Welcome

 

01 Giugno 2010

A completamento de "La Via della Rosa"

Riallacciandoci al precedente post si sono inseriti, nella sezione “segnalazioni e recensioni” di questo blog, tutti i rimanenti lavori pubblicati nel volume “La Via della Rosa”.
Ricordiamo che questo libro riproduceva i contenuti delle conferenze itineranti tenute da alcuni esponenti della S.P.H.C.I. in varie città italiane nell’anno 1999, e che vi figuravano, riprodotti, una serie di documenti anagrafici su Giuliano Kremmerz (a supporto della biografia del Maestro) e altra documentazione, all’epoca inedita, relativa alla Schola. In appendice al volume furono inserite, pro salute populi, le Lunazioni dell’anno 2000 che, ovviamente, oggi sarebbe superfluo riproporre unitamente alla biografia e agli scritti del Kremmerz ivi presenti e per i quali si rimandano gli interessati alle relative sezioni di questo blog o del sito www.kremmerz.it.
Ma per facilitare la lettura in sequenza delle varie relazioni, dato che nella suddetta sezione esse appaiono in ordine d’inserimento, e non con lo stesso criterio in cui furono a suo tempo pubblicate, si riporta qui di seguito l’Indice del libro.

Indice del libro: La Via della Rosa.

- Presentazione – Delegazione Generale della S.P.H.C.I. (vedi precedente post)

- La generosa e solare missione di un italico Maestro d’ermetismo (già nella sezione segnalazioni e recensioni del mese di maggio 2010)
di Anna Maria Piscitelli

- L’ideale della mistica Rosa (nuovo inserimento: giugno 2010)
di Marco Carobbi

- Incontro di antiche tradizioni nella Schola di Giuliano Kremmerz (nuovo inserimento: giugno 2010)
di Patrizia Calenda

- La medicina ermetica kremmerziana: attualità di una tradizione (nuovo inserimento: giugno 2010)
di Ernesto Aventaggiato

- Le Lunazioni I II III ciclo: dalla medicina sacerdotale e tradizionale ai rimedi della terapeutica kremmerziana e contemporanea (nuovo inserimento: giugno 2010)
di Caterina Origlia

- Giuliano Kremmerz: un viaggiatore di frontiera nel mondo delle nuove scienze (già nella sezione segnalazioni e recensioni del mese di aprile 2009)
di Gennaro Vitalone

- Dalla matriarchia di Miriam alle pratiche trasmutatore, quant’altro di vero o presunto su Giuliano Kremmerz e la sua Schola (già nella sezione segnalazioni e recensioni del mese di maggi 2009)
di Anna Maria Piscitelli

- Un maestro di Miriam: Donato De Cristo (Harahel) – Testimonianza di un discepolo (già nella sezione segnalazioni e recensioni del mese di giugno 2009 )
di Raffaele Piscitelli

- L’irrinunciabile virtù dell’essere – testimonianza delle sue manifestazioni e applicazioni nella Fr+ Tm+ di Miriam (già nella sezione segnalazioni e recensioni del mese di giugno 2009)
di Carla Del Pesce

- L’approdo nel nuovo millennio (nuovo inserimento: giugno 2010)
di Anna Maria Piscitelli

Ci auguriamo così di far cosa gradita a tutti coloro che continuano a richiederci l’esaurito volume e a quanti, nel rileggerne i sempre attuali contenuti, possano giovarsene.


Postato da sphci alle 23:16

| Commenti (33)


| Commenta | Iscriviti


___________________________________________________


Postato da vanessa
Il 14 Luglio 2010 alle ore 20:09

Dice il Maestro Kremmerz “Lo stato dell’Ente-Essere o Unità Infinita, comprendendo in sé tutto ciò che fu che è e che sarà, non è riproducibile nella mente dell’individuo-uomo che, con la separazione dei tre tempi, il passato, il presente e il futuro (la concezione dei quali è tanto più determinata per quanto è meno sviluppata la mente dell’individuo pensante), non vede che analiticamente il solo presente…” …. e in questo passo ci siamo perché…. mi ci riconosco…. Anch’io ho riletto molte volte quest’ultima pubblicazione ne ‘La parola del Maestro’ e pur nella grande chiarezza propria del M. Kremmerz, ‘penetrare’ le sue parole, come scrive gelsomino, diventa impresa ardua, direi per me impossibile, se non si ha la comprensione concreta di quello stato di essere …..ma sempre, e in ogni caso, comunque le Sue parole spingono alla riflessione e alla ricerca…. condividendo il pensiero di sciarparossa in relazione alla verifica esperienziale diretta di quel ‘tempo non tempo’ nell’ambito dei sogni, pensavo, oltre a questo, anche alla sensazione che si prova in alcuni momenti legati a emozioni molto forti sia di gioia, estasi, come quando facciamo l’amore, che di sofferenza, come nel dolore o nella paura, quando il ‘tempo’ sembra dilatarsi o restringersi…..questo pensiero mi riportava ad un articolo scritto dall’ astrofisica G. Conforto intitolato ‘L’elasticità del tempo’, lei scrive “…. non si sa che la “conoscenza” tutta ha diviso ciò che la natura ha unito, diviso le cause dagli effetti e intromesso un intermediario fraudolento: il tempo lineare….L’antica sapienza è stata cancellata dalle tre religioni monoteiste che, con la storia della cacciata dal paradiso, hanno diviso il mondo eterno da questo divorato dalla corsa contro il tempo. Le scienze hanno dato il loro contributo, dividendo il tempo dalla sua Causa, l’azione……Il tempo è denaro, legato al costo dell’energia "limitata" e gestita da pochi. La “formula” è nota. Non è noto invece il fatto che dietro la “formula” c’è la voluta ignoranza del campo nucleare debole che ne può dimostrare la falsità in pochi attimi ….. per esempio durante l’ultimo terremoto in Abruzzo, in 20 secondi, l’elasticità del tempo si è svelata in una dilatazione soggettiva, diversa per ciascuno, ma simile per tutti quelli che hanno vissuto i terribili momenti in cui tutto crollava. E non solo sentita, ma anche provata da una serie di azioni reali, pratiche, che impiegano molto di più dei 20 secondi, misurati dagli strumenti: chi ha raccolto cose, è andato al bagno, sceso a piedi per le scale dal terzo o quarto pisano, uscito e poi ha visto la casa crollare….”….allora,forse, quando si è totalmente in qualcosa che ci coinvolge in modo globale si verificano meccanismi per cui l’azione si allinea con la consapevolezza dell’azione e si verifica uno stato di coscienza differente?......secondo le ricerche di Penrose e Hameroff “la consapevolezza è il risultato della forza di gravità quantistica che agisce sulla massa dei neuroni cerebrali, essa non è solo il risultato dei processi biochimici del cervello ma è profondamente correlata allo spazio cosmico”…. Secondo le nuove(?) scienze,(Scienza e Conoscenza n. 24 articolo’Materia=Consapevolezza=Spazio) “‘nell’universo, materia e consapevolezza non sono divisi, ma costituiscono un’unica realtà…materia e consapevolezza sono entrambi aspetti di un’unica energia che ci appare come due fenomeni fondamentali: materia e spazio cosmico; essi ci appaiono diversi perché sono caratterizzati da vibrazioni diverse: la frequenza fondamentale caratterizza lo spazio atemporale vuoto, altre frequenze più basse caratterizzano la materia …. se nell’universo ci sono diverse vibrazioni, ci saranno di conseguenza diversi gradi di consapevolezza e quindi il livello più alto di consapevolezza è quella dello spazio atemporale vuoto che ha la frequenza massima ….” …. è allora la consapevolezza ‘quel canale di informazione e comunicazione diretta’ che abbiamo perso e che ci allontana dall’unità?.....sinceramente in questo momento tentando di essere ‘consapevolmente testimone di me stessa’ mi sa che se non mi fermo qui, oltre che la consapevolezza mi perdo proprio le sinapsi….spero di non aver, come mia indole, ‘pasticciato’ troppo ma seguivo’l’onda’ di un pensiero cercando di trovare qualche piccolissimo barlume, oltre che avere la voglia di esternarlo per poterlo oggettivare e condividere in un dialogo aperto e sincero (per questo sempre grazie a S.P.H.C.I, per tale ulteriore opportunità) per poter, come dice sciarparossa,, aiutarci fraternamente a vicenda in questo lungo percorso….. e per poter tentare (sperando di riuscirci) delle verifiche nella pratica….. carissimi saluti…..

___________________________________________________


Postato da segezia
Il 11 Luglio 2010 alle ore 00:06

Domani sera, mentre gli appassionati di calcio di tutto il mondo saranno incollati alla tivù, silenziosamente nascerà Akrah caldea, Rak egizia, Omorh.fenicia: Luna di luglio. Come ci spiegano le Lunazioni contenute in questo sito, sono molteplici le erbe e i rimedi che favorisce e tre i medicamenti importantissimi. Di questi ho reperito alcune leggende…
Il più celebre è il CIPRESSO, dall’aspetto vagamente fallico in cui i persiani coglievano il simbolo vegetale del fuoco e di cui si vuole fossero fatti la freccia di Eros e la mazza di Ercole. Nell’Odissea di Omero i cipressi stavno davanti alla grotta della ninfa Calipso la quale dispensava giovinezza eterna.
Il ROSMARINO SELVATICO si vuole sia nato dall’amore del solare Apollo per una principessa bianca (Leucotoe) che, toccata dai raggi del dio, ne assunse la forma con foglie aghiformi e si adornò di fiori odorosi color violazzurro protesi a lui come lingue di fiamma.
E per finire, la RUTA di cui si dice che Leonardo da Vinci apprezzasse a tal punto le qualità da attribuirle le proprie straordinarie capacità visive…
Proveremo.


___________________________________________________


Postato da catulla
Il 10 Luglio 2010 alle ore 01:19

Il tempo, lo spazio, l’eternità dell’Essere… Ci sono cellule staminali totipotenti perché indifferenziate. Addirittura c’era un medico che curava tumori prelevandole dalle capre: perciò non avevano neppure specie. Perché non pensare allora che quel principio di totipotenza non preesista ad ogni forma di creazione, ivi compresa la ri-creazione quotidiana della nostra integrità dalla sera alla mattina quando ci svegliamo? (Integrità, non integrazione perché si ripropone lo stato di equilibrio senza che alcuna azione volontaria sia avvenuta per parte nostra).
Ecco allora la ricerca, l’impulso, la scelta di un cammino iniziatico.
Dice il Maestro: “l’unità collettiva, inafferrabile, nella sua verità o essenza manca di determinazioni fondamentali…” Alla fin fine, quale “determinazione” avrà in noi determinato e cosa?
Ai posteri l’ardua sentenza.


___________________________________________________


Postato da gelsomino
Il 06 Luglio 2010 alle ore 20:36

Anch' io ho letto l' ultimo articolo della " Parola del Maestro " e l'ho trovato molto difficile. Il Kremmerz , intelligenza solare , ha veramente scritto su tantissimi argomenti , e ne ha scritto non per sentito dire ma per conoscenza diretta.
Ma per quanto abbia voluto e potuto essere chiaro, determinati concetti restano astratti per chi non li ha realizzati.E così mi venuto di pensare che è stata una grande fortuna che Kremmerz abbia avuto mandato di fondare la S.P.H.C.I. ,dove senza essere intelligenze solari, chiunque puo ricevere una guida ed un insegnamento ortodosso ed attualizzato , che gli consente di realizzare quelle potenzialità umane adombrate negli scritti del Maestro .
Se non ci fosse la Schola , dell' insegnamento del Kremmerz, se ne potrebbe comprendere non più di quanto , fino ad oggi, tutti gli studiosi hanno compreso di Pitagora, Virgilio o altri.

___________________________________________________


Postato da mandragola116
Il 06 Luglio 2010 alle ore 18:35

Un caro saluto per ringraziare Sphci per gli articoli pubblicati e a tutti voi per i post. In questo periodo mi trovo a ripercorrere storicamente i tempi in cui il Maestro Kremmerz è vissuto. Che tempi bui! E che faro Egli dovette essere!
A proposito di tempi e di spazi, anch'io ho appena finito di leggere il nuovo importante articolo in "La Parola al Maestro"e mi sento vicina alle riflessioni di sciarparossa. Nelle parole del Maestro il richiamo alle stelle e ai probabili mondi abitati oltre il nostro, è, credo, il richiamo all'origine della vita proveniente dallo spazio interplanetario (ricordate anche Teodorani al Castello Giusso?) e quindi anche alle nostre origini? Certo, se è vero il detto "che ognun dal proprio cuor l'altrui misura" si capisce il perchè della paura di essere conquistati e sottomessi.

p.s. Se siamo o no soli nell'universo è stata una delle tracce per il tema di italiano all'esame di stato. Riporto uno dei documenti forniti agli studenti, che ho trovato particolarmente interessante: «La coscienza, lungi dall’essere un incidente insignificante, è un tratto fondamentale dell’universo, un prodotto
naturale del funzionamento delle leggi della natura, alle quali è collegata in modo profondo e ancora misterioso. Ci
tengo a ripeterlo: non sto dicendo che l’Homo sapiens in quanto specie sia inscritto nelle leggi della natura; il
mondo non è stato creato per noi, non siamo al centro del creato, né ne siamo la cosa più significativa. Ma questo
non vuol dire neanche che siamo completamente privi di significato! Una delle cose più deprimenti degli ultimi tre
secoli di scienza è il modo in cui si è cercato di emarginare, rendere insignificanti, gli esseri umani, e quindi
alienarli dall’universo in cui vivono. Io sono convinto che abbiamo un posto nell’universo, non un posto centrale,
ma comunque una posizione significativa. [...] Se questo modo di vedere le cose è giusto, se la coscienza è un
fenomeno basilare che fa parte del funzionamento delle leggi dell’universo, possiamo supporre che sia emersa
anche altrove. La ricerca di esseri alieni può dunque essere vista come un modo per mettere alla prova l’ipotesi che
viviamo in un universo che non solo è in evoluzione, come dimostra l’emergere della vita e della coscienza dal caos
primordiale, ma in cui la mente svolge un ruolo fondamentale. A mio avviso la conseguenza più importante della
scoperta di forme di vita extraterrestri sarebbe quella di restituire agli esseri umani un po’ di quella dignità di cui la
scienza li ha derubati.»
Paul C.W. DAVIES, Siamo soli? Implicazioni filosofiche della scoperta della vita extraterrestre, Roma-Bari 1998 (1a ed. 1994)

___________________________________________________


Postato da sciarparossa
Il 02 Luglio 2010 alle ore 00:24

Buonasera agli amici del blog. Ho letto e riletto Il Tempo, lo Spazio e l’Eternità dell’Essere in Ermetismo e noto che come già discusso è esistita un grammatica ideale “grammatica delle idee assolute primitiva” per cui la comprensione di quel linguaggio è essenziale per comprendere la materia ermetica. Comprensione che non può essere uno sforzo intellettuale come per il momento sto facendo, nel linguaggio corrente infatti si usa dire, è ermetico, quello di cui non si comprende nulla. Penso che la chiave di comprensione stia tutto nel richiamare le nostre se pur minime esperienze, ecco il metodo sperimentale appunto. Leggo infatti “Avete voi concepito, cioè pensato ermeticamente la Mente-Moto-Spazio senza luogo, senza dimensione e tempo? Se sì, svegliatevi alla realtà delle cose e pensate alla Mente nei limiti delle dimensioni, nella necessità dei confini, nella relatività del tempo. E ritornate alla materia, al caos…..” Tutto questo ovviamente mi richiama le esperienze oniriche che tutti abbiamo potuto sperimentare. A pensaci bene il sogno è una condizione speciale in cui non c’è il fare, il dire o l’andare, non c’è nemmeno il pensiero discorsivo della nostra veglia. Poi da svegli noi inventiamo una specie di storia per poter raccontarlo e raccontarcelo, una cosa non possiamo raccontare, quanto tempo è durata quell’azione che abbiamo descritto? Semplicemente non ha senso il tempo, e in quanto tempo da bambini siamo diventati adulti e il passato si è concatenato con il presente come se fosse un tutt’uno ? Molte volte i sogni sono fuorvieri di novità, non in senso fatalistico ma nel senso che in noi qualcosa è cambiato, né il cambiamento è sempre positivo può anche essere negativo. La psicoanalisi classica assegna al sogno un ruolo di riprogrammazione dell’inconscio, ossia dei contenuti inconsci vengono liberati nel sogno, cosi che la mente della persona si riassetta e si induce un cambiamento, per cui il sogno viene considerato come il prodotto (effetto) e non la causa del cambiamento, da un punto di vista ermetico direi che è l’incontrario. La nostra mente ha bisogno di limiti per poter funzionare come evidenziato dallo scritto che cito, per cui può sembrare ovvio che la mente è di per sé un limite, infatti le culture orientali che la new age ha importato in occidente descrivono la mente come un cosa da tacitare per poter realizzare il nirvana ossia lo stato di beatitudine contemplativa. Io non credo che il Maestro intenda la stessa cosa, penso che parli di sovrastrutture da eliminare e una mente da purificare, infondo non è la nostra mente dormiente a regalarci gli scorci di altri modi di essere? Ovvio che queste sono mie personalissime riflessioni ogni apporto anche opposto è sempre gradito, si posta per dialogare e aiutarci a vicenda, inoltre io parlo di sogni solamente perché questa è l’esperienza che per il momento mi appartiene, qualcuno ha sicuramente esperienze più evolute. Alla fine dello scritto noto qualcosa di molto attuale “Guardate il cielo stellato. Quanti mondi, e terre!” La stessa cosa iniziano a fare anche esponenti del mondo accademico, troppo grande l’universo, anche quello conosciuto, perché non sia possibile la vita da altre parti, inoltre c’è il presente ma anche un sterminato passato e un sterminato futuro, per cui la vita può essere esistita o potrà esistere in altri pianti in evoluzione, il che amplia le già alte probabilità in senso esponenziale. Non so se i lontani nostri fratelli sia verdi con tre occhi e sette dita, non importa molto ma credo di immaginare che sono lì a porsi le nostre medesime domande sugli scopi dell’esistenza ecco l’eventuale punto in comune. I timori correnti sono che un giorno arrivino delle astronavi a distruggerci, o colonizzarci, dal momento che la storia nota è stata tutto un succedersi di imperialismi, nel senso che chi aveva la spada di acciaio sconfisse e sottomise chi aveva la spada di bronzo, ora chi ha più portaerei sottomette e sfrutta chi non le ha, sembra ovvio che chi possiede una tecnologia superiore debba conquistare gli inferiori, non ho di questi timori e penso che il punto di vista di Kremmerz sia molto più logico. Ciao

___________________________________________________


Postato da catulla
Il 30 Giugno 2010 alle ore 23:03

So, per aver letto la storia della Schola e dell’Associazione in questo sito, che ogni anno viene celebrata un’Agape Rituale nel Plenilunio di Solleone nell’ambito di una tradizione che rende il pasto consumato insieme un rito di Amore. E come si fa a raccontare l’Amore?
I greci lo esprimevano con tre diversi lemmi, intendendo per lemma appunto il ‘dono’ di poter trasferire l’Idea in un suono che ne fosse tramite.
Ebbene, EROS, il primo dei tre, sarebbe quello che il nostro Dante, migliaia di anni dopo, collocherà ‘inferibus’, in basso, là dove si esprime la parte più istintiva: "Amor, ch'a nullo amato amar perdona", cioè l’amore tra due persone, l’attrazione fisica, la passione.
Poi, PHILOS, il secondo, si potrebbe definire come affinità elettiva, concordanza di interessi, condivisione. Ancora in linguaggio dantesco si potrebbe esplicitare come “Amor che nella mente mi ragiona”.
Il terzo veniva chiamato AGAPE: divorante quanto EROS e intelligente quanto PHILOS era unione dei due e, nel contempo dimensione altra che valeva a indicare il senso del vivere e la comunione con l’universo intero, “Amor che move il sole e l'altre stelle”. Il divino poeta lo pone alla fine del percorso in cui conobbe inferno, purgatorio e paradiso...
Ma non dice se una volta terminata la Commedia andò a pranzo… Né con Chi.


___________________________________________________


Postato da titti
Il 28 Giugno 2010 alle ore 21:45

Ho partecipato alle Agapi di un pò di anni fa. Ci sono ancora questi incontri annuali? e dove si tengono? le ricordo con molta nostalgia, soprattutto quelle in cui c'era il prof. Verginelli. Poi mi sono un pò persa ma vi ho riincontrati, sempre se siete voi...

___________________________________________________


Postato da m_rosa
Il 28 Giugno 2010 alle ore 17:02

poco fa, prima di aprire il blog, consultavo il primo vol. della Scienza dei Magi, e mi sono trovata, abbastanza per caso, a rileggere un brano dove il Maestro parla proprio dell'argomento degli ultimi post, così ve lo giro.
"Le due correnti, la falsa ed illudente volgare e potentissima e la vera incorruttibile occulta agiscono sul discepolo come due calamite eguali ed opposte su di un ferro messo ad egual distanza dalle loro braccia. Se non che il pezzo di ferro non ha volontà e messo a distanza uguale tra le due forze non si muove. Ma il discepolo ha una volontà che il Maestro non gli deve mai sopprimere, e questa volontà lo spinge un pò verso la prima, un pò verso la seconda, in modo che l'animo del discepolo, fino al sup trionfo o alla sua caduta, è in orribile tormento tra il credere alla promessa della luce e il sentirsi attrarre dal demonio della corrente comune" Buona giornata

___________________________________________________


Postato da gelsomino
Il 24 Giugno 2010 alle ore 16:46

La vita sociale ritengo che non influenzi chi è veramente un iniziato , intendendo con questo termine qualcuno che abbia superato l' influenza e l' attrazione della corrente comune, ma è di sicuro un ostacolo per tutti gli altri , perchè con i suoi meccanismi e con il suo fascino tende a soffocare quell' anelito ad un qualcosa di ulteriore che si affaccia , sopratutto in giovane età, in ognuno di noi.
Questa nostra debolezza ci fa desiderare un' età dell' oro , perchè in un contesto del genere sarebbe facile anche per le nature più deboli uniformarsi al modello universalmente accettato , senza dover combattere con se stessi e con gli altri per un I-Dea da pochi condivisa.La condivisione, forse è alla base del concetto di fratellanza ; e forse è proprio per questo senso di fratellanza che gli esseri più avanzati non abbandonano gli altri al proprio destino , e nonostante tuttto continuano a tendere la mano a chi vuole afferrarla.

___________________________________________________


Postato da sannitica2009
Il 21 Giugno 2010 alle ore 22:17

Leggendo gli ultimi post mi è venuta una domanda: la vita sociale influenza quella iniziatica o, al contrario, quest’ultima non è influenzata per niente dalla prima? E mi chiedo pure: la mitica età dell’oro è gia esistita e tramontata, è da venire, o è solo una metafora? Spesso si pensa che il presente sia più difficile e problematico del passato; come altri hanno già detto oggi si distrugge e si ha sempre fretta… ci sono molte, forse troppe opportunità. Si è vero tutti siamo allibiti e preoccupati per i disastri ecologici, alcuni provocati dall’uomo, altri dalla Natura stessa. L’offesa fatta senza scrupoli a ciò che di più bello abbiamo, la Natura, ferisce profondamente, ma parimenti le guerre, la violazione degli innocenti, e tante altre nefandezze cui solo l’essere umano sa pensare…Eppure Chi è alla guida degli esseri in evoluzione non per questo smette di esserci…e non per questo chi aspira a quella “Mistica Rosa” smette di aspirare e di lavorare. Si può inoltre stabilire il tempo necessario ad un essere per la sua evoluzione? Le variabili sono tante…e poi esiste un punto in cui dire la parola fine? Forse ciò che ci è pervenuto sui Druidi è solo un aspetto della loro conoscenza, come poco ci è pervenuto sui Misteri occidentali e le congetture che fanno gli studiosi sono tante.

___________________________________________________


Postato da catulla
Il 20 Giugno 2010 alle ore 00:51

Il problema – se di problema si tratta – è sempre un problema di scopo. Qual è lo scopo ultimo della nostra esistenza? Qual è il senso da dare al nostro vivere gioire e soffrire su questo bel pianeta, immensa vivente astronave nel sistema dei sistemi della galassia?
Ecco, tutto sta nella risposta che si dà a questi due quesiti e a come ci si organizza (o disorganizza) di conseguenza.
Certo, mi rendo conto che non si tratta di questioni da poco ma, a ben vedere e ascoltare, sono interrogativi già presenti nei bambini molto piccoli ma di cui ci si dimentica, presi nel turbine delle importantissime vicende quotidiane del costruire e divenire sulla scena del sociale.
Gli adolescenti e i giovani, ancora e talora, se li pongono.
Gli adulti sempre meno e, quando accade, partono perlopiù con risposte di mistica variamente intesa: militare, religiosa, sociale, industriale addirittura. Ognuno con la propria procede ad agganciare i pezzetti del tempo della sua vita all’idea di importanza che si è fatto e secondo priorità individuali: tanto diverse quanto soggettive.
Ma lo scopo ultimo della nostra esistenza non può essere un fatto soggettivo se non nella misura in cui è soggettiva la consapevolezza: nel partecipare delle leggi che regolano la creazione delle forme, del DNA e/o di una linea genetica a vari livelli.
Così, laddove ci si sente di abbracciare quell’ “Io credo nella resurrezione della potenzialità del pensiero pitagorico – la Pizia, il Pitone, la spira elicoidale che prende conoscenza nell’astrale dell’Italia vetusta ed assurge all’imperio della coscienza universa…” si deve essere pronti, fin nel profondo del proprio essere, a concepire (in senso etimologico e cellulare) ogni sorso di fiato in una prospettiva pantea, senza porre confini all’idea di Amore né a quella di responsabilità solidale.
E poi a lavorare.
Certo.
Come tutti.
Per quello in cui si crede…



___________________________________________________


Postato da vanessa
Il 19 Giugno 2010 alle ore 22:56

“ . . . quando non si è più in balia delle influenze dell’ambiente; allora si manifesta una mentalità progredita e l’uomo può sperare di penetrare nel suo io più profondo . . .” sicuramente tanaquilla8 trae l’espressione di questa affermazione da una sua sperimentazione soggettiva ma, pur comunque non avendo penetrato il mio io più pofondo, e per quello che posso sperimentare nella mia vita quotidiana , sopratttuuto nell’ambito del mio lavoro che mi porta ad essree in contatto con molta gente, in genere anche spesso molto arrabbiata perché in attesa dell’erogazione di prestazioni economiche a cui ha diritto, credo anch’io che il cambiamento di tutto quello che ci circonda non è slegato dal nostro e anche, non solo dall’ acquisire consapevolezza di questo, ma a renderla vera praticandola. Se pur inconsciamente, diciamo anche in buona fede, per quelle sovrastrutture di cui si va parlando in questo blog e che spesso, spessisimo, inconsapevolmente subiamo, si è poi portati a giudicare senza apportare un nostro concreto cambiamento e pensando che gli altri debbano farlo prima di noi. Forse è proprio questo il problema, sono i nostri pensieri che devono cambiare e alla fine poco importa se le sovrastrutture gli uomini le avevavo nel duemila a.C. o d.C. , ora siamo qui ed è il nostro tempo che va vissuto cercando di sfruttare al meglio questa esperienza di vita e opportunità, assumendocene la responsabilità. Parlare di unità in un tutto non ha alcun valore se poi ci sentiamo staccati e diversi da quello che non ci piace , sentirsene parte vuol dire cambiare e trasformare il proprio modo di essere, o meglio quello che poi non siamo, per ritrovarsi veramente e sinceramente rispettando sé e gli altri . . . per mia piccolissima esperienza posso dire che a volte se non ci si lascia influenzare dall’ambiente (quando ci riesco), avendo rispetto e attenzione e cura per gli altri chi arriva digrignando i denti può allontanarsi con un sorriso . . . e forse ‘penetrare il proprio io più profondo’ vuol dire non solo sentire ma vivere la propria vita con la consapevolezza concreta che ogni pensiero e ogni azione ha una rispondenza sul Tutto . . . certo, come dice tanaquilla8, non è facile ma … ci si prova . . . con l’aiuto della Schola . . . . un caro saluto a tutti/e

___________________________________________________


Postato da sciarparossa
Il 18 Giugno 2010 alle ore 23:42

Buona sera. “la verità è che l’uomo e sempre uomo la colpa non è dei tempi ma della sua immaturità” In effetti direi che è plausibile che nulla sia cambiato nell’uomo contemporaneo rispetto all’uomo di molti secoli fa. Tant’è che se in altre epoche c’era più misticismo ora è stato sostituito dalla mistica del consumo. Ho notato che molti centri commerciali di nuova architettura hanno il tetto a cuspide e il rosone rotondo stilizzato sotto, sembrano delle basiliche stilizzate se poi si aggiunge la propensione ad andare la domenica mattina al spendere invece che a messa, direi che quello che sembra uscito dalla porta e rientrato dalla finestra. Ho anche notato che mentre un pozzo di petrolio sta inquinando un oceano, trova molto successo nella fantasia popolare l’idea che si potrebbe tapparlo facendo esplodere sopra un bomba atomica, già la “bomba” come estremo rimedio! Nelle famose battaglie cantate da Omero, quelle dove i fiumi divenivano rossi di sangue, da recenti studi archeologici sembra che ci fosse qualche centinaio di caduti. Esiste una località in Francia si chiama Verdun sono caduti tre milioni di soldati. Comprendo per ciò la critica ai tempi moderni di molti amici del blog dovuta probabilmente alla preoccupazione dell’elevato potere distruttivo di cui l’uomo contemporaneo dispone. Direi Tanaquilla che l’immaturità è sempre la stessa solo con qualche mezzo in più per esplicarla. Per concludere devo essere realistico questo è quello che c’è e non ci rimane che accettarlo, sicuramente talebanici medioevi sono impraticabili, la bambina di Catulla distrugge la pila di cubi prima ancora di finirla, bella immagine, l’umanità oggi è così e per deduzione logica dovrebbe imparare a costruirla tutta, ma i rischi ci sono e la preoccupazione legittima la critica. Ciao a tutte\i

___________________________________________________


Postato da tanaquilla8
Il 18 Giugno 2010 alle ore 16:05

Ogni tempo ha le sue sovrastrutture. Ogni epoca storica le sue storture. La tradizione ci dimostra che sempre ci sono stati iniziatori e iniziati. Chi ci garantisce che, nei secoli arcaici, quando fiorivano ad esempio in Magna Grecia le scuole filosofiche o i templi iniziatici in Egitto, al di fuori delle scuole e dei templi, l'uomo non avesse sovrastrutture? Esiste un progresso indiscutibile, anche delle coscienze. Sicuramente oggi c’è meno misticismo di un tempo, meno ignoranza, sicuramente oggi la scienza sta facendo progressi enormi e per l’assioma dell’unità, ciò non può non riflettersi in tutte le coscienze. La verità è che l’uomo è sempre uomo: la colpa non è dei tempi, ma della sua immaturità. Dice il Maestro Kremmerz che bisogna dominare il “mondo”, e ciò avviene quando la sensibilità bassa sparisce, quando non si è più in balia delle influenze dell’ambiente; allora si manifesta una mentalità progredita e l’uomo può sperare di penetrare nel suo io più profondo. Non è opera facile e, credo, non lo sia mai stata, neanche in tempi remoti. La nostra Schola mira a questo e a questo ci prepara. I nostri Maestri, così come i Maestri dei tempi passati, dicono: lavora, opera, studia, sperimenta e vedrai gli effetti della realizzazione.

___________________________________________________


Postato da gelsomino
Il 18 Giugno 2010 alle ore 14:15

Sicuramente "viviamo di una psicologia di profanazione che non è affatto della mentalità antica ".Viviamo bombardati da messaggi vocali, sonori, visivi.Della maggior parte delle parole se ne è fatto un abuso col risultato di distorcerle nel loro significato originale.Quanto questa profanazione ci allontana dalla possibilità di comprendere il valore della parola?
I druidi in soli 20 anni potevano aspirare a raggiungere il massimo grado di conoscenza; quanto tempo e quanto lavoro occorreranno all' uomo odierno ,così lontano dalla Natura e così carico di sovrastrutture ?

___________________________________________________


Postato da sannitica2009
Il 18 Giugno 2010 alle ore 12:24

Riflettendo su la “Via della Rosa” e rileggendo i “Dialoghi”, mi hanno colpita alcune affermazioni. Esiste ed è esistito un modo orale di trasmissione di quanto è inerente la sfera dell’”iniziatico”, così come ne stiamo parlando in questo blog. Kremmerz ce ne da conferma dicendo: “…leggendo nei libri e nei monumenti residui di questa antica gente, l’investigatore, l’archeologo o lo storico dimentica che noi viviamo di una psicologia di profanazione, che non è affatto della mentalità antica”. Inoltre dice che i “Misteri” antichi ben conservavano il “secreto iniziatico”, e che le prime indiscrezioni si hanno solo con le Metamorfosi di Apuleio e col Satyricon di Petronio. A questo proposito, nel Corpus Hermeticum (redatto tra il 100 e il 200 d.c., ma le tradizioni che vi furono accolte passarono prima per un lungo periodo di trasmissione orale) si dice: “I sacri simboli degli elementi cosmici, i segreti d Osiride, erano stati accuratamente celati. Ermes, prima di tornare in cielo, (o di tornare celato, come dice anche sciarparossa) su di essi pronunciò un incantesimo: “O sacri libri, fabbricati dalle mie mani immortali, grazie alla formula magica dell’incorruttibilità, rimanete esenti dal deterioramento per l’eternità e incorrotti nel tempo. Diventate indefinibili, invisibili….finchè l’antico cielo (forse ciò che è celato nell’essere umano) porterà a voi gli strumenti, che il Creatore chiamerà le sue anime”. Sembra che si alluda proprio ad una conoscenza eterna che può essere trasmessa oralmente solo a chi si trova nelle giuste condizioni, cioè tutelata dalla Giustizia, e a prova di qualunque profanazione. Se per Ermes si intende qualcosa come l’equivalente di una università odierna, un collegio antico templare, si lascia intendere che questo collegio, in alcuni tempi visibile, in altri no, ma depositario della scienza sacra, è stato, è e sarà presente a tutela e garanzia del cammino evolutivo. Mi spiego meglio quanto Anna Maria Piscitelli scrive nel capitolo intitolato “La trasmissione ortodossa”: “Tutto quanto a livello cartaceo è giunto fino a noi, poteva rimanere una sterile documentazione d’archivio se non avesse contenuto un lievito virtuale che consentisse, forte del supporto di una tradizione oralmente tramandata, l’attuazione di una sperimentazione intelligente e razionalmente controllabile”.

___________________________________________________


Postato da sciarparossa
Il 17 Giugno 2010 alle ore 22:41

Ciao a tutti, la pubblicazione proposta da Sphci ha innescato molti post tutti molto interessanti, spero che molte persone li abbiano letti, anche se “godere della compagnia di altri appassionati ricercatori” non è una realizzazione di nulla, in questo convengo con Catulla, quantomeno lo preferisco al frastuono delle “vuguselas” . Si parla della magia della parola, magia che sembra smarrita tant’è che molte parole del nostro linguaggio corrente , anzi volgare come direbbero i dotti di altri tempi, hanno addirittura cambiato il significato in senso opposto. Penso ad esempio a ri-velare, leggi velare di nuovo, oppure a cielo dal latino coelum che era anche nascondiglio donde “celare”, nel linguaggio corrente simbolo di chiarezza! Molte altre parole sono state travisate ho fatto solo alcuni esempi, onestamente mi sfugge il significato di questa babele di linguaggio. Gelsomino nota il pudore di Kremmerz nell’usare la parola “Amore” anch’io ho sempre apprezzato questo pudore del Maestro, in tempi in cui anche la banca dice di amare il cliente, meglio non dichiarare nulla, dedicarsi ad una disciplina e se si realizza qualcosa non penso si sentirà il bisogno di fare grandi dichiarazioni. Buona notte

___________________________________________________


Postato da vanessa
Il 17 Giugno 2010 alle ore 20:03

Quando a volte leggo mi rendo conto di quanto poi le parole possano racchiudere significati più profondi e chiarificatori se se ne scopre l’origine etimologica e allora, poiché (purtroppo) la mia preparazione scolastica non è di studi classici, mi piace andare e scoprirle e mi rendo conto che in ‘quell’origine’ vi sono molte ‘chiavi’ che, anche se non alla vera comprensione (almeno per quel che mi riguarda), quanto meno possono aprire spiragli ad interrogativi . . . per esempio la vaniglia, profumo consigliato in questa luna, etimologicamente deriva dallo spagnolo ‘vainilla’ che deriva a sua volta dal latino ‘vagina’ che significa guaina, baccello; infatti, (forse proprio per derivazione del suo nome?) pare che tra le proprietà di questa spezia, oltre a quelle stimolanti ed antisettiche, vi sia anche quella afrodisiaca e che si affermò, soprattutto nel ‘700, come nutrimento eccitante, quando la cioccolata divenne di gran moda (già gli Aztechi usavano le stecche di vaniglia per aromatizzare il loro “cibo degli dei”). Inoltre secondo studi più recenti pare che la vaniglia agirebbe anche da antidepressivo per la presenza di molecole molto affini ai feromoni umani . . . ‘feromone’ o ‘ferormone’ (dal greco ‘portare’ e ‘mettere in movimento’) nome dato a sostanze chimiche che sono in grado di suscitare delle reazioni specifiche di tipo fisiologico e/o comportamentale in altri individui della stessa specie che vengono in contatto con esse . . . oggi abbiamo i ‘potenti mezzi della scienza e della tecnica’ ma mi sono chiesta tante volte come la ‘denominazione’ di ogni cosa avrebbe potuto descriverne la proprietà o la funzione se alla base non ci fosse stata la conoscenza che in quei tempi doveva necessariamente provenire da una sapienza antica e da una lunga sperimentazione e comprensione di una natura viva e intelligente . . . sperimentare, cercare, verificare, per tanto, lungo tempo, costantemente , traggo questo insegnamento da questa sapienza antica ed è lo stesso che traggo leggendo “ La Via della Rosa” . . . scrive Marco Carobbi (L’Ideale della Mystica Rosa) “ . . . si è voluto aggiungervi il termine di VIA perché come direbbero gli inglesi ci consideriamo on the road, in cammino, e pur coscienti del fine che ci muove, sentiamo l’esigenza di chiarire i termini di partenza e di arrivo del nostro percorso . . . “ e a parte ‘la chiarezza’ di cui sono grata ai relatori e soprattutto a S.P.H.C.I che ha permesso e coordinato questa pubblicazione, leggendo questo libro ho sempre pensato che tale chiarezza non fosse frutto di cultura e elaborazione teorica ma che derivasse, ad ognuno per sua competenza e grado, da un fare “in campo”, concreto, esperenziale, in continuo e costante cammino e questo è uno dei tanti doni che io ne ho tratto, l’esempio della costanza, credo elemento indispensabile senza il quale penso che sia impossibile pensare di poter, anche solo lontanamente, percepire sia pure solo il profumo della Mistica Rosa che è Amore . . . .

___________________________________________________


Postato da m_rosa
Il 17 Giugno 2010 alle ore 17:43

Altro popolo ed altra cultura che attribuiva massimo potere alla “parola” era quella celtica. I loro sacerdoti, i druidi, potevano dirsi tali solo dopo lunghissimi anni di studi, fino a 20 per arrivare al massimo grado di conoscenza. Questo livello richiedeva che la persona oltre a saper risolvere ogni problema di qualsiasi natura (medico, giuridico, prevedere il futuro, sacrificare agli dei) doveva conoscere a memoria 350 storie perché questo popolo, pur conoscendo la scrittura, non ha mai trascritto il suo sapere religioso. Secondo Cesare per non divulgarlo ai profani, in verità si potrebbe anche dare un’altra spiegazione: siccome consideravano la parola come attiva, dinamica, in evoluzione come la vita, fissarla in uno scritto sarebbe equivalso ad ucciderla.
Saluti a tutti


___________________________________________________


Postato da sylva
Il 15 Giugno 2010 alle ore 09:38

Leggevo il blog e riflettevo che Logos e Verbo, alle origini, esprimevano ben altra cosa.
Logos viene dalla parola greca λέγω, che significa “dico, parlo, discorro”ma anche “raccolgo, scelgo, enumero, computo”.
Il Logos è dunque parola ordinatrice, quella che, mentre viene pronunciata, ordina le cose collocandole ognuna al posto che le compete. Logos, ossia intelletto, è quello che menzionando le cose le chiama alla vita, le plasma e le dispone secondo la sua Legge, che è legge di ordine e misura.
Il logos, dunque, non è “parola - immagine” della cosa, bensì la parola intesa come “forza segreta” che tale cosa ha suscitato. Il logos è forza, e non possono non esser richiamati alla mente i testi sacri, in cui Adamo “crea le cose chiamandole per nome”.
Questo è il Logos, ma che cos'è il Verbo?
Verbo viene dal latino “Verbum”, che a sua volta trae origini dal greco Φέρβω, il cui significato è “nutro, alimento”.
Il verbo, dunque, non è altro che quel misterioso nutrimento detto anche “soffio” che anima ogni cosa, e che di ogni cosa costituisce la più intima essenza.
Verbum, Ferbum, origina dalla medesima radice che ha generato il latino “fari”, che significa “parlare, dire”, ma anche più propriamente “ palesare, fare noto” che in antichità era riferito alle divinità e agli oracoli.
Nel Verbo, dunque, è insito e si manifesta il potere e il volere dell'entità creatrice per eccellenza, il Fatto.
Il Verbo, dunque, è la “parola”, ma la parola non nel senso materiale in cui la intendiamo noi, bensì in senso superiore, spirituale, come “musica delle sfere” a cui accennava di Pitagora, come “forza creatrice”, come qualcosa che per farsi intendere non deve fermarsi alla mente dell'ascoltatore ma scendere nel suo cuore fino al trasmutarlo, infiammarlo, scatenandone le immense forze interiori. Il Verbo smuove la Dea Psiche, ossia l'anima dell'uomo. Il Verbo è armonia, grazia, rapporto perfetto tra numero e nota musicale, tra geometria e movimento dei corpi.
Parola, insomma, intesa come “suono”, rammentando che il suono e affine al “tonus”; il tono, l'accento della sillaba, il metro, il ritmo, il verso, “il tono della voce”, insomma.
La parola, in sé per sé è come morta, tocca a noi darle vita, renderla attiva soffiandoci dentro con la nostra sapienza per infonderle il giusto ritmo, la giusta armonia affinché essa possa vibrare in sintonia con la natura dell'anima umana.
I greci chiamavano “spirito” un piccolo puntino messo sopra alcune vocali per indicare il tono più o meno aspirato con cui andavano pronunciate. Spirito è “pneuma”, ossia letteralmente “soffio di vita”.
Gli antichi poeti parlavano cantando, e la potenza di questo loro dire era tale che i greci li chiamavano ποίετήσ, che non significa solo “poeta” ma letteralmente “colui che crea, che fa, che costruisce”, perché chi canta cose sublimi perviene a smuovere l'animo umano, e quindi costruisce in maniera duratura. Ci tornano in mente i greci che ricordavano con terrore il tremendo potere incantatore del soave canto delle sirene e si racconta che Orfeo suonava cosi bene la lira che gli alberi e i sassi lo seguivano, i fiumi sospendevano il loro corso e le bestie feroci si ammansivano.Tutti i popoli, in tutti i tempi, hanno sempre inteso in tal modo il potere della parola. I romani veneravano il dio Locuzio (o Aio Locuzio), dio della parola, e non possiamo non ricordare e mettere sotto la stessa luce e nella stessa ottica le parole “ chiedete e vi sarà dato”.
La parola è soffio di vita e perciò dove tutto tace “c'è silenzio di morte”.
Questa e la vera potenza del Verbo, il verbo è vita che alimenta, nutre, infonde forza. E soprattutto guarisce.

___________________________________________________


Postato da sannitica2009
Il 14 Giugno 2010 alle ore 09:10

“Restano quindi presenti, in alcune lingue, i tratti di un tempo in cui parlare e cantare dovettero essere sinonimi e non disgiunti dalla realtà naturale”. Cito catulla per aggiungere che allorquando non era ancora in uso la scrittura il prestigio accordato al poeta-filosofo (come in Magna Grecia) si spiegava col fatto che la poesia orale era considerata fonte di verità (poeta-vate). Ciò che era “cantato” era la ripetizione di un atto, che rendeva reale, ogni volta, la presenza del divino o la comunicazione vera ed autentica con Esso: non si trattava del racconto di un evento, ma dell’evento stesso; inoltre così si salvaguardava e preservava ciò che era essenziale. Vi dovevano essere “canti” per tutti, finalizzati alla collettività e “canti” (o carmi) più segreti che facevano accadere le “cose”. A questo proposito poche sere fa ho rivisto (in parte) un film su Giordano Bruno alla TV. “L’arte della memoria” che egli insegnava, mi chiedo, perché era così importante? E quanto vi è di cultura sciamanica nel nostro passato? Il canto infatti è una prerogativa dello sciamano. Le società arcaiche dei miti e dei nomi sacri, credo, perpetuarono le loro conoscenze in questo modo fino all’avvento della scrittura circa le conoscenze segrete che forse, per chi può accedervi, facilita le cose. Il potere della parola è indubbio, ma se la parola è conforme alle prime sillabe originarie e creative, allora è davvero parola potente e fattiva. Non si spiega diversamente l’importanza che si diede nelle teogonie antiche alla corrispondenza tra i nomi e l’apparizione o generazione delle cose.

___________________________________________________


Postato da catulla
Il 13 Giugno 2010 alle ore 23:44

In Arabo ci sono soltanto tre vocali e l'accento è fondamentale per determinare il significato di un vocabolo. Nella lingua cinese una stessa sillaba, pronunciata con toni diversi, assume differenti significati. Restano quindi presenti, in alcune lingue, i tratti di un tempo in cui parlare e cantare dovettero essere sinonimi e non disgiunti dalla realtà naturale. Così, ancora dall’articolo di Patrizia Calenda che cita Kremmerz, leggo: “Fanno parte della rituaria ermetica anche gli scongiuri della tradizione egizia e caldeo-siria, più potenti dei salmi (…) perché pronunziandoli o cantandoli si risvegliano non solo le idee dei precedenti ma si richiamano a vitalizzarle gli spiriti di cinquanta e più secoli di operatori che meccanicamente le hanno ripetute”.
Scongiuri cantati che hanno cinquemila anni ‘e più’: come è possibile aver conservato ancora oggi tutta intera una tradizione che prevede altezze precise, ritmi, accenti e quant’altro concorre a determinare la giustezza della ‘parola’ pronunciata? Perché nei tanti testi che circolano nelle librerie non ci si interroga sulla complessità di un patrimonio che di scientifico non ha soltanto i rotoli di carta scritta – oggi stampata – ma anche e soprattutto la forza di una tradizione capace di traversare i millenni mantenendo intatte le potestà arcaiche (e arcane)?
Io trovo straordinario, incredibile e prezioso che si possa fruire ancora attualmente di qualcosa di talmente vero da non temere l’usura del sociale e i cambiamenti di scena politici, religiosi, geografici…
E poi, là dove i linguisti conservano riverenti i suoni delle lingue in via di estinzione, altri eminenti studiosi sembrano non domandarsi neppure il perché la ninna nanna addormenta infanti di tutto il mondo, morte e nascita in ogni cultura trovano rispondenza in un canto e gli animali di tutte le nazioni comunicano senza interprete né traduttore Google. Va a finire che la sanno più lunga i cani degli scienziati…


___________________________________________________


Postato da gelsomino
Il 13 Giugno 2010 alle ore 10:22

Anch' io sono convinto che l' aver partecipato agli incontri itineranti , come a qualunque altra ininiziativa della Schola , abbia costituito la possibilità di ricevere un" quid "in più.
Fortunatamente chi non c' era , non ha da rammaricarsi più di tanto, perchè la Schola, sempre presente ed attiva grazie alla confermata volontà della Delegazione Generale , resta aperta ad accogliere e guidare ogni onesto e sincero ricercatore della Verità.

___________________________________________________


Postato da sannitica2009
Il 12 Giugno 2010 alle ore 20:47

Bella domanda quella di Catulla: come si trasmette qualcosa che non è stato scritto? Eppure è esistita una tradizione orale, o cantata che ha preceduto la scrittura, che appare in Magna Grecia solo nell'VIII secolo a.c. Pare inoltre che i primi testi scritti in Magna Grecia dovessero servire solo come canovaccio per la memoria acustica, cioè un “vedere” i suoni. Secondo Detienne l'originario “discorso cantato” apparteneva alla casta sacerdotale: esso proveniva dal "divino" e non dalla sfera individuale. Un bardo omerico o post-omerico ad esempio non era libero di intrecciare la sua storia all’interno di una collezione di canti che egli non aveva creato: era solo libero di ritoccare particolari all’interno dei canti, come se disponesse di una cornice stabile entro cui il quadro poteva essere mobile. Spesso la presenza del divino - non percepita visivamente ma ascoltata – era supportata da una invocazione ad una Musa per far intendere che la produzione orale di versi aveva la sua origine nella memoria divina. Altro cambiamento avvenne entro la fine del VII secolo a.C. quando cominciarono ad apparire firme alla base delle statue. Queste in precedenza erano segni anonimi di carattere religioso. Come il canto anonimo, anche le statue anonime non appartenevano a qualcuno in particolare, ma a tutti. Dal VII secolo invece l’artista si percepisce come agente creatore, e la sua arte è prodotta dall'azione individuale, non più attraverso l’azione del divino. La firma sulle statue, così come ad esempio l’attribuzione omerica al muthos potrebbere essere indice di un declino di queste precedenti pratiche comunicative collettive e della loro sostituzione con attività individuali. Insomma l'inizio della scrittura per tramandare la memoria di qualcosa pare l'indice di un mutare dei tempi che porteranno a scrivere di filosofia "in dommi pomposi".

___________________________________________________


Postato da gelsomino
Il 12 Giugno 2010 alle ore 20:27

Il post di Segezia mi ha portato a riflettere sulla parola amore e come questo termine nella nostra mente sia unicamente correlato alla sfera dei sentimenti o pseudo tali.
Mi è tornato alla mente il Kremmerz quando nella Pragmatica Fondamentale scrive di non aver potuto dire che " QUESTA SCIENZA E' AMORE" , perchè, per non essere malinteso, ha dovuto bandire parole abusate.
Mi chiedo quali cambiamenti porterebbe all' umanità se un giorno la scienza ufficiale dovesse scoprire che l' amore è una forza, un' energia trasformativa e venisse data a questa parola una connotazione scientifica ?

___________________________________________________


Postato da catulla
Il 12 Giugno 2010 alle ore 19:52

Eh si, esserci stato non è paragonabile al leggere oggi quanto viene riportato dal libro gratuitamente messo a disposizione online. Nelle conferenze itineranti c’era qualcosa che andava al di là della parola detta e dell’abilità oratoria: un’atmosfera, un comunicare, forse l’intensità di una frase o la gestualità di chi, parlando, aiutava gli ascoltatori nella percezione del significato. Insomma, un po’ come saper leggere la musica e scorrere con gli occhi gli spartiti concepiti da Brahms o da Tchaikovsky: come si fa a paragonarli ad un concerto?
Comunque, per chi non c’era, sono la possibilità di percorrere il filo di un’Idea e di farsi – come si suol dire – le giuste domande. Ad esempio su quanto detto da Kremmerz e riportato da Patrizia Calenda a proposito di una “Scuola Ermetica Italica (che) si ispira ad una sorgente più antica del periodo in cui la Magna Grecia e le terre meridionali erano laboratori di una filosofia che non si scriveva o formulava in dommi pomposi”. Sorgente più antica….?!? Più antica della Magna Grecia e – quindi – di duemilasettecento anni….?!? E come si trasmette se non viene scritta?
Ecco dunque che torno a considerare che, di là da quanto è stato scritto (o di là da quanto è scrivibile) vivere un certo modo di essere o, comunque, conviverci non è come ridare ai concetti liofilizzati l’acqua della nostra attenzione. Ma dato che “i simboli ermetici sono realtà da penetrare attraverso uno stato intellettivo cosiddetto ermetico, propiziato dalle pratiche” anche l’esserci stato non significa comunque aver inteso o penetrato o fatto propria quella condizione di fermento… Anche se ho ben presente quel profumo di luce che mi restava addosso e dentro dopo le conferenze.
Una cosa, tuttavia, mi sento di ritenere come acquisita: ciò che la Via della Rosa NON è.
Non è leggere libri, quali che siano e non importa cosa raccontino; non è chiacchierare di bei progetti; non è neppure godere della compagnia di altri appassionati ricercatori o fare volontariato a vario titolo.
Come diceva Gertrude Stein: “una rosa è una rosa è una rosa è una rosa”.
Voilà tout.


___________________________________________________


Postato da sannitica2009
Il 12 Giugno 2010 alle ore 13:54

Grazie a SPHCI per la pubblicazione integrale de “La via della Rosa” che, non avendo, ho potuto – anche se lentamente – leggere per intero. Subito dico che ho beneficiato della grande chiarezza presente in ogni intervento: è un libro prezioso e capisco perchè sia esaurito. Mi dispiace di non essere stata presente all’epoca delle conferenze itineranti perché credo che l’ascolto diretto dalla viva voce degli iscritti alla Schola del Kremmerz di quanto è riportato nel testo valga più di una semplice lettura. Ma, per fortuna, oggi mi è possibile confrontarmi e oggettivare con chi di dovere, quanto penso di aver compreso. L’oggettivazione, cioè la conferma o meno delle proprie riflessioni sugli argomenti ermetici, da parte di chi è preposto a farlo nell’ambito della Schola miriamica, è una cosa fondamentale, perché specialmente in questo campo si corre il rischio di fare voli pindarici. Tornando al libro ho molto apprezzato l’intervento di E. Aventaggiato "La medicina ermetica kremmerziana: attualità di una tradizione" che, con grande equilibrio e soprattutto in qualità di medico e miriamico – come riferisce nell’intervento – non solo esprime la sua esperienza personale, ma fa comprendere concretamente come l’azione di un medico potrebbe essere potenziata dalla terapeutica ermetica. Continuo a riflettere su quanto letto e … a presto. Un caro saluto a tutti

___________________________________________________


Postato da segezia
Il 09 Giugno 2010 alle ore 23:25

Sempre molto simpatico Sciarparossa: ha un po’ espresso quel che sentiamo tutti e cioè la difficoltà di vivere l’Amore in quello “stato speciale di purificazione dello spirito umano che è sorgente di tutti i più meravigliosi portenti”.
Nel trimestrale n° 32 di “Scienza e Conoscenza” – in gran parte dedicato alla ghiandola pineale o epifisi - all’intervista ad Ananda Bosman a cura di Riccardo Tristano Tuis, si afferma che il ritmo di 8 cicli alfa al secondo delle onde cerebrali, cioè la stessa frequenza di replicazione dell’elica del DNA, si traduce nell’intervallo finestra di massima creatività riscontrato negli artisti, nei musicisti, nei poeti e nei visionari, nonché nell’essere umano in fase di contrazione orgasmica. A tale frequenza corrisponde inoltre un’emissione da parte dell’epifisi di pinolina e melatonina: sostanze ancora oggetto di studio ma già riscontrate in grado di indurre la guarigione – ad esempio – della leucemia… (vedi articolo intitolato “La ghiandola anticancro” nel medesimo giornale).
Pare che questo ritmo sia lo stesso dello stato di sogno il quale, a sua volta, presenta le stesse caratteristiche dello stato vegetativo con la differenza che quest’ultimo non si può interrompere a volontà.
Forse, allora – mi sono detta – quando Kremmerz parlava di malattie come di ‘disordine magnetico’; quando la tradizione insiste sulla ‘purificazione’; quando si arriva a ipotizzare (ibidem p. 43) che il mutamento magnetico terrestre possa provocare un’iniziazione di massa, si parla della stessa possibilità: che l’antenna più sofisticata che ci rende organismo umanità nell’Unum-versus sia un contatto da poter (e dover ?) risvegliare scientificamente per scoprire il vero significato della parola, dell’Amore, e della parola “Amore”!


___________________________________________________


Postato da sciarparossa
Il 08 Giugno 2010 alle ore 23:03

Buonasera a tutti, S.P.H.C.I ci propone dei testi e invita a commentare, personalmente trovo un grande imbarazzo a farlo, ho appena terminato la lettura di L’ideale della mistica Rosa di Mario Carobbi. Sono conferenze talmente lucide, precise e esaustive che non lasciano spazio ad ulteriori aggiunte. Molto più immediati invece sono gli spunti autocritici che ispirano. Per personale esperienza ho imparato che quando si legge un testo e qualche riga attira la nostra attenzione più delle altre, ecco è come se un campanello suonasse per avvertirci “leggi bene che la cosa ti riguarda!” Leggo appunto “Ecco perché il Terapeuta, nel prendere coscienza della Rosa nella corrente delle anime, vive nei confronti dei suoi simili quello stato di amore-carità, che non è compassione in senso di pietà, ma compartecipazione e compenetrazione nello spasimo degli esseri alla ricerca evolutiva dell’equilibrio psico-fisico e, in stato di espansione del proprio magnete, opera alla ricostruzione della salute del sofferente …..” Non mi è stato difficile constatare le quotidiane oscillazioni tra improduttiva pietà e nichilista indifferenza, indifferenza che tuttavia è più un tentativo di vaccinarsi dagli effetti deleteri della improduttiva pietà. Molto bello il paragone dell’esperienza della Rosa con la prima cotta adolescenziale, anche perché ce la ricordiamo tutte\i e infatti l’incanto svanì (sich!) perché tentammo di appropriarci di quel brandello di infinito. M. Carobbi individua proprio nel tentativo di appropriarsi di quell’amore, che non può che essere universale e mai personale, come le spine della Rosa, se ben ricordo le spine c’erano e molto pungenti. Ciao a tutte\i

___________________________________________________


Postato da sciarparossa
Il 06 Giugno 2010 alle ore 23:39

Benvenuta Cocca piacere di leggerti, e auguri per l'uso del computer, non è difficile basta usarlo un pò e poi tutto diventa un automatismo, invece è una grande opportunità di dialogo sopratutto per argomenti come i nostri che per il momento non sono molto "correnti". Questo blog comunque è l'esempio che chi si avvia su un percorso di realizzazione quantomeno è una persona educata, non leggo insulti e linguaggi da osteria che invece imperversano su altri blog, lo considero già una piccola realizzazione in sè, e ringrazio di questo tutti gli amici che scrivono. Se usare il computer è un automatismo facile da imprimersi diverso è il discorso quando si tratta di togliersi tutti gli automatismi che la cultura dominate ci ha inculcato, nemmeno io credo che nel 2012 come per incanto svanirà tutto. Personalmente verifico ogni giorno quanto sono distante dagli insegnamenti di G Kremmerz tanto che mi pare una impresa titanica adeguarmi, tuttavia nè vale la pena Ciao

___________________________________________________


Postato da mandragola116
Il 03 Giugno 2010 alle ore 23:34

...inoltre mi ha fatto rileggere in modo diverso, spero più consono le parole stesse del Kremmerz. Ad esempio studiando nei disegni postati sul blog la continuità e la trasmissione iniziatica nella Fratellanza di Miriam, mi sono resa conto che forse quanto il maestro diceva sul trovare la strada dopo aver tentato da soli col rito di Novembre e di ariete “troverai me o chi per me” non era una promessa o una speranza, ma era l' indicazione chiara e pratica che “chi per me” c'è di sicuro, poichè insito nel meccanismo iniziatico stesso di trasmissione del lievito evolutivo. Un meccanismo fisico che attraverso l'anello nodale collega la Schola al mondo delle cause. Simbolicamente il basso e l'alto sono uno. Chi= Fratellanza come porta di accesso e di contatto.
Quindi se questo è il meccanismo ininterrotto da sempre è logico escludere dei vuoti storici. Gli anelli nodali si sono succeduti ininterrottamente, semmai sono i serbatoi contenitori che di volta in volta hanno scelto la chiave manifestativa più idonea al momento storico. Uscendo più o meno allo scoperto, ad esempio.


___________________________________________________


Postato da mandragola116
Il 03 Giugno 2010 alle ore 22:49

Questo nuovo dono di Sphci servirà tantissimo a tutti, iscritti e non, grazie di cuore!
La via della Rosa mi ha aiutato a inquadrare più scientificamente e concretamente le istruzioni scritte/orali e gli input ricevuti in via gerarchica.
Dal capitolo sulla gerarchia naturale: ”1° Grado o Circolo esterno - Novizi Praticanti e Anziani.
I primi sono messi in condizione di attivarsi fin dal momento in cui si agganciano alla Catena Miriamica attraverso gli strumenti rituali (per lo più Salmi) affidati loro per le pratiche terapeutiche, divenendo ricetrasmittenti di fermento vitale tradotto in forza terapeutica e innescando parallelamente nel loro organismo quei processi di fermentazione, purificazione e risanamento del mono corporale e mentale.”
Ognuno è quindi con estrema chiarezza chiamato a fare, a collocarsi nel suo grado o punto di questo cammino e, stando ben saldo, a sperimentare fedelmente le istruzioni ricevute che, come vero lievito trasmutante, agiscono sulle situazioni in cui siamo immersi, purificandoci e migliorandoci, ma soprattutto restituendoci alla coscienza di noi stessi e al nostro essere più vero.
Da beneficata prima ancora che novizia colgo l'occasione per ringraziare la Direzione della Schola per l’ aiuto costante, generoso, disinteressato e tanto, tanto benefico.


___________________________________________________


Articoli

Dal Quotidiano L’Opinione – Roma, 16 Aprile 2010
Dal Quotidiano L’Opinione – Roma, 16 Aprile 2010

Continua >>

NTERESSANTE SPACCATO GRAFOLOGICO SU GIULIANO KREMMERZ
"Il Roma" di Napoli del 9 aprile 2010

INTERESSA..
Continua >>

COMUNICATO STAMPA
COMUNICATO STAMPA - E Polis di Bari del 2 aprile 2010
..
Continua >>


Segnalazioni
e recensioni


GIULIANO KREMMERZ

I dialoghi sull’Ermetismo
Continua >>

L’approdo nel Nuovo Millennio
Da: S.P.H.C.I. Giuliano Kremmerz – La via della Rosa - Editr..
Continua >>

Le Lunazioni I II III ciclo dalla Medicina Sacerdotale e
Da: S.P.H.C.I. Giuliano Kremmerz – La via della Rosa - Editr..
Continua >>


ULTIMI COMMENTI

Postato da: gelsomino il 05.09.2010 alle 14:15
Un saluto a tutti , felice di ritrovarvi numerosi dopo la pa
...

Postato da: catulla il 05.09.2010 alle 12:49
Che anche il sale fosse alterato, in effetti, lo dimostra la
...

Postato da: vanessa il 04.09.2010 alle 20:44
Innanzi tutto grazie alla Direzione della Schola per gli aug
...

Postato da: mandragola116 il 03.09.2010 alle 21:43
Molto utili le osservazioni e leprecisazioni di sciarparossa
...

Postato da: sannitica2009 il 03.09.2010 alle 15:05
Apprezzo molto e ringrazio la Direzione per la pubblicazione
...

Postato da: sciarparossa il 02.09.2010 alle 22:50
Buona sera a tutti, ho appena ricevuto le lunazioni di sette
...

Postato da: sannitica2009 il 02.09.2010 alle 18:06
Concordo con gelsomino e segezia . Ma mi ha anche fatto rifl
...

Postato da: segezia il 01.09.2010 alle 17:06
Yes, we can. Così Obama vinse le elezioni U.S.A. Ma p
...

Postato da: gelsomino il 31.08.2010 alle 19:52
Ho letto nella Parola al Taumaturgo la II parte della Cura c
...

Postato da: catulla il 30.08.2010 alle 23:54
Siamo ancora nella bianca Luna di Zyp che nel secondo ciclo
...

Postato da: gelsomino il 29.08.2010 alle 20:11
Tutti si lamentano del ritmo innaturale che la società
...

Postato da: vanessa il 25.08.2010 alle 19:21
Rileggendo in ‘Elicoide’ l’ultima recensione di luglio, rifl
...