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19 Dicembre 2009

Ringraziamenti, considerazioni, nuovi input e... Auguri a tutto il blog

Nel compiacersi sia con i frequentatori silenti, ma assidui, di questo blog per le circa duecento visite quotidiane, sia con coloro che attivamente, con i loro interessanti post, ci partecipano le loro idee ed esperienze, la S.P.H.C.I. rinnova i suoi ringraziamenti.

Dopo una parentesi di osservazione e volontaria non ingerenza nel dibattito fra gli utenti, non possiamo far a meno di rilevare l’ottimo livello qualitativo, sia sotto il profilo scientifico che ermetico, assunto in generale dalla discussione. Va pure sottolineato come tutti i partecipanti, anche senza sollecitazione alcuna, abbiano acquisito autonoma dimestichezza nell’approfondimento e nella sperimentazione delle Lunazioni mensili, scambiandosi utili e pratici consigli e reciproci stimoli.
Si potrebbe azzardare che dopo circa nove mesi di gestazione, il blog di kremmerz.it è maturo per allargare i propri orizzonti dialogici e approcciarsi ai temi più disparati.

In tal senso, e per dare la stura, vorremmo sottoporre all’attenzione dei nostri amici del blog un enunciato di grande attualità mediatica espresso dal noto filosofo e antropologo contemporaneo Umberto Galimberti circa quelle contrapposte “correnti o catene di amore ed odio” che, stando alla sua teoria, inevitabilmente verrebbero generate da quegli individui in possesso di un potente “carisma”.
Pur non interessandoci, nel nostro contesto, i risvolti politici che fanno da sfondo alla questione, riteniamo il concetto analizzabile da diverse angolature, compresa quella ermetica kremmerziana, anche perché pone di fronte all’esigenza di sviluppare nuovi paradigmi di etica concettuale e comportamentale atti a riconoscere, distinguere e contrastare, attraverso l’azione o l’essere costantemente “attivi” non per il solo bene proprio, ma soprattutto per l’altrui, quelle manifestazioni prevaricanti la libertà e la coscienza di ogni essere in evoluzione sul nostro Pianeta, fra cui, ad esempio, il misticismo e il tecnicismo, dominante e fagocitante, che oggi gli si contrappone.
E perché non partire dando una rilettura, in chiave analogica, alla vita del Maestro Kremmerz e alla storia documentata della nostra Schola?

A TUTTI i migliori auguri per le prossime Festività dalla Direzione della S.P.H.C.I.


Postato da sphci alle 14:12

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Postato da gelsomino
Il 24 Dicembre 2009 alle ore 13:09

Concordo con Smeraldo nella sua analisi e penso appunto che il carisma del Maestro Kremmerz sia Magnetismo d' Amore.
E con Ippogrifo penso anch'io che il carisma di un Maestro differisca da quello di un politico, di un condottiero ecc. proprio perchè , nel caso di un Maestro, è la manifestazione di questo Magnetismo di Amore e non del semplice magnetismo animale insito in tutti gli esseri e di cui riescono a servirsi ( generalmente in maniera istintiva ) i tipi carismatici.
Sempre di magnetismo si tratta , ma la qualità e la finalità sono ben diverse.

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Postato da luciano
Il 22 Dicembre 2009 alle ore 18:11

sento dal profondo del mio essere un senso di gratitudine verso il Maestro Kremmerz per il grande dono che ha voluto elargire all'umanità intera. Seppure indegnamente, mi onoro di essere un suo discepolo .

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Postato da ippogrifo
Il 21 Dicembre 2009 alle ore 23:23

Un saluto a tutti i frequentatori del blog, silenti e non, assidui e sporadici. E a tutti un augurio di felice Solstizio.
Del carisma e del "leader carismatico" tentò di occuparsi già Max Weber un secolo fa, senza tuttavia attribuire al carisma stesso una connotazione particolare: il carisma si può colorare di diverse qualità e, in base a quelle, intercettare tipologie diverse di individui e di masse. Il carisma può anche intercettare, dandogli forma e sostanza, sentimenti di odio, come purtroppo insegna la storia.
Si tratta di una caratteristica, quella del carisma, assai complessa che richiederebbe un'analisi altrettanto complessa.
Indubbiamente i Maestri posseggono carisma, ma è forse assimilabile a quello in grado di orientare le masse? Se la risposta è no - e pare proprio che sia no - la domanda che ne consegue è: in cosa il carisma di un Maestro differisce dal carisma ad esempio di un politico, di un condottiero, di un semplice fascinatore di masse?
Ancora un saluto e un augurio.

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Postato da segezia
Il 21 Dicembre 2009 alle ore 19:02

Intanto, buon Solstizio a tutti: nulla di più bello della certezza che c’è un limite al movimento verso il basso. Poi, spinta dalla Direzione che porge l’invito a tutti i frequentatori, mi trovo a domandarmi: cos’è un’Idea? Come si crea? È opera umana? In che condizioni? E questo in quanto noto che non gli uomini ma le idee creano un seguito. La stessa I-Dea del Maestro Kremmerz sopravvive alla morte dell’uomo conosciuto all’anagrafe come Ciro Formisano.
E ancora: il carisma, questa sorta di fluido che etimologicamente è grazia, dono, regalo, come si forma? Da dove ha origine? Come si alimenta? Basta davvero la forte convinzione di uno (o di una) per diventare un centro di attrazione o bisogna essere agganciati a qualcosa di magneticamente già pre-esistente?
La Schola parla del magnetismo come di “potenziale specifica dell’atomizzazione della materia”. Perciò debbo immaginare che come esiste un modo scientifico per dar forma al do diesis, o al si bemolle, vi sia un modo altrettanto scientificamente applicabile e tramandabile per dar forma amore alla materia in vibrazione… Se così non fosse, come sarebbe possibile parlare di scienza e/o di tradizione?
Poi, riflettendo, le catene sono fatte da anelli che acquistano valore di catena solo quando si uniscono ad altri anelli e identità di catena quando gli anelli sono tutti fatti della medesima materia. Come può l’odio, disaggregante per definizione (rimonterebbe a ‘repulsione’ – ‘rodimento’) agire come coesivo tanto da formare una catena? Il linguaggio popolare narra di spirali d’odio, non di catene…
Insomma, la questione è intricata, o forse troppo semplice. Val la pena soffermarvisi davvero e provare a rispondersi.


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Postato da smeraldo88
Il 21 Dicembre 2009 alle ore 13:49

Anche se collocabile tra “i frequentatori silenti, ma assidui” mi sono sentito “stanato” dal blog di S.P.H.C.I.
Dai miei ultimi post, molte cose, nel mio percorso di ricerca personale, si sono tramutate da mera teoria in pratica sperimentazione, e questa trasformazione, devo dirlo, è avvenuta anche grazie a un caro amico e all’estrema e paziente disponibilità dei preposti nel fornirmi tutti quegli elementi di confronto e di verifica utili, specie a una struttura investigativa e pignola come la mia, per schiarirsi le idee e dissipare dubbi e diffidenze.
È da un po’ che sto muovendo i primi passi nella sperimentazione ermetica come “interno” alla Schola e anche per questa ragione ho poco da dire e molto da assimilare e apprendere dalla pratica. Ma nel mentre il blog matura “in qualità” mi rendo conto di non voler restar fuori dalla possibilità offerta in questo spazio virtuale e di voler testimoniare la mia presenza, anch’io giovandomi di sapienti input.
Personalmente non ho mai avuto simpatia per i filosofi, tant’è che il mio interesse per kremmerz e la tradizione ermetica è partito dall’approccio storico-filologico sia al personaggio che al secolare archivio della sua Schola.
Ma se volessimo misurare sulla base dell’innesco di catene di amore e di odio il carisma del Maestro, non potremmo che considerarlo, con rispetto parlando, uno degli esempi di personalità carismatiche fra le più emblematiche dello scorso secolo! Mi spiego: da una parte, infatti, egli ha creato la catena terapeutica della Miriam formata dagli aderenti regolari alla sua scuola, dall’altra ha innescato la catena di odio formata da una pletora di detrattori sia suoi personali sia della scuola stessa. E la cosa che più sorprende è come entrambe queste catene si perpetuino a distanza di oltre un secolo dal suo affacciarsi sulla scena come Maestro ermetista, e a ottant’anni dalla sua scomparsa! Ciò ancor più a conferma della potenza proiettiva del suo carisma (o forse sarebbe meglio dire, magnetismo d’amore?) e il suo aver saputo trasfonderlo, spersonalizzandosi, nella Schola di Miriam che ne è divenuta il contenitore, oltre che l’erede, anche nel suscitare parimenti amore e odio.
Forse è anche per questo che uno dei tanti motivi, che mi ha portato a considerare la S.P.H.C.I. come l’autentica e ortodossa prosecutrice dell’opera iniziatica del Maestro, stia proprio nel suo essere, così e da sempre, tartassata, copiata, rinnegata, da una serie becera di personaggi odiosi, pur restando integra, fedele a se stessa e sostanzialmente immutata, nonostante l’avvicendarsi ininterrotto di dirigenti diversi, fra cui persino una donna. Come pure parallelamente ho potuto verificare la forza del suo magnete d’amore in continua espansione e quanto esso sia, oltre che auto rigenerante, generatore di bene per coloro che vi si nutrono o semplicemente vi si accostano.
Sinceri e fraterni auguri per questo nuovo Solstizio.

P.S. qualcuno sa dirmi qualcosa sul perché dei profumi d’incenso e carruba?



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Postato da unicorno211
Il 21 Dicembre 2009 alle ore 12:57

Grazie Mandragola e Sannitica per i vostri post.
Mi chiedevo ancora, sulla scia di quanto credo di aver letto nel post di Catulla, quanto nei meccanismi di amore ed odio entri in gioco la parola: forse moltissimo. Tutto infatti nel “bene come nel male” è sorretto dalla parola, il cui pronunciamento può scatenare molteplici sentimenti. Mi rendo conto rileggendo come auspicato dalla s.p.h.c.i. i documenti della schola, che le parole scritte in fondo sono sempre le stesse, ma altrettanto potrebbe dirsi di quelle pronunciate dai grandi oratori e perché no, dai capi popolo di tutti i tempi. Recentemente l’abbiamo sentito con WE CAN di Obama e di slogan è pieno il mondo. Non è quindi la ripetitività che fa la differenza ma semmai la potestà di chi sa pronunciare la parola che crea.


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Postato da sannitica2009
Il 21 Dicembre 2009 alle ore 10:11

Mi rendo conto, anche leggendo i post di unicorno e mandragola, che ciò che è stato posto alla nostra attenzione da SPHCI è un tema alquanto complesso perché mi pare tocca meccanismi alla radice del comportamento umano e sociale. Oggi si parla di catene di negozi, alberghiere, di reazioni a catena, di catene di eventi, di catena alimentare, ecc. L’idea di catena ed il suo uso è molto più diffuso, vi ho riflettuto grazie a SPHCI, di quanto non si creda. Però mi sembra che ci sia una differenza enorme tra una catena di esseri legati per scelta da un ideale che fa parte della loro stessa natura (da chi ha la capacità di crearla tale catena), che hanno in dotazione gli stessi strumenti per un fine impersonale o di bene comune e una catena (o classe) di persone che sono state manipolate e omologate per un fine di logica di mercato, cioè per vendergli qualcosa, le quali finiranno per identificarsi in qualcosa di esterno a loro stessi. Voglio dire che la logica di mercato fa corrispondere un dato prodotto a un dato stile di vita e così, senza accorgersene, ti omologa e ti fornisce una falsa identità, perchè al sociale non credo interessi il singolo ma che l'apparato vada avanti. Quando si riunivano i popoli amerindi per invocare la pioggia e proteggere i raccolti facevano catena con uno strumento=la danza, e un fine comune di bene per tutti. Quando si innesca una catena intorno a concezioni politiche e sociali di fondo c’è l‘economia= strumento e sempre qualcuno (o una classe) ne esce scontento arrivando poi ad odiare. Quando col mezzo della preghiera i fedeli sono indotti a far catena per scongiurare un evento nefasto anche lì è per il bene comune. Mi pare quindi che per formare una catena bisogna dare un fine, uno strumento, una applicazione e una tendenza di “modalità d’essere”. Se ciò comporta uno sforzo, un lavorio reale, per chi decide di farvi parte sono assai meno numerosi gli appartenenti. Ed è questo che volevo dire, cioè che è più facile appartenere ad una corrente pregna di interessi egoistici che ad una disinteressata.

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Postato da mandragola116
Il 21 Dicembre 2009 alle ore 00:52

Buon Solstizio a tutto il Blog.
Grazie alla SPHCI per l’incoraggiamento e l’entusiasmo che mi sento trasfuso stasera dopo aver letto l’ultimo interessantissimo post. E auguri ricambiati per le festività che ritornano dopo un anno volato via in un baleno!
Accolgo l’invito a postare sul carisma = generante odio/amore, mi aggancio ai post degli amici unicorno e sannitica e ci provo. L’argomento è tosto e di grande attualità.
Prima cosa, rileggo l’articolo sull’Odio e lo stato di Neutralità e noto cose su cui non mi ero soffermata come arrivare alla conoscenza di una cosa partendo dal suo contrario (digiunare può essere un modo per arrivare a capire il vero significato del cibo e del nutrirsi?)
Poi, una ricognizione veloce su Galimberti mi dice che tale argomento, il carisma, è un po’ una sua fissa visto che da anni ne parla e riparla in molteplici occasioni anche a proposito del Papa.
Per lui il carismatico è colui che riesce in qualche modo a intercettare i bisogni o le istanze di una massa e “ l'essenza del carisma consiste nella capacità di coinvolgere una folla su basi erotiche. È una capacità di fascinazione pre-razionale. Non tutti ce l'hanno… (Espresso 29 luglio)
Questo che significa? Che è come un innamoramento di una massa per una persona, addirittura da questa ricambiata? E lo sarebbe, questo innamoramento come quando uno/a cade in balia dell’innamorato/a e perde il lume, della serie fai di me quello che vuoi? Ma in tal caso, se ai reciproci uno/massa sta bene, che c’entra l’odio, l’odio di qualcun altro?
Sarebbe l’altro il diverso il perdente a odiare il carismatico perché è geloso o invidioso del loro amore?
Ma il carismatico perfino quando è perseguitato dalla sorte è invidiato e ostacolato. Perfino quando è sulla croce!
Dice il Maestro nell’articolo che l’odio che è passione e patimento è strettamente collegato alla paura,e non mi pare che dica che la responsabilità di questo stato di paura e odio o di non neutralità dipenda da qualcuno o qualcosa di esterno, semmai dallo stato impuro, incosciente o squilibrato dell’individuo che invece di essere in sintonia con la libertà del suo essere e della sua coscienza profonda è invece in sintonia con la corrente comune, quella del sociale che purtroppo ci instilla l’idea del bisogno, della mancanza e della dipendenza da qualcuno.
Dire che qualcuno ti suscita odio è come dire che qualcuno ti suscita amore, o ti suscita una qualunque cosa e possono essere talmente infinite le cose che vengono suscitate dall’esterno che alla fine tu chi sei? Infatti anche nel percorso ermetico, se non erro, non è mica qualcuno che ti suscita o ti suggestiona o ti influenza o ti …qualcosa! Ma invece è con la funzione maieutica della Schola che tu, dotato di mezzi istruzioni e frequentazioni eventualmente, e penso all’accademia, sei tu che tiri fuori da te pian piano la coscienza col tutto insieme in cammino, a fare verso un fine che è l’unico di bene. Non è che uno sceglie al 100% tra odiare e amare una persona o un progetto, secondo me come nota unicorno dalle parole del Maestro dipende da altre questioni …situazioni legami antichi…
Lo voglio dire con un convincimento che mi viene dal profondo in quest’ora tarda: no no no, è sempre la solita scappatoia per dare agli altri la responsabilità dei nostri tormenti e delle nostre frustrazioni, mentre gli altri (non credo solo uno) possono al limite farci da specchio, no?

p.s. ben venga il carismatico costruttivo e magnetico che sappia trasferire agli altri le chiavi per costruire e fare a loro volta, e questo succede miriadi di volte al giorno in qualunque ambito e campo…si chiama stoffa, capacità, merito, esperienza. Ben venga il carisma innovatore lungimirante e anche un po’ ambizioso di chi ha il coraggio di mettersi in gioco e giocare anche con gli altri. Abbasso tutti quelli che nascosti dietro a un dito, cioè tutta quella lunga fila aggrappata dietro al carismatico/a…poi glielo mordono il dito!
Scusate la lunghezza della divagazione, grazie un abbraccio.














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Postato da unicorno211
Il 20 Dicembre 2009 alle ore 21:37

Fuori stagione esco dal letargo di chi all’inizio del proprio percorso ha preferito sempre seguire e si è timidamente defilato dal postare. Chiedo venia. Traggo spunto da quest’ultimo interessante post della S.P.H.C.I.
Ho seguito anch’io e potrei forse trovarmi “profanamente” d’accordo con Galimberti, che non riuscendo ad intravedere una soluzione alle catene di amore ed odio, che nelle società di tutti i tempi si sono sempre formate, trova semplice eliminare il problema auspicando l’eliminazione tout court dei soggetti portatori di carisma.
Ottima trovata, se non fosse che il carisma è frutto, almeno per me, della combinazione di due fattori fondamentali: eredità storica personale e sintonia alle istanze di un determinato momento epocale. Senza entrare nel merito della bontà di una simile combinazione ne intravedo tutti i limiti di un particolarismo estensibile al soggiogamento dei pochi o dei molti, irretiti e amanti convinti di idee altrui e più in generale di istanze tendenti ad appagare in basso fermenti singoli e collettivi. Ho detto amanti perché, comunque, si manifestano sentimenti e azioni “coese” condivise dai più fino alle grandi masse, la cui finalità particolare e di parte senz’altro ingenererà sentimenti profondi di odio, mentre è sostenuta dall’amore con la a minuscola verso il capo o guida del momento. Ahinoi, come credo possano essere vere le parole del Maestro citate giustamente da Sannitica, dalla quale divergo nel pensare che non siano più facili a costituirsi le catene di odio, per le quali il meccanismo di partenza, come dice il maestro, è lo stravolgimento egoistico del meccanismo di amore. Forse sbaglio? Non avendone certo acquisito la chiave cerco intanto di sperimentare i primi passi della neutralità, di chi si mette in gioco con tutte le idee e attività della propria vita nessuna esclusa, di lavoro e di pensiero, ancora molto egoistiche devo riconoscere e poco dative, appellandomi tutti i giorni alla Miriam che possa compensare quanto manca di impersonale alla mia natura e renda ogni mia azione sempre più portatrice di una briciola di sana neutralità pro salute populi e un po’ come Pollicino le metto insieme per condividerle con tutti. Carissimi e felici auguri per il sole bambino che domani, come ogni anno, rinasce in ognuno di noi. Buonissimo Solstizio a tutti.


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Postato da catulla
Il 20 Dicembre 2009 alle ore 19:43

Un secolo fa, con inoppugnabile logica e disarmante semplicità, Kremmerz scriveva che “la parola è materializzazione di un’idea, l’atto generato dall’idea”. Oggi, un professore, filosofo, psicologo, eccetera eccetera, che considera la logica “una servetta” ed esalta la follia del pensiero (ma COSA è il pensiero?) sostiene che il linguaggio tesse trame capaci di attorcigliare la nostra anima (ma COSA è l’anima?). L’immagine è abbastanza gustosa per una filosofia spicciola da libro di Natale e ben si adatta al commercio e alla cronaca (che offre il destro per una promozione dell’ultima ora).
Si ha poca consapevolezza di quanto possa la parola. Perché una parola può salvare o uccidere. Può armare o disarmare. E il più delle volte viene usata per armare e per uccidere.
Infatti un’epoca dove si cerca lo spot ad effetto ci si cura della parola come se fosse la carta di un regalo: buona solo per accompagnare luccicando un contenuto di per sé privo di vita. Ma le parole nutrono sempre e comunque e sono il lievito della speranza o della disperazione a seconda del piatto della bilancia che si sceglie di caricare. Ed a crearle sono spesso le figure anonime che le spendono per strada, nelle case o a cavallo di un’onda del telefono.
Le parole tra esseri senzienti sono come le sinapsi fra i neuroni: possono creare collegamenti che aumentano la forza della materia umana e la sua capacità di intelligere nuove prospettive. Tanti uomini e donne, che lottano con la società per conservarsi il lavoro e con l’egoismo privato per non diventare un tappeto, lottano soprattutto con sé stessi per non perdere la capacità di spendere una parola di contatto. Quel contatto con la parte più vera e profonda che ci ha messo in condizione di avere parola… E non importa che sia l’ultima: basta che sappia di essere e abbia energia bastante per essere buona.
E mi pare proprio che a questo lavori, scientificamente, la tradizione ermetica.

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Postato da sannitica2009
Il 20 Dicembre 2009 alle ore 15:22


Ricambio gli auguri per le festività natalizie alla SPHCI e a tutti i partecipanti al blog. Rispetto al nuovo post di SPHCI per prima cosa mi sono andata a rileggere (per entrare più nello spirito ermetico) la segnalazione apparsa sul blog dell’aprile 2009: “I MECCANISMI DELL’ODIO E LO STATO DI NEUTRALITÀ SECONDO GIULIANO KREMMERZ”. Mi sono trovata impegnata in una conversazione giorni fa con persone più giovani di me che navigano molto su internet. Asserivano che ogni qualunque proposta di legge che voglia garantire la legalità su internet automaticamente si traduce in una privazione di libertà e in un controllo per gestire il pensiero altrui. Credono di essere liberi solo perché possono navigare ovunque e dovunque leggere il pensiero (vero o falso) altrui, e si identificano facilmente con le posizioni personali che più assomigliano alle loro (anche queste vere o false). Questo mi pare un primo nodo: si crede di essere liberi da condizionamenti, da influenze palesi o sottili. Questa presunzione facilita la formazione di quelle “catene d’odio” di cui si parla, perché come ben espresso nella segnalazione già citata: “Nel caso dell’odio il partner è «il diverso», l’estraneo a noi, il nemico, colui che non sa o non vuole capire le nostre ragioni. O così saremmo portati a credere!”. Sicuramente un personaggio, chiunque esso sia, carismatico, influente e potente può essere visto come un “diverso”, ma i meccanismi di catene d’odio, sono ben nutriti da chi ne vuole approfittare per suoi fini: così si ingenerano catene di egoismi senza fine. In quella discussione ho tentato di far capire quanto siamo soggetti a mille condizionamenti e che solo se si arriva ad una certa libertà di se stessi si può leggere la realtà in maniera più obiettiva. Ma il discorso è lungo….e la cosa più difficile è accettare di avere bisogno di un metodo e di una finalità disinteressata. Ordinariamente invece si è pro o contro, con uno strettissimo senso di identificazione…addirittura alle volte ci si inalbera con molta veemenza per cose solo sentite dire e delle quali non si ha nessuna esperienza. Credo comunque che sia molto più facile determinare correnti o catene di odio che non di amore, e sempre per lo stesso motivo: l’interesse personale. In ogni caso continuo a riflettere sulla questione, aspettando anche altri pareri.



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