sterminato futuro, per cui la vita può essere esistita o potrà esistere in altri pianti in evoluzione, il che amplia le già alte probabilità in senso esponenziale. Non so se i lontani nostri fratelli sia verdi con tre occhi e sette dita, non importa molto ma credo di immaginare che sono lì a porsi le nostre medesime domande sugli scopi dell’esistenza ecco l’eventuale punto in comune. I timori correnti sono che un giorno arrivino delle astronavi a distruggerci, o colonizzarci, dal momento che la storia nota è stata tutto un succedersi di imperialismi, nel senso che chi aveva la spada di acciaio sconfisse e sottomise chi aveva la spada di bronzo, ora chi ha più portaerei sottomette e sfrutta chi non le ha, sembra ovvio che chi possiede una tecnologia superiore debba conquistare gli inferiori, non ho di questi timori e penso che il punto di vista di Kremmerz sia molto più logico. Ciao
So, per aver letto la storia della Schola e dell’Associazione in questo sito, che ogni anno viene celebrata un’Agape Rituale nel Plenilunio di Solleone nell’ambito di una tradizione che rende il pasto consumato insieme un rito di Amore. E come si fa a raccontare l’Amore?
Ho partecipato alle Agapi di un pò di anni fa. Ci sono ancora questi incontri annuali? e dove si tengono? le ricordo con molta nostalgia, soprattutto quelle in cui c'era il prof. Verginelli. Poi mi sono un pò persa ma vi ho riincontrati, sempre se siete voi...
poco fa, prima di aprire il blog, consultavo il primo vol. della Scienza dei Magi, e mi sono trovata, abbastanza per caso, a rileggere un brano dove il Maestro parla proprio dell'argomento degli ultimi post, così ve lo giro.
La vita sociale ritengo che non influenzi chi è veramente un iniziato , intendendo con questo termine qualcuno che abbia superato l' influenza e l' attrazione della corrente comune, ma è di sicuro un ostacolo per tutti gli altri , perchè con i suoi meccanismi e con il suo fascino tende a soffocare quell' anelito ad un qualcosa di ulteriore che si affaccia , sopratutto in giovane età, in ognuno di noi.
Leggendo gli ultimi post mi è venuta una domanda: la vita sociale influenza quella iniziatica o, al contrario, quest’ultima non è influenzata per niente dalla prima? E mi chiedo pure: la mitica età dell’oro è gia esistita e tramontata, è da venire, o è solo una metafora? Spesso si pensa che il presente sia più difficile e problematico del passato; come altri hanno già detto oggi si distrugge e si ha sempre fretta… ci sono molte, forse troppe opportunità. Si è vero tutti siamo allibiti e preoccupati per i disastri ecologici, alcuni provocati dall’uomo, altri dalla Natura stessa. L’offesa fatta senza scrupoli a ciò che di più bello abbiamo, la Natura, ferisce profondamente, ma parimenti le guerre, la violazione degli innocenti, e tante altre nefandezze cui solo l’essere umano sa pensare…Eppure Chi è alla guida degli esseri in evoluzione non per questo smette di esserci…e non per questo chi aspira a quella “Mistica Rosa” smette di aspirare e di lavorare. Si può inoltre stabilire il tempo necessario ad un essere per la sua evoluzione? Le variabili sono tante…e poi esiste un punto in cui dire la parola fine? Forse ciò che ci è pervenuto sui Druidi è solo un aspetto della loro conoscenza, come poco ci è pervenuto sui Misteri occidentali e le congetture che fanno gli studiosi sono tante.
Il problema – se di problema si tratta – è sempre un problema di scopo. Qual è lo scopo ultimo della nostra esistenza? Qual è il senso da dare al nostro vivere gioire e soffrire su questo bel pianeta, immensa vivente astronave nel sistema dei sistemi della galassia?
“ . . . quando non si è più in balia delle influenze dell’ambiente; allora si manifesta una mentalità progredita e l’uomo può sperare di penetrare nel suo io più profondo . . .” sicuramente tanaquilla8 trae l’espressione di questa affermazione da una sua sperimentazione soggettiva ma, pur comunque non avendo penetrato il mio io più pofondo, e per quello che posso sperimentare nella mia vita quotidiana , sopratttuuto nell’ambito del mio lavoro che mi porta ad essree in contatto con molta gente, in genere anche spesso molto arrabbiata perché in attesa dell’erogazione di prestazioni economiche a cui ha diritto, credo anch’io che il cambiamento di tutto quello che ci circonda non è slegato dal nostro e anche, non solo dall’ acquisire consapevolezza di questo, ma a renderla vera praticandola. Se pur inconsciamente, diciamo anche in buona fede, per quelle sovrastrutture di cui si va parlando in questo blog e che spesso, spessisimo, inconsapevolmente subiamo, si è poi portati a giudicare senza apportare un nostro concreto cambiamento e pensando che gli altri debbano farlo prima di noi. Forse è proprio questo il problema, sono i nostri pensieri che devono cambiare e alla fine poco importa se le sovrastrutture gli uomini le avevavo nel duemila a.C. o d.C. , ora siamo qui ed è il nostro tempo che va vissuto cercando di sfruttare al meglio questa esperienza di vita e opportunità, assumendocene la responsabilità. Parlare di unità in un tutto non ha alcun valore se poi ci sentiamo staccati e diversi da quello che non ci piace , sentirsene parte vuol dire cambiare e trasformare il proprio modo di essere, o meglio quello che poi non siamo, per ritrovarsi veramente e sinceramente rispettando sé e gli altri . . . per mia piccolissima esperienza posso dire che a volte se non ci si lascia influenzare dall’ambiente (quando ci riesco), avendo rispetto e attenzione e cura per gli altri chi arriva digrignando i denti può allontanarsi con un sorriso . . . e forse ‘penetrare il proprio io più profondo’ vuol dire non solo sentire ma vivere la propria vita con la consapevolezza concreta che ogni pensiero e ogni azione ha una rispondenza sul Tutto . . . certo, come dice tanaquilla8, non è facile ma … ci si prova . . . con l’aiuto della Schola . . . . un caro saluto a tutti/e
Buona sera. “la verità è che l’uomo e sempre uomo la colpa non è dei tempi ma della sua immaturità” In effetti direi che è plausibile che nulla sia cambiato nell’uomo contemporaneo rispetto all’uomo di molti secoli fa. Tant’è che se in altre epoche c’era più misticismo ora è stato sostituito dalla mistica del consumo. Ho notato che molti centri commerciali di nuova architettura hanno il tetto a cuspide e il rosone rotondo stilizzato sotto, sembrano delle basiliche stilizzate se poi si aggiunge la propensione ad andare la domenica mattina al spendere invece che a messa, direi che quello che sembra uscito dalla porta e rientrato dalla finestra. Ho anche notato che mentre un pozzo di petrolio sta inquinando un oceano, trova molto successo nella fantasia popolare l’idea che si potrebbe tapparlo facendo esplodere sopra un bomba atomica, già la “bomba” come estremo rimedio! Nelle famose battaglie cantate da Omero, quelle dove i fiumi divenivano rossi di sangue, da recenti studi archeologici sembra che ci fosse qualche centinaio di caduti. Esiste una località in Francia si chiama Verdun sono caduti tre milioni di soldati. Comprendo per ciò la critica ai tempi moderni di molti amici del blog dovuta probabilmente alla preoccupazione dell’elevato potere distruttivo di cui l’uomo contemporaneo dispone. Direi Tanaquilla che l’immaturità è sempre la stessa solo con qualche mezzo in più per esplicarla. Per concludere devo essere realistico questo è quello che c’è e non ci rimane che accettarlo, sicuramente talebanici medioevi sono impraticabili, la bambina di Catulla distrugge la pila di cubi prima ancora di finirla, bella immagine, l’umanità oggi è così e per deduzione logica dovrebbe imparare a costruirla tutta, ma i rischi ci sono e la preoccupazione legittima la critica. Ciao a tutte\i
Ogni tempo ha le sue sovrastrutture. Ogni epoca storica le sue storture. La tradizione ci dimostra che sempre ci sono stati iniziatori e iniziati. Chi ci garantisce che, nei secoli arcaici, quando fiorivano ad esempio in Magna Grecia le scuole filosofiche o i templi iniziatici in Egitto, al di fuori delle scuole e dei templi, l'uomo non avesse sovrastrutture? Esiste un progresso indiscutibile, anche delle coscienze. Sicuramente oggi c’è meno misticismo di un tempo, meno ignoranza, sicuramente oggi la scienza sta facendo progressi enormi e per l’assioma dell’unità, ciò non può non riflettersi in tutte le coscienze. La verità è che l’uomo è sempre uomo: la colpa non è dei tempi, ma della sua immaturità. Dice il Maestro Kremmerz che bisogna dominare il “mondo”, e ciò avviene quando la sensibilità bassa sparisce, quando non si è più in balia delle influenze dell’ambiente; allora si manifesta una mentalità progredita e l’uomo può sperare di penetrare nel suo io più profondo. Non è opera facile e, credo, non lo sia mai stata, neanche in tempi remoti. La nostra Schola mira a questo e a questo ci prepara. I nostri Maestri, così come i Maestri dei tempi passati, dicono: lavora, opera, studia, sperimenta e vedrai gli effetti della realizzazione.
Sicuramente "viviamo di una psicologia di profanazione che non è affatto della mentalità antica ".Viviamo bombardati da messaggi vocali, sonori, visivi.Della maggior parte delle parole se ne è fatto un abuso col risultato di distorcerle nel loro significato originale.Quanto questa profanazione ci allontana dalla possibilità di comprendere il valore della parola?
Riflettendo su la “Via della Rosa” e rileggendo i “Dialoghi”, mi hanno colpita alcune affermazioni. Esiste ed è esistito un modo orale di trasmissione di quanto è inerente la sfera dell’”iniziatico”, così come ne stiamo parlando in questo blog. Kremmerz ce ne da conferma dicendo: “…leggendo nei libri e nei monumenti residui di questa antica gente, l’investigatore, l’archeologo o lo storico dimentica che noi viviamo di una psicologia di profanazione, che non è affatto della mentalità antica”. Inoltre dice che i “Misteri” antichi ben conservavano il “secreto iniziatico”, e che le prime indiscrezioni si hanno solo con le Metamorfosi di Apuleio e col Satyricon di Petronio. A questo proposito, nel Corpus Hermeticum (redatto tra il 100 e il 200 d.c., ma le tradizioni che vi furono accolte passarono prima per un lungo periodo di trasmissione orale) si dice: “I sacri simboli degli elementi cosmici, i segreti d Osiride, erano stati accuratamente celati. Ermes, prima di tornare in cielo, (o di tornare celato, come dice anche sciarparossa) su di essi pronunciò un incantesimo: “O sacri libri, fabbricati dalle mie mani immortali, grazie alla formula magica dell’incorruttibilità, rimanete esenti dal deterioramento per l’eternità e incorrotti nel tempo. Diventate indefinibili, invisibili….finchè l’antico cielo (forse ciò che è celato nell’essere umano) porterà a voi gli strumenti, che il Creatore chiamerà le sue anime”. Sembra che si alluda proprio ad una conoscenza eterna che può essere trasmessa oralmente solo a chi si trova nelle giuste condizioni, cioè tutelata dalla Giustizia, e a prova di qualunque profanazione. Se per Ermes si intende qualcosa come l’equivalente di una università odierna, un collegio antico templare, si lascia intendere che questo collegio, in alcuni tempi visibile, in altri no, ma depositario della scienza sacra, è stato, è e sarà presente a tutela e garanzia del cammino evolutivo. Mi spiego meglio quanto Anna Maria Piscitelli scrive nel capitolo intitolato “La trasmissione ortodossa”: “Tutto quanto a livello cartaceo è giunto fino a noi, poteva rimanere una sterile documentazione d’archivio se non avesse contenuto un lievito virtuale che consentisse, forte del supporto di una tradizione oralmente tramandata, l’attuazione di una sperimentazione intelligente e razionalmente controllabile”.
Ciao a tutti, la pubblicazione proposta da Sphci ha innescato molti post tutti molto interessanti, spero che molte persone li abbiano letti, anche se “godere della compagnia di altri appassionati ricercatori” non è una realizzazione di nulla, in questo convengo con Catulla, quantomeno lo preferisco al frastuono delle “vuguselas” . Si parla della magia della parola, magia che sembra smarrita tant’è che molte parole del nostro linguaggio corrente , anzi volgare come direbbero i dotti di altri tempi, hanno addirittura cambiato il significato in senso opposto. Penso ad esempio a ri-velare, leggi velare di nuovo, oppure a cielo dal latino coelum che era anche nascondiglio donde “celare”, nel linguaggio corrente simbolo di chiarezza! Molte altre parole sono state travisate ho fatto solo alcuni esempi, onestamente mi sfugge il significato di questa babele di linguaggio. Gelsomino nota il pudore di Kremmerz nell’usare la parola “Amore” anch’io ho sempre apprezzato questo pudore del Maestro, in tempi in cui anche la banca dice di amare il cliente, meglio non dichiarare nulla, dedicarsi ad una disciplina e se si realizza qualcosa non penso si sentirà il bisogno di fare grandi dichiarazioni. Buona notte
Quando a volte leggo mi rendo conto di quanto poi le parole possano racchiudere significati più profondi e chiarificatori se se ne scopre l’origine etimologica e allora, poiché (purtroppo) la mia preparazione scolastica non è di studi classici, mi piace andare e scoprirle e mi rendo conto che in ‘quell’origine’ vi sono molte ‘chiavi’ che, anche se non alla vera comprensione (almeno per quel che mi riguarda), quanto meno possono aprire spiragli ad interrogativi . . . per esempio la vaniglia, profumo consigliato in questa luna, etimologicamente deriva dallo spagnolo ‘vainilla’ che deriva a sua volta dal latino ‘vagina’ che significa guaina, baccello; infatti, (forse proprio per derivazione del suo nome?) pare che tra le proprietà di questa spezia, oltre a quelle stimolanti ed antisettiche, vi sia anche quella afrodisiaca e che si affermò, soprattutto nel ‘700, come nutrimento eccitante, quando la cioccolata divenne di gran moda (già gli Aztechi usavano le stecche di vaniglia per aromatizzare il loro “cibo degli dei”). Inoltre secondo studi più recenti pare che la vaniglia agirebbe anche da antidepressivo per la presenza di molecole molto affini ai feromoni umani . . . ‘feromone’ o ‘ferormone’ (dal greco ‘portare’ e ‘mettere in movimento’) nome dato a sostanze chimiche che sono in grado di suscitare delle reazioni specifiche di tipo fisiologico e/o comportamentale in altri individui della stessa specie che vengono in contatto con esse . . . oggi abbiamo i ‘potenti mezzi della scienza e della tecnica’ ma mi sono chiesta tante volte come la ‘denominazione’ di ogni cosa avrebbe potuto descriverne la proprietà o la funzione se alla base non ci fosse stata la conoscenza che in quei tempi doveva necessariamente provenire da una sapienza antica e da una lunga sperimentazione e comprensione di una natura viva e intelligente . . . sperimentare, cercare, verificare, per tanto, lungo tempo, costantemente , traggo questo insegnamento da questa sapienza antica ed è lo stesso che traggo leggendo “ La Via della Rosa” . . . scrive Marco Carobbi (L’Ideale della Mystica Rosa) “ . . . si è voluto aggiungervi il termine di VIA perché come direbbero gli inglesi ci consideriamo on the road, in cammino, e pur coscienti del fine che ci muove, sentiamo l’esigenza di chiarire i termini di partenza e di arrivo del nostro percorso . . . “ e a parte ‘la chiarezza’ di cui sono grata ai relatori e soprattutto a S.P.H.C.I che ha permesso e coordinato questa pubblicazione, leggendo questo libro ho sempre pensato che tale chiarezza non fosse frutto di cultura e elaborazione teorica ma che derivasse, ad ognuno per sua competenza e grado, da un fare “in campo”, concreto, esperenziale, in continuo e costante cammino e questo è uno dei tanti doni che io ne ho tratto, l’esempio della costanza, credo elemento indispensabile senza il quale penso che sia impossibile pensare di poter, anche solo lontanamente, percepire sia pure solo il profumo della Mistica Rosa che è Amore . . . .
Altro popolo ed altra cultura che attribuiva massimo potere alla “parola” era quella celtica. I loro sacerdoti, i druidi, potevano dirsi tali solo dopo lunghissimi anni di studi, fino a 20 per arrivare al massimo grado di conoscenza. Questo livello richiedeva che la persona oltre a saper risolvere ogni problema di qualsiasi natura (medico, giuridico, prevedere il futuro, sacrificare agli dei) doveva conoscere a memoria 350 storie perché questo popolo, pur conoscendo la scrittura, non ha mai trascritto il suo sapere religioso. Secondo Cesare per non divulgarlo ai profani, in verità si potrebbe anche dare un’altra spiegazione: siccome consideravano la parola come attiva, dinamica, in evoluzione come la vita, fissarla in uno scritto sarebbe equivalso ad ucciderla.
Leggevo il blog e riflettevo che Logos e Verbo, alle origini, esprimevano ben altra cosa.
“Restano quindi presenti, in alcune lingue, i tratti di un tempo in cui parlare e cantare dovettero essere sinonimi e non disgiunti dalla realtà naturale”. Cito catulla per aggiungere che allorquando non era ancora in uso la scrittura il prestigio accordato al poeta-filosofo (come in Magna Grecia) si spiegava col fatto che la poesia orale era considerata fonte di verità (poeta-vate). Ciò che era “cantato” era la ripetizione di un atto, che rendeva reale, ogni volta, la presenza del divino o la comunicazione vera ed autentica con Esso: non si trattava del racconto di un evento, ma dell’evento stesso; inoltre così si salvaguardava e preservava ciò che era essenziale. Vi dovevano essere “canti” per tutti, finalizzati alla collettività e “canti” (o carmi) più segreti che facevano accadere le “cose”. A questo proposito poche sere fa ho rivisto (in parte) un film su Giordano Bruno alla TV. “L’arte della memoria” che egli insegnava, mi chiedo, perché era così importante? E quanto vi è di cultura sciamanica nel nostro passato? Il canto infatti è una prerogativa dello sciamano. Le società arcaiche dei miti e dei nomi sacri, credo, perpetuarono le loro conoscenze in questo modo fino all’avvento della scrittura circa le conoscenze segrete che forse, per chi può accedervi, facilita le cose. Il potere della parola è indubbio, ma se la parola è conforme alle prime sillabe originarie e creative, allora è davvero parola potente e fattiva. Non si spiega diversamente l’importanza che si diede nelle teogonie antiche alla corrispondenza tra i nomi e l’apparizione o generazione delle cose.
In Arabo ci sono soltanto tre vocali e l'accento è fondamentale per determinare il significato di un vocabolo. Nella lingua cinese una stessa sillaba, pronunciata con toni diversi, assume differenti significati. Restano quindi presenti, in alcune lingue, i tratti di un tempo in cui parlare e cantare dovettero essere sinonimi e non disgiunti dalla realtà naturale. Così, ancora dall’articolo di Patrizia Calenda che cita Kremmerz, leggo: “Fanno parte della rituaria ermetica anche gli scongiuri della tradizione egizia e caldeo-siria, più potenti dei salmi (…) perché pronunziandoli o cantandoli si risvegliano non solo le idee dei precedenti ma si richiamano a vitalizzarle gli spiriti di cinquanta e più secoli di operatori che meccanicamente le hanno ripetute”.
Anch' io sono convinto che l' aver partecipato agli incontri itineranti , come a qualunque altra ininiziativa della Schola , abbia costituito la possibilità di ricevere un" quid "in più.
Bella domanda quella di Catulla: come si trasmette qualcosa che non è stato scritto? Eppure è esistita una tradizione orale, o cantata che ha preceduto la scrittura, che appare in Magna Grecia solo nell'VIII secolo a.c. Pare inoltre che i primi testi scritti in Magna Grecia dovessero servire solo come canovaccio per la memoria acustica, cioè un “vedere” i suoni. Secondo Detienne l'originario “discorso cantato” apparteneva alla casta sacerdotale: esso proveniva dal "divino" e non dalla sfera individuale. Un bardo omerico o post-omerico ad esempio non era libero di intrecciare la sua storia all’interno di una collezione di canti che egli non aveva creato: era solo libero di ritoccare particolari all’interno dei canti, come se disponesse di una cornice stabile entro cui il quadro poteva essere mobile. Spesso la presenza del divino - non percepita visivamente ma ascoltata – era supportata da una invocazione ad una Musa per far intendere che la produzione orale di versi aveva la sua origine nella memoria divina. Altro cambiamento avvenne entro la fine del VII secolo a.C. quando cominciarono ad apparire firme alla base delle statue. Queste in precedenza erano segni anonimi di carattere religioso. Come il canto anonimo, anche le statue anonime non appartenevano a qualcuno in particolare, ma a tutti. Dal VII secolo invece l’artista si percepisce come agente creatore, e la sua arte è prodotta dall'azione individuale, non più attraverso l’azione del divino. La firma sulle statue, così come ad esempio l’attribuzione omerica al muthos potrebbere essere indice di un declino di queste precedenti pratiche comunicative collettive e della loro sostituzione con attività individuali. Insomma l'inizio della scrittura per tramandare la memoria di qualcosa pare l'indice di un mutare dei tempi che porteranno a scrivere di filosofia "in dommi pomposi".
Il post di Segezia mi ha portato a riflettere sulla parola amore e come questo termine nella nostra mente sia unicamente correlato alla sfera dei sentimenti o pseudo tali.
Eh si, esserci stato non è paragonabile al leggere oggi quanto viene riportato dal libro gratuitamente messo a disposizione online. Nelle conferenze itineranti c’era qualcosa che andava al di là della parola detta e dell’abilità oratoria: un’atmosfera, un comunicare, forse l’intensità di una frase o la gestualità di chi, parlando, aiutava gli ascoltatori nella percezione del significato. Insomma, un po’ come saper leggere la musica e scorrere con gli occhi gli spartiti concepiti da Brahms o da Tchaikovsky: come si fa a paragonarli ad un concerto?
Grazie a SPHCI per la pubblicazione integrale de “La via della Rosa” che, non avendo, ho potuto – anche se lentamente – leggere per intero. Subito dico che ho beneficiato della grande chiarezza presente in ogni intervento: è un libro prezioso e capisco perchè sia esaurito. Mi dispiace di non essere stata presente all’epoca delle conferenze itineranti perché credo che l’ascolto diretto dalla viva voce degli iscritti alla Schola del Kremmerz di quanto è riportato nel testo valga più di una semplice lettura. Ma, per fortuna, oggi mi è possibile confrontarmi e oggettivare con chi di dovere, quanto penso di aver compreso. L’oggettivazione, cioè la conferma o meno delle proprie riflessioni sugli argomenti ermetici, da parte di chi è preposto a farlo nell’ambito della Schola miriamica, è una cosa fondamentale, perché specialmente in questo campo si corre il rischio di fare voli pindarici. Tornando al libro ho molto apprezzato l’intervento di E. Aventaggiato "La medicina ermetica kremmerziana: attualità di una tradizione" che, con grande equilibrio e soprattutto in qualità di medico e miriamico – come riferisce nell’intervento – non solo esprime la sua esperienza personale, ma fa comprendere concretamente come l’azione di un medico potrebbe essere potenziata dalla terapeutica ermetica. Continuo a riflettere su quanto letto e … a presto. Un caro saluto a tutti
Sempre molto simpatico Sciarparossa: ha un po’ espresso quel che sentiamo tutti e cioè la difficoltà di vivere l’Amore in quello “stato speciale di purificazione dello spirito umano che è sorgente di tutti i più meravigliosi portenti”.
Buonasera a tutti, S.P.H.C.I ci propone dei testi e invita a commentare, personalmente trovo un grande imbarazzo a farlo, ho appena terminato la lettura di L’ideale della mistica Rosa di Mario Carobbi. Sono conferenze talmente lucide, precise e esaustive che non lasciano spazio ad ulteriori aggiunte. Molto più immediati invece sono gli spunti autocritici che ispirano. Per personale esperienza ho imparato che quando si legge un testo e qualche riga attira la nostra attenzione più delle altre, ecco è come se un campanello suonasse per avvertirci “leggi bene che la cosa ti riguarda!” Leggo appunto “Ecco perché il Terapeuta, nel prendere coscienza della Rosa nella corrente delle anime, vive nei confronti dei suoi simili quello stato di amore-carità, che non è compassione in senso di pietà, ma compartecipazione e compenetrazione nello spasimo degli esseri alla ricerca evolutiva dell’equilibrio psico-fisico e, in stato di espansione del proprio magnete, opera alla ricostruzione della salute del sofferente …..” Non mi è stato difficile constatare le quotidiane oscillazioni tra improduttiva pietà e nichilista indifferenza, indifferenza che tuttavia è più un tentativo di vaccinarsi dagli effetti deleteri della improduttiva pietà. Molto bello il paragone dell’esperienza della Rosa con la prima cotta adolescenziale, anche perché ce la ricordiamo tutte\i e infatti l’incanto svanì (sich!) perché tentammo di appropriarci di quel brandello di infinito. M. Carobbi individua proprio nel tentativo di appropriarsi di quell’amore, che non può che essere universale e mai personale, come le spine della Rosa, se ben ricordo le spine c’erano e molto pungenti. Ciao a tutte\i
Benvenuta Cocca piacere di leggerti, e auguri per l'uso del computer, non è difficile basta usarlo un pò e poi tutto diventa un automatismo, invece è una grande opportunità di dialogo sopratutto per argomenti come i nostri che per il momento non sono molto "correnti". Questo blog comunque è l'esempio che chi si avvia su un percorso di realizzazione quantomeno è una persona educata, non leggo insulti e linguaggi da osteria che invece imperversano su altri blog, lo considero già una piccola realizzazione in sè, e ringrazio di questo tutti gli amici che scrivono. Se usare il computer è un automatismo facile da imprimersi diverso è il discorso quando si tratta di togliersi tutti gli automatismi che la cultura dominate ci ha inculcato, nemmeno io credo che nel 2012 come per incanto svanirà tutto. Personalmente verifico ogni giorno quanto sono distante dagli insegnamenti di G Kremmerz tanto che mi pare una impresa titanica adeguarmi, tuttavia nè vale la pena Ciao
...inoltre mi ha fatto rileggere in modo diverso, spero più consono le parole stesse del Kremmerz. Ad esempio studiando nei disegni postati sul blog la continuità e la trasmissione iniziatica nella Fratellanza di Miriam, mi sono resa conto che forse quanto il maestro diceva sul trovare la strada dopo aver tentato da soli col rito di Novembre e di ariete “troverai me o chi per me” non era una promessa o una speranza, ma era l' indicazione chiara e pratica che “chi per me” c'è di sicuro, poichè insito nel meccanismo iniziatico stesso di trasmissione del lievito evolutivo. Un meccanismo fisico che attraverso l'anello nodale collega la Schola al mondo delle cause. Simbolicamente il basso e l'alto sono uno. Chi= Fratellanza come porta di accesso e di contatto.
Questo nuovo dono di Sphci servirà tantissimo a tutti, iscritti e non, grazie di cuore!
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