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24 Settembre 2009

L'astrologia nella tradizione kremmerziana

Per restare nel tema degli ultimi post, abbiamo inserito nella sezione: segnalazioni e recensioni di questo blog, uno studio sull'astrologia divinatoria pubblicato dalla S.P.H.C.I. nel 2002 all'interno del libro "L'eredità isiaca e osiridea dell'Egitto sacerdotale" che, oltre a dare un inquadramento storico-scientifico a queste tematiche, ne illustra l'approccio ermetico-kremmerziano proprio alla Schola ortodossa del Kremmerz.
Buona lettura a TUTTI e... commentate!


Postato da sphci alle 13:11

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Postato da gelsomino
Il 19 Dicembre 2009 alle ore 15:26

Mi sento sempre confortato e rassicurato quando c'è una lunazione ben influenzata terapeuticamente, perchè resta sempre fondamentalmente vero che il bene primario è la salute, anche se di solito ce ne ricordiamo solo quando inizia a mancare. Ne è una riprova quanta poca attenzione poniamo nel mettere in atto meccanismi preventivi.
Trovo che le Lunazioni pubblicate sul sito della S.P.H.C.I. siano un' ottima opportunità per allenarsi a prevenire squilibri sperimentando l'utilizzo di colori, profuni , pietre e cibi in sintonia con le influenze siderali e terrestri del periodo.Certo il fatto che siano da preferire in questo momento, erbe e frutta cotte, non si sposa tanto con i menu di Natale e di fine anno.

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Postato da vanessa
Il 17 Dicembre 2009 alle ore 22:51

Ascoltando il termine “principio di isopatia”, pur intuendone il senso in base a quello che si andava argomentando, non essendo “un’addetta ai lavori”, ho cercato di capirne qualcosa in più.
“Isoterapia” deriva dal greco, isos, identico, e si basa sul principio dell’uguaglianza.
L’isopatia risale al medico veterinario Lux di Lipsia (anche a Izar !?) che, basandosi sull’idea di Hahnemann, diluiva i secreti nasali dei cavalli affetti da cimurro e li somministrava per curarli.
Questi suggerì che basse dosi di prodotti di contagio (batteri, virus, secrezioni infette e materiali organici) dopo speciali preparazioni comprendenti la sterilizzazione, potevano esercitare un effetto terapeutico sui disturbi derivanti da quello stesso contagio. Il principio di similitudine similia similibus diventa così aequalia aequalibus, o pricipio di identità, che consiste nel curare con l’uguale anziché con il simile.
In questa luna viene consigliato di mangiare, cotto in qualunque maniera, il polmone degli uccelli per curare le malattie del polmone e qui credo che “quell’uguaglianza” sia nella “funzione” e quindi (credo) in termini analogici.
( da La materia medica dei nosodi di O.A.Julian) “L’analogia è fatta di una dissimiglianza, che rende autonomo ogni oggetto, e da una rassomiglianza che designa i loro termini comuni. Il ragionamento analogico esige che i segni analoghi che questo stabilisce tra i fenomeni paragonati debbano essere essenziali e non accidentali e derivare da i collegamenti tra i fenomeni. Due stati isomorfi, l’uno con qualità farnacodinamiche, l’altro con qualità patologiche, devono coincidere per creare, per inventare un’azione treapeutica, cosa che diventa l’Omeoterapia. La metologia analogica suggerisce delle possibili proprietà, ma non la prova, donde la necessità della verifica sperimentale.”…… Allora non ci resta, forse, che sperimentare questi polmoni di uccello che devo ammettere sinceramente non attrae particolarmente il mio gusto personale ma poiché “Izar”, forse prevedendo (oltre a tutto il resto) anche questa possibilità, ce li consiglia cotti in “qualunque modo”, e quindi magari tritandoli e, per “ammazzarne il sapore”, unendoli ad abbondante cipolla e salsa di pomodoro si potrebbe ricavarne un sughetto niente male per condire della pasta e nel contempo essendo curativi potrebbero aiutarci a preservare i nostri polmoni da qualsiasi attacco virale, cosa molto utile in questo periodo di grande, e dalle mie parti anche inusuale, freddo e, perché no, magari anche indossando, per riscaldarci e non solo un caldo pullover grigio cenere, colore che sembra “difenda” e crei barriera …… Un caro saluto a tutti gli amici e amiche di questo blog……


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Postato da segezia
Il 11 Dicembre 2009 alle ore 23:02

Poco tempo fa, leggendo un passaggio tratto da Platone, mi ero stupita che questi raccomandasse di celebrare le esequie durante la notte perché l’olezzo della putredine non affettasse l’olfatto dei passanti. Tuttavia, l’ovvietà di rigettare, per quanto possibile, l’interazione con una materia in decomposizione, mi ha rammentato quanto detto (p. 78 J.M.Kremm-erz - Un secolo di missione Avviamento alla Scienza dei Magi - Edizione integrale a cura dell’Editrice Miriamica 1993) sui profumi che disinfettano e che agiscono direttamente sull’organismo con movimento purificatore simile al fuoco.
E poi… Un profumo, come una musica o un’immagine, ci può far cambiare umore, riportare dei ricordi, evocare dei momenti, auspicarne degli altri a venire, proprio come il sapore di una sostanza!
Appare quindi evidente all’esperienza, del tutto comune, che in ogni istante ognuno di noi è in comunicazione con tutto quanto lo circonda. Forse è per questo che, scientemente, Kremmerz raccomandava che l’aggettivo ‘ottimo’ accompagnasse ogni elemento in nostro contatto della vita.
Quindi, data la stanchezza di questo periodo, credo che provvederò a un ottimo sonno (ma quale senso si mette in moto nel sonno!?!?).


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Postato da m_rosa
Il 11 Dicembre 2009 alle ore 19:57

E non dimentichiamo l'olfatto! Sembra, infatti, che sentiamo gli odori perchè le molecole odorose che si staccano dalle sostanze, trasportate dall'aria, penetrano nelle nostre cavità olfattive dove trovano i recettori che le percepiscono, unica condizione è che siano solubili nell'acqua o nel grasso. E' la reazione delle cellule recettrici alle molecole solubili intrappolate nel muco che suscita l'impulso nervoso. Ergo il consiglio che mi viene è "facciamo attenzione agli odori che sentiamo"!!!!!!!
Ciao a tutti

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Postato da catulla
Il 09 Dicembre 2009 alle ore 19:35

A proposito delle radiazioni fotoniche di cui parla Mammolaverde, ho trovato un articolo che aggiunge elementi alla ragione scientifica dell’uso terapeutico dei colori. Infatti, Massimo Corbucci in un suo articolo sull’ultimo numero di “Scienza e Conoscenza” spiega che quando si guarda un qualsivoglia oggetto (o essere) per il fatto stesso di guardare si stabilisce un filo tra osservatore ed osservato che è quello su cui ‘viaggia’ lo sguardo. Fisicamente parlando, dei fotoni passerebbero dall’osservato all’osservatore e viceversa. Ecco dunque che il colore da noi osservato entra in noi (così come entra in noi l’immagine). La pupilla è un tubo cavo, proprio come l’orecchio: quelle che entrano sono vibrazioni di tipo diverso rispetto ai suoni, ma pur sempre vibrazioni. Anzi, radiazioni come tecnicamente esplicitato nel post precedente.
Così, mi è venuto in mente quanto avevo appena letto qui nel sito sulla terapeutica ermetica per la parola del taumaturgo. A un certo punto, infatti, si dice: “il principio vita si manifesta sinteticamente nella sintesi di ciò che ci circonda, uomini, piante, animali, minerali e presiede a tutte le combinazioni e a tutti i fenomeni chimici e fisici”.
Ne ho dedotto che il principio vita, sebbene unico, assume caratteristiche diverse a fronte delle quali l’essere umano (e non solo) ha sviluppato sensi diversi. Così, un certo tipo di onde (sonore) vengono raccolte, convertite e decodificate per il tramite dell’orecchio, altre (visive) per il tramite dell’occhio, altre (perché no?) potrebbero esserlo analogamente per i sensi restanti… La sintesi dei quali, come altrove (Vol III della Scienza dei Magi p. 567 Edizioni Mediterranee) dice Kremmerz “diventa agente del sorgere etereo corpo spirituale nelle più ampie e perfette condizioni di una vita migliore”.
E su questo mi sono fermata e ancora sto pensando, toccata dalle implicazioni e dalla grandiosità di una tale prospettiva di interpretazione della vita umana.
E della terapeutica, conseguentemente.


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Postato da mammolaverde
Il 08 Dicembre 2009 alle ore 18:24

Spesso nelle lunazioni viene indicato l'uso dei colori, ed in questa, che ormai è prossima al completamento del suo ciclo, ritroviamo il giallo cedro.
Cos' è il colore e come può interagire con il nostro organismo sino a determinare effetti terapeutici preventivi e curativi?
Il colore viene definito come la percezione visiva di particolari onde elettromagnetiche, con banda di frequenza tra i 400 ed i 780 nanometri, ovvero comprese tra l'infrarosso e l'ultravioletto.
Tra i 700 ed i 780 nanometri troviamo il rosso e tra i 380 ed i 400 il viola.
In realtà i colori sono anche radiazioni fotoniche cioè trasportatrici di quanti di energia.
La percezione dei colori non è solo vsiva, ma è anche mediata da tutti tessuti ed in particolare dalla pelle, come ben riferiscono coloro che sono affetti da lesioni degli organi della vista.
L'arrivo del colore su una qualsiasi zona dell'organismo crea un reazione-interazione, uno scambio di fotoni.
Scambio, poichè come dimostrato da Fritz Albert Popp, anche le nostre cellule producono ed irradiano fotoni indicati più specificatamente come bio-fotoni (emaniamo anche noi colori?).
Tali fotoni vibrano in sintonia, si dice in "coerenza", solo nei sistema in equilibrio e sono uno dei principali mezzi di comunicazione tra le cellule.
La "coerenza" dell'emissione può essere perturbata da sostanze, come per esempio i cancerogeni: la comunicazione di cellule danneggiate, malate, con sistemi "maggiormente coerenti" può stimolare il ripristino di una condizione di equilibrio, salute e benessere?
Torniamo al colore giallo cedro.
E' il colore giallo con sfumature delicate sul verdognolo.
Il giallo è in genere indicato come la rappresentazione simbolica della luce solare.
E' caldo e determina un effetto ottico di tipo centrifugo, espansivo.
Accelera ed acutizza le manifestazione croniche per favorirne l'eliminazione.
Vivacizza, stimola e solleva il tono dell'umore. Depura in particolare il fegato.
Sostiene l'attenzione, l'estroversione e la capacità comunicativa.
Il verde è invece il colore caratteristico del mondo vegetale.
E' il simbolo della speranza, della rigenerazione e del'età giovanile.
Otticamente protegge e rimarca i confini delle forme.
E' per eccellenza il complementare di tutti i colori.
Equilibra e diuta a proteggere il proprio spazio.
Armonizza e stimola l'individuazione.
Certamente la percezione e l'interazione con i colori è molto soggettiva ed è correlata alla condizione psico-fisico strutturale di base, individuale, ma il giallo con le sfumature verdognole è stato sicuramente d'aiuto in tutta questa lunazione per molti che, interessati, si sono attivati a sperimentarlo: ha attivato in modo armonico, risollevando ll'umore provocato dalla scarsa luce solare e risvegliando dall' iniziale letargo stagionale.

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Postato da mandragola116
Il 08 Dicembre 2009 alle ore 17:43

Sono d'accordo artefius...I bambini specie i piccoli piccoli non hanno progetti (siamo sicuri?) sanno però quello che vogliono e lo vogliono con un bel pizzico di egoismo, una bella manciata di protagonismo e tutta la forza compressa della vita in sboccio, e in barba agli ostacoli/giochi sparsi sul pavimento che tu ti chini a raccoglierre per loro!
I bambini sono spugne di tutto, assetati di elementi per venire fuori, i bambini sanno mettersi spontaneamente nella condizione di sperimentare la crescita (o ricavare dalla propria memoria?) Questo credo è naturale. Certo poi dipende da chi hanno trovato, (o si sono cercati?) come genitori/tramiti del loro sviluppo. Quanto alle ansie forse assorbono tutte quelle degli adulti! E meno male che mangiano e... di continuo, almeno il metabolismo digestivo e disintossicante è accelerato! Scusate il paragone ma mi è venuto spontaneo, fra le altre qualità dei bambini piccolissimi c'è anche questo filo retto (è il caso di dire) e lineare...



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Postato da fulva87
Il 08 Dicembre 2009 alle ore 17:29

“La coscienza della certezza dell’azione”
Kremmerz: ”Da noi la certezza o la sicurezza – invece che sulla fede – è basata sulle prove palmari precedentemente ottenute. In matematica due più due fanno quattro: noi tutti, questo lo sappiamo ed abbiamo anche la perfetta sicurezza che mai, addizionando due con due, otterremo una somma differente da quattro. Chi ci ha instillato nella mente la sicurezza di un tale risultato? La prova da noi precedentemente eseguita della contazione di due più due per mezzo delle dita della mano. Oltre a ciò, ci hanno più che mai fatti sicuri del risultato, le prove delle addizioni da noi stessi fatte. Ugualmente avviene per le guarigioni: i risultati ottenuti, o da noi o dagli altri scolari in catena con noi, ce ne pongono la irrefragabile attestazione. Noi, dopo gli esperimenti fatti su noi stessi, acquistiamo la certezza che con quegli stessi mezzi, con quelle stesse nostre facoltà, produrremmo immancabilmente la guarigione in altri, come la otterremmo su di noi.” (2° Conversazione tenuta dal Dott.Kremmerz al Circolo Vergiliano in Roma 1921)
“PER SAPERE COSA SIA LA TAL COSA,O AMICI CARISSIMI, BISOGNA DIVENTAR LA COSA STESSA. Questo è un assioma ermetico e magico. Tu puoi leggere e fantasticare quando e quanto vuoi sulla maniera di battere il ferro rovente sull’incudine e fino a quando non martelli davvero non diventi fabbro, tanto meno martello, tantissimo meno ferro battuto. La Schola è educazione, è pratica, è allenamento, non è semplice erudizione. Per l’erudizione bastano i libri, per la pratica occorre l’officina…(che) ti avvezza, ti abitua alla constatazione di un meccanismo vibrante di cui tu sei uno dei fattori coscienti.” (Commentarium “Il Novizio incerto dubbioso e insoddisfatto”).
I Maestri di ieri come quelli di oggi sembrano invitarci, con chiaro riferimento all’articolo 56 della Pragmatica Fondamentale, a basare “la coscienza della certezza dell’azione”, cioè la propria convinzione scientificamente motivata, sui risultati derivati dalla propria personale sperimentazione, fondamentale in quanto evidentemente relativa alla volontà, all’impegno e al sudore che c’abbiamo messo nel farla. Perciò son d'accordo con segezia che sia una grande opportunità sperimentare nel contenitore/officina offerto dalla SPHCI, l'unico idoneo e attrezzato allo scopo.
Quindi ben venga anche la sperimentazione dei rimedi dalle lunazioni chè c'è da fortificarci ben bene, la sperimentazione richiede costanza e tenacia.
Olio di gomito e sale iodato a portata di mano!




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Postato da segezia
Il 08 Dicembre 2009 alle ore 00:57

“La coscienza della certezza dell’azione”: che splendida sintesi di ciò che è scienza! Seppure già fin dai tempi antichi fosse riscontrabile che l’astinenza dalle passioni e la sincerità con sé stessi propizia la condizione ottimale per iniziare un percorso di integrazione, nondimeno quella coscienza della certezza dell’azione resta l’ipotesi della sintesi umana a percorso compiuto: tutto da sperimentare da chi è dotato di buona volontà, tenacia e strumenti di efficacia tradizionalmente sperimentata e sperimentabile. Grazie dunque a Kremmerz e ai Suoi Mandanti per la possibilità che la Schola ha dato e continua a dare ad ogni suoi iscritto/a ortodosso!

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Postato da artefius
Il 07 Dicembre 2009 alle ore 22:08

Cara m-Rosa quello che tu dici si chiama 'centratura dell'essere', lo si può raggiungere in vari modi. dallo yoga alla meditazione profonda; vuol dire essere presenti a se stessi senza lasciar vagare la mente...il difficile è rimanere in quello stato in modo permanente. I bambini ci riescono perchè liberi dalle sovrastrutture mentali non hanno paure, ansie e...risultati da raggiungere. Un abbraccio a tutti.

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Postato da m_rosa
Il 07 Dicembre 2009 alle ore 13:42

Non smetto mai di stupirmi e di rallegrarmi nel constatare come il Maestro Kremmerz, di ogni cosa che dice, ne dia anche un chiarimento pratico, e come tutto vada ad inserirsi, come tessera esatta, nell’enorme puzzle che è la dottrina che ci ha tramandato. Non voglio essere riduttiva definendo puzzle una filosofia e pratica di vita tanto vasta, ma è un po’ il modo di procedere che mi riguarda. E’ uno scoprire come ogni parte della mia vita, col tempo e con l’accresciuta comprensione, vada ad assumere quella esatta fisionomia che mi permette di inserirla nel grande progetto della integrazione dell’essere. Ciò che mi ha fatto riflettere, in questo caso,è il concetto di “buona volontà”, che, dice il Maestro, “è la coscienza della certezza dell’azione…” , qui riferito al medicamento, ma riferibile ad ogni aspetto della vita.
Riguardo a ciò, mi sono tornati in mente tutti i discorsi che abbiamo fatto sul significato dell’essere come bambini. Trovo che siano proprio i bambini a non essere rosi dalle incertezze, che decidono cosa fare e poi lo fanno senza cadere nei dubbi che invece troppo spesso dilaniano noi adulti; quando decidono di fare una cosa la fanno, senza ripensamenti e mettendoci, in ciò che fanno, tutti se stessi, assorbiti totalmente e dimentichi di tutto ciò che gli sta attorno e anche di ciò che gli sta dentro (non è raro che i piccoli concentrati in un gioco dimentichino anche di fare pipì!). Ecco, per noi è ben difficile che ciò accada, ma è proprio questo che succede quando riusciamo a immedesimarci totalmente con quell’azione che stiamo compiendo, quando tutto il resto scompare, persino la speranza nella guarigione dell’ammalato e esiste solo “materia vibrante vita e bene”, che non dubita, non spera, non desidera …E’..., strumento di vita e di bene
Un caro saluto a tutto il blog


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Postato da ippogrifo
Il 06 Dicembre 2009 alle ore 22:35

Provo a rispondere al quesito posto da Artefius.
Non si è "avanti" per quello che si scrive ma per quello che si è e quello che si è si riflette in ciò che si fa. La società statunitense soffre di molte contraddizioni ed è piena di contrasti. Se volessimo ricorrere a quanto ci è familiare nella logologia della Schola potremmo dire, pur con le dovute distanze, che quella statunitense, come tutte le altre, del resto, è una società "non integrata". Non per nulla i movimenti esoterici, naturalisti, new age e quant'altro fioriscono nelle terre d'oltreoceano insieme a iniziative totalmente prive di scrupoli e con finalità speculative asservite al solo culto del rapido arricchimento (la crisi cui accenna Artefius è dovuta essenzialmente a questo genere di cultura e tecnicamente non è neppure difficile da spiegare, ma sarebbe uscire dal contesto proprio di questo blog).
Neppure io ho letto i libri cui accenna Artefius, anche perché è da un pezzo che non ne leggo di quel genere. La più che decennale appartenenza alla Schola mi ha insegnato che non è dai libri che si apprende il segreto della propria evoluzione, ma dalla messa in pratica delle indicazioni tradizionali e ortodosse che il Maestro Kremmerz, su delega dello stesso Centro attivo e "Operante" ancora oggi, volle donare a chiunque, dotato di buona volontà e di sincero interesse al Bene, volesse saggiarne gradatamente l'efficacia per la propria e l'altrui salute.


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Postato da sciarparossa
Il 06 Dicembre 2009 alle ore 22:28

Amici del blog buonasera. Artefius io penso che siano sempre esitite delle intellighenzie in grado di prospettare progresso sociale e conoscenze nuove. Purtroppo non hanno mai avuto nessun potere, al massimo contano finchè producono qualche novità scentifica da brevettare oppure per pubblicare qualche libro di successo. Io ne vedo una responsabilità collettiva in quanto se un grande numero di persone fossero sensibili a un reale cambiamento dell'attuale clima sociale la pressione su chi detiene il potere potrebbe essere determinante. Poi c'è la disinformazione, e tutto un "occulto" ma questo non è più argomento del blog ciao

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Postato da catulla
Il 06 Dicembre 2009 alle ore 14:56

Qualche giorno fa, sono andata a comprare i fiori d’arancio e, mentre facevo la coda in erboristeria, tra i tanti profumi e la vista di mille cassetti e cassettini di legno contornati da oli e barattoli, pasticche e bacchette da bruciare, consideravo quanto vasta e antica deve essere una scienza che applichi il legame tra i moti celesti e le influenze della terra, tra i cicli degli astri e le parti del corpo… Perché la cosa che, in fondo, stupisce questa nostra moderna mentalità, è che i rimedi funzionano, perfino sugli animali. Dunque di scienza si tratta, scienza che (bisogna ammetterlo) non appartiene al sapere ufficiale anche se la fisica d’avanguardia comincia a trovarvi dei punti di incontro.
Nondimeno ritengo che l’interrogativo in quel famoso fondo del cuore sia diverso per ciascuno di noi, benché simile nella tensione verso le leggi che ci costituiscono. Insomma, non credo che la meraviglia ci possa giungere (piacevolmente o spiacevolmente) dalla media degli indici di settore che costituiscono l’indice di borsa. Semmai, può sorgere dal fatto che un modello matematico si adatti alle valutazioni più disparate, rivelando così una legge dei rapporti tradotta dal numero: oggi come ieri funzionalmente eterno.
Se si stringe la manina di un bimbo e lo si ascolta formulare i suoi perché, ci si rende conto che sono molto diversi da quelli di un adulto eppure molto simili a quelli cui si aggancia la storia dell’evoluzione umana (catena di vite individue talmente lunga da sparire oltre l’orizzonte della memoria storica).
Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?
Ecco, la scienza ermetica è lì, a testimoniare che le risposte sono possibili. Che altri esseri, UMANI, con l’impegno umile e tenace nell’addestrare la propria materia vivente, hanno conosciuto, sperimentato, tramandato la meraviglia della Natura nell'espressione della creatività governata da regole: sia essa evoluzione verso la nostra sintesi oppure pittura, poesia, musica...
L'arte è tipicamente umana e fa splendere nella nostra specie quel guizzo chiamato ‘divino’, ‘intelligente’, comunque speciale, che porta a guardare alle cose in modo diverso e a percepire un respiro cosmico fuori e dentro di noi. Tanto che, come quando si è innamorati, ci si può saziare di un pezzo di pane mentre si guarda il cielo d'autunno e sentirsi né avanti né indietro ma semplicemente vivi.

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Postato da sannitica2009
Il 06 Dicembre 2009 alle ore 11:17

Molto bello l’ultimo scritto del Kremmerz. Quando scrive : “Noi dobbiamo dare agli infermi una forza interiore nostra che il medico profano non può dare; noi possiamo dare alla vita indebolita, sofferente di un uomo, un principio vitale che tutti quanti noi, come in genere tutti gli uomini, possediamo e che sotto determinate leggi possiamo trasmettere o aggiungere alla forza vitale dell’individuo che ne manca…” mi ha molto colpita quel “…che sotto determinate leggi possiamo trasmettere”. Perchè, se è vero che il principio vitale lo possediamo tutti, non tutti conosciamo le leggi che ne regolano il trasferimento e che, evidentemente, sono il patrimonio della SPHCI. In effetti ogni persona buona che vede un sofferente vorrebbe alleviare le sue pene, ma in genere non lo sa fare scientemente. A volte può bastare una buona parola, a volte l’atteggiamento di disponibilità e di condivisione. Ma Kremmerz parla di leggi e quindi di un dato scientifico e la faccenda cambia. Immagino che la conoscenza e l’applicazione di queste leggi rappresentino l’eredità confluita nella SPHCI da una antica tradizione egizio-caldea e che ogni iscritto se ne fa tramite, anche senza averne consapevolezza, fino poi – a poterne acquisire coscienza attraverso la sperimentazione. Spero di aver ben compreso. E, se è così, chissà se c’entrano le leggi che la fisica quantistica sta scoprendo, ad esempio l’entanglement, la legge di non separabilità, e il teletrasporto quantico. A proposito della psicurgia di cui pure Kremmerz parla, sui dizionari da me consultati non v’è traccia di questa parola, la qual cosa mi meraviglia e mi interesserebbe saperne qualcosa di più. Per Artefius : non ho letto i libri di cui parli anche se capisco il tipo di domanda che poni e alla quale, comunque, io personalmente, non so rispondere non essendo una economista.



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Postato da artefius
Il 06 Dicembre 2009 alle ore 03:25

Seguo da mesi il dibattito senza intervenire.Ultimamente mi sembra un po' ridotto come numerodi partecipanti,anche se la qualità del dibattere è sempre elevata Io leggo, medito, cerco di imparare. Tanti insegnamenti li ritrovo anche in maestri buddisti e orientali in genere.Ma vorrei sentire un vostro parere su tutti quei libri usciti negli ultimi tempi, come La Chiave, La Legge di Attrazione et similia,tutti, o quasi editi in prima battuta negli U.S.A.ma se sono così avanti come mai hanno trascinato mezzo mondo in una crisi economica di cui non si vede la fine? So di essere fuori tema, ma mi piacerebbe ugualmente che qualcuno intervenisse anche su questo tema.Un abbraccio a tutti.

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Postato da vanessa
Il 05 Dicembre 2009 alle ore 22:32

Questa sera ascoltavo in televisione un’intervista all’ “artista del filo” Philippe Petit: alla domanda postagli affinchè spiegasse cosa significasse per lui l’aver affermato che l’impossibile non esiste, egli ha risposto: (lo riporto con mie parole per quello che ho memorizzato) “Prendiamo per esempio una piramide, se noi la guardiamo da lontano ci sembra impossibile che possa essere realizzata, ma poi ci avviciniamo un po’ e vediamo che ci sono tanti blocchi enormi di pietre, guardando meglio potremo vedere che tra quei massi enormi ci sono anche tante piccole pietre e se guardiamo più attentamente negli interstizi più sottili vedremo finissima sabbia. Ecco quando si guarda una cosa che ci sembra impossibile non ci si deve allontanare perché si pensa che sia irrealizzabile ma, al contrario, bisogna avvicinarsi e forse ci si può rendere conto che, se pur con molto tempo e fatica, granello dopo granello si può realizzare”. Non so se questo esempio sia appropriato per “la terapeutica magica di Miriam”, a me è sembrato che fosse così perché credo che anzichè ‘guardarla’ come una cosa lontana e irrealizzabile bisognerebbe avvicinarsi per capire meglio cos’ è e come dice il Maestro Kremmerz “ricercare e provare, praticamente e scientemente, con metodo positivo”…… Un saluto a tutte e a tutti…..

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Postato da sciarparossa
Il 03 Dicembre 2009 alle ore 22:24

Buona sera, Kremmerz nell'articolo proposto pone un argomento di primaria importanza, il rapporto tra medico e paziente. Ho sempre intuito che in qualunque rapporto siano delle persone il prodotto di questo rapporto può essere superiore alla semplice somma delle loro individualità. Nel caso specifico può produrre salute anche in casi difficili, in altre forme di rapporto anche magari più banali comunque produce un "di più". L'uomo è un animale sociale non è fatto per vivere per sè stesso e basta, purtroppo in qualunque forma di rapporto possono entrare forme di distorsione, lotte per il potere, interessi personali biechi e molto altro. La Fratellanza di Miriam come definito nella Pragmatica Fondamentale mette al riparo dalle distorsioni, non c'è carriera da fare, non c'è denaro da guadagnare, non c'è nessuno da comandare. Come le dita di una mano sono diverse è evidente che le singole "pile" della Fratellanza non sono tutte uguali, c'è il forte pollice che si contrappone alle altre dita, c'è l'importante indice e anche il mingherlino e debole mignolo. Tuttavia il pianista quando suona il suo concerto suona con tutte le dieci dita! La Pragmatica F. prevede come unico fine il bene comune (pro salute populi) tuttavia in tempi in cui l'individualismo è un valore consentitemi di ricordare che il bene comune contiene anche il bene individuale. Per catulla ora, non ho afferrato in pieno il sigificato dei versi anche se qualcuno lo trovo suggestivo, ad esempio "Fu così che un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta e giunse una nave alla fine dell'infinito mare" le inaccessibili vette mi sono sempre piaciute, tuttavia se vedrò arrivare una nave sarò grato ai marinai di avermi avvertito di aver scambiato la banchina del porto per una inviolabile vetta, mi metterò subito alla ricerca di una vera vetta, e poi ancora e ancora. Ciao e una buona notte

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Postato da catulla
Il 02 Dicembre 2009 alle ore 01:28

Ho letto anch’io la summa delle considerazioni di Kremmerz con molta attenzione. Sono davvero grandi, come tutte le cose essenziali.
In particolare è grande l’idea di soffermarsi sul principio vita come attività molecolare che, difettando, provoca la malattia e, sovrabbondando per eccitazione, può dirigersi a compensarla.
Misteriosamente, nel sonno, ci ricarichiamo. Significa che esiste il modo di rifornirsi all’energia magnetica dell’Universo. Durante il sonno l'organismo rinnova i tessuti. Nel bambino il sonno molto profondo si accompagna alla secrezione dell'ormone della crescita e il sogno sembra sia indispensabile alla maturazione cerebrale e allo sviluppo dei processi di memorizzazione e apprendimento; gran parte dei collegamenti neuronali si produce durante il sonno in cui, più specificamente, si attiva una sorta di corrente alternata in due ritmi fondamentali: sonno e sogno.
Anche noi siamo batterie (costituite da celle elementari-metalli che interagiscono con l’ossigeno)?.
Nelle batterie ricaricabili l'energia chimica usata viene rigenerata tramite un ciclo in cui il caricabatterie “pompa” nuovamente gli elettroni dal polo positivo a quello negativo. Le pile ricaricabili sono costituite da diversi elementi (macromolecole in grado di ‘ricordare’ l’energia) collegati in serie in modo che la tensione dei singoli si sommi. Nel ricaricabatterie, il trasformatore lega indissolubilmente la tensione indotta a un flusso magnetico variabile nel tempo. Ed è necessario in quanto il flusso magnetico che ci giunge dalla presa a muro viaggia a corrente alternata mentre quello necessario alle batterie del cellulare è a corrente continua. Il flusso magnetico prodotto in un circuito si concatena totalmente con l'altro circuito.
E se la Miriam fosse un gigantesco trasformatore legato da una parte a Chi opera in relazione a un centro magnetico universale e dall’altra a tante batterie ricaricabili perché in tensione continua? Si potrebbe dire che un infermo può essere sanato grazie al medesimo principio per cui un cellulare può essere ricaricato.
Poi, la capacità di una pila è incrementabile, aumentando la quantità di prodotti in grado di reagire contemporaneamente... ma, forse, a questo porta l’educazione ermetica, no?


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Postato da segezia
Il 30 Novembre 2009 alle ore 22:28

“I grandi uomini verranno dopo di noi” con queste parole si chiude l’ultimo inserto di oggi nella sezione Terapeutica dedicata a La parola al Taumaturgo. È lo stesso Kremmerz che confronta la terapeutica ermetica della SPHCI di Giuliano Kremmerz e la medicina ufficiale, e ogni volta che leggo parole di questo tipo l’unica reazione è il silenzio.
Un rispettoso, meravigliato, grato silenzio.
Ma poi ritornano le parole come un fiume in piena e, con quelle, anche l’impulso a darsi ragione di quanto sperimentato. Perché l’ho sperimentato, più volte sperimentato che alla tradizione della SPHCI appartiene la capacità di isolare il principio vitale e trasmetterlo: e impregnarne parole, azioni, oggetti, medicamenti e quant’altro sia utile e necessario per restituire salute a chi chiede.
È una cosa talmente grande che non si riesce a darsene ragione.
Leggi la scienza, anche quella all’avanguardia, e a confronto ti sembrano i ragionamenti del fanciullo davanti al sapere dell’adulto.
L’ingenuità orgogliosa dei ricercatori anche più intelligenti e abili si scioglie come neve al sole quando viene esposta a una consapevolezza che profuma di infinito e che, una volta percepita davvero, lascia solo la voglia di aggrapparvisi più forte che si può.
E quanta rabbia fa, allora, pensare a tutti quei millantatori truffaldini che hanno carpito la fede delle brave persone per decenni, secoli e millenni fino a farli dubitare di tutto e di tutti e perfino della verità; che oggi è sotto il naso eppure resta sconosciuta in quanto circondata da sorridenti fantasmi travestiti a sosia convinti, essi per primi, che la verità non esiste.
Ma la vita comanda alla vita, diceva Kremmerz enunciando un antico principio.
Così, anche oggi, tuffando lo sguardo nel futuro curvo di un a-venire ancora di là dall’orizzonte, con il cuore che batte forte e testimonia la stessa vita di cui si parla, dà conforto la certezza che i grandi uomini verranno…. Come sono venuti in passato. Come è venuto Kremmerz. Come sempre vengono il mattino, la primavera e ogni nuova era.


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Postato da sannitica2009
Il 26 Novembre 2009 alle ore 08:27

Dalle mie parti nella tradizione contadina, ai primi di luglio, quando finisce il periodo di fioritura, si tiene la raccolta, la bollitura, la macerazione, la battitura e la cardatura dei fasci di ginestra per estrarne il filo, resistente e duraturo per tappeti e coperte, stuoie e corde, canestri e bisacce; per questo motivo la ginestra è chiamata anche fil di sparta. E’ una pianta selvatica che non si addomestica facilmente: io vi ho provato, ma si è ammalata: cresce spontanea ma vuole terreni aridi, Quando fiorisce tappezza montagne intere e il suo profumo intenso è inebriante. Penso che si trovi ovunque in Italia, sia al mare che in montagna. Io sono salita al Vesuvio e all’Etna quando erano fioriti di ginestre e vi assicuro che è uno spettacolo straordinario. Sull’utopia credo che l’uomo, interrogandosi sui suoi limiti e sulle sue imperfezioni, si pone domande, accetta il dubbio costruttivo, mette in crisi lo status quo. Così nasce l’utopia, come tendenza e spinta a qualcosa di migliore, di più perfetto. Ma se un essere riesce ad immaginare qualcosa di più perfetto, sempre se è nei confini della natura, vuole anche dire che in lui esiste - forse il ricordo – di quella realtà migliore. Vi è differenza, credo, tra l’essere utopisti nel senso che non si conosce la realtà e si sognano vaghe ed inutili fantasie, e l’utopia come risultato, invece, di una attenta disamina della situazione e tendenza a superarne i limiti. Inoltre la vera utopia rappresenta un bene per la collettività, mentre spesso l’idealismo morboso è frutto del proprio interesse, o figlio dei propri limiti non consapevoli, ignorati, anche se mascherato di generosità.

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Postato da catulla
Il 25 Novembre 2009 alle ore 23:51

Ho letto gli ultimi post e, memore di quanto diceva il Kremmerz, mi sono ricordata di una bellissima poesia di Bertold Brecht (contemporaneo di Ciro Formisano). Dopo aver letto il post di Sciarparossa vorrei dedicarlne degli stralci a lui… ma ovviamente, come tutti gli specchi di verità, è per tutti e per nessuno in particolare. Proprio come la conclusione della poesia stessa.
Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola! (…)
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare. (…)
Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell'infinito mare.(…)
Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l'ammalato senza speranza! (…)
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai.(…)
Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi! (…)
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.


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Postato da segezia
Il 25 Novembre 2009 alle ore 23:39

Fiori di ginestra, raccomandati in questa Lunazione. Dalle mie ricerche emerge che…
Il genere Genista comprende un centinaio di specie diffuse in Europa, nell’Africa settentrionale e nell’Asia occidentale. Le specie di questa famiglia hanno fiori dall’aspetto di farfalle e per questo le Leguminose sono dette anche Papilionacee. I piccoli fiori giallo vivo da maggio a ottobre si dispongono in grappoli sui fusti degli arbusti.
La raccomandarono Plinio e anche il medico Gerolamo Cardano. Si racconta che a Ischia i contadini preparassero, con vino e cenere di fiori di ginestra, un infuso utilissimo per le infezioni e le malattie delle vie urinarie.
La ginestra più diffusa nella macchia mediterranea è quella detta ‘odorosa’ (Spartium junceum) intensamente profumata. Può essere velenosa se si portano le mani alla bocca dopo averla toccata: crisi gastrointestinali, convulsioni e addirittura stati comatosi. Sono causati dal principio attivo che contiene, la citisina, pertanto i fiori devono essere raccolti prima che siano maturi, perché possono produrre disturbi.
Risulta che in Italia vegetino 20 specie diverse di ginestra tra le quali, per citarne solo alcune delle più note e più interessanti, ci sono:
• Ginestra di Spagna o odorosa (Spartium junceum)
• Ginestra scoparia o dei carbonai (Cytisus scoparium)
La Ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius (L.) contiene sparteina utilizzata in farmacopea come sedativo per le palpitazioni. I fiori di questa ginestra sono diuretici e purgativi. Vengono usati per le malattie che causano eccesso di liquidi, sia nelle membrane addominali e pelviche, che nei tessuti o la cute, o nei polmoni e intorno al cuore.
L’impiego dei fiori di ginestra era considerato domestico nel XVIII secolo ma il farmacista da me intervistato ha detto che questa pianta è potente: bisogna starci molto attenti ed evitare assolutamente il fai-da-te. Tuttavia, sotto controllo medico è un’alleata preziosa da annoverare fra gli aiuti che la natura ci offre.
E per finire una curiosità: i fiori della Ginestra Tinctoria una volta si usavano per tingere i tessuti. Di giallo oro, ovviamente.


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Postato da sciarparossa
Il 25 Novembre 2009 alle ore 22:47

Amici del blog buona sera. Grazie per le parole di incoraggiamento, in situazioni difficili hanno un grande significato. Ora Maria stà discretamente bene, ha superato l'intervento chirurgico e anche l'influenza A che si temeva fosse pericolosa per le persone indebolite ma che non è stata poi così grave. Purtroppo il suo stato mentale è stato aggravato dalla lunga degenza e dall'anestesia totale, ma così stanno le cose e vanno accettate. Vorrei fare ora un distinguo sull'argomento di attualità del blog, il dolore fisico come già evidenziato è un meccanismo di protezione dell'integrità fisica poichè segnala un stato patologico del corpo, per esempio una articolazione infiammata da dolore e ci costringe ad non abusarne. Diverso è il discorso per il dolore "morale" in cui le nostre sovrastrutture mentali sono direttamente coinvolte. Certamente esistono situazioni come la violenza sulle donne che ingenerano dolore che è oggettivo, tuttavia io credo che nella maggioranza dei casi la nostra sofferenza sia imputabile alle nostre contorsioni mentali ed è in questo campo che mi pare che la scienza Ermetica possa coltivare la sua utopia. Naturalmente resta molto da chiarire fin dove le contorsioni mentali si radicano nel nostro corpo ingenerando magari malattia. Coltivare l'utopia ermetica io credo quantomeno può evitare il peggiore di tutti i mali, la disperazione. Attenzione ho l'impressione che nel nostro tempo la parola "utopia" sia di accezione negativa, io nè dò un significato positivo poichè che sarebbe il mondo se nassuno avesse coltivato qualche utopia? Buona notte a tutte\i

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Postato da mandragola116
Il 25 Novembre 2009 alle ore 19:32

Buongiorno al Blog.
Anch'io come silva, penso che il dolore abbia una sua utilità, come la febbre che è pure una reazione dell'organismo per ristabilire l’equilibrio.
Ma condivido anche le considerazioni di sannitica.
Per esperienza personale, da quando ho iniziato a seguire determinate indicazioni della Sphci ho notato delle differenze: prima in caso di forte dolore fisico mi pareva di essere preda di un malessere con tutto l'organismo coinvolto e in balìa delle reazioni, adesso l’attivazione più mirata sull’organo malato come fosse un bersaglio, esso stesso fattivo nel ricevere la cura, mi induce spontaneamente a reagire isolando col pensiero e la mente la parte dolorante dal resto del corpo. E funziona. E’ lo stato attivo rivolto alla Miriam che agisce da calmante e anestetico? Sta di fatto che se non isolo il punto e non mi attivo così, questo non succede, o ci mette molto più tempo e con conseguenze maggiori. Ora, per quanto certe reazioni possano essere personali, siccome non credo che scientificamente una cosa che produce un risultato sia un'illusione, mi chiedo se c’è un collegamento con le parole del Maestro riportate da sannitica sulla dominazione animica del dolore mediante un allenamento terapeutico ermetico mirato che sollecita, fino a risvegliarne le potenzialità, i meccanismi fisiologici biologici e chimici della persona. L’esercizio di separare quello che è colpito e squilibrato dal resto che invece non lo è mi sembra un buon metodo naturale per iniziare ad affrontare le sovrastrutture che alterano l'io.
Salutoni a tutti/e e a presto.


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Postato da segezia
Il 21 Novembre 2009 alle ore 12:22

Questa lunazione raccomanda i fiori d’arancio… Facendo ricerche ho scoperto che esistono i fiori d’arancio amaro (di origine persiana) e quelli di arancio dolce (di origine cinese). Quest’ultimo, importato ad opera dei portoghesi venne fatto conoscere nell’Italia del nord dai portoghesi stessi (e infatti ne conserva traccia nel nome dialettale) mentre nell’Italia del Sud le arance erano già conosciute e usate in cucina e in cosmesi.
In cucina, soprattutto del Sud Italia, in molte ricette fra gli ingredienti c’è l’acqua di fiori d’arancio (dolce), adoperata per aromatizzare. Certo, sono dolci primaverili, come la pastiera napoletana, ma nulla vieta di utilizzare i fiori opportunamente essiccati e poi ‘rivitalizzati’ dall’acqua, per fare dolci, torte, creme… (O anche fettuccine! Pare che siano squisite se condite con carne tritata e salsiccia, rosolate con pomodoro e cipolla, a patto che i fiori d’arancio arrivino a stemperare il tutto a cottura quasi ultimata, magari usati pure come decorazione sul piatto di portata).
Con il fiore d’arancio dolce si facevano (e si fanno) tisane. Le raccomandano per l’effetto sedativo e perfino per le sindromi ansioso depressive, le nevrosi isteriche e fobiche nonché per i bambini (e perché no? anche gli adulti) prima di andare a dormire.
Una principessa italiana aveva una grande passione per il profumo del fiore d’arancio. Il fiore di Neroli fu perciò battezzato dal suo nome, Principessa Anna Maria de la Termoille, contessa di Nerola, a sud di Rieti. I veneziani amavano la tisana di Neroli ma il fiore veniva anche utilizzato in cosmesi: i boccioli venivano sparsi sulla superficie dell’acqua distillata che poi si usava per pulirsi. Il fatto che fosse agli estratti di fiori d'arancio la rendeva ricca di Vitamina C che va a nutrire ed idratare in profondità la pelle.
Il fiore venne perfino impiegato per prevenire infarti e pestilenze.
L'essenza può essere usata pura sul corpo o diluita in olio vegetale per fare massaggi aromaterapici: rilassanti e riscaldanti in autunno-inverno, rinfrescanti in primavera-estate, ideali per stress e stanchezza profondi, ma anche prima di una cena, una serata fuori, una serata di gala, una festa, un meeting, prima o dopo un lungo viaggio, prima di un evento importante. Pare che l’olio con fiori d’arancio agisca sul cervello rettile con una diretta influenza sul sistema nervoso centrale aiutandolo a scaricare le tensioni in modo significativo.
Mi informerò pure sui fiori di ginestro, raccomandati in questa luna e vi farò sapere. Nel frattempo, sperimenterò quelli di arancio: dentro e fuori… come dice una nota pubblicità riferita all’acqua!


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Postato da sannitica2009
Il 20 Novembre 2009 alle ore 21:23

Il discorso sul dolore mi sembra delicato : chi non lo accetta, e chi dice che è necessario. Ho riletto dal sito “L’origine del dolore e della malattia per Giuliano Kremmerz” e ho fatto maggiormente caso che la sphci lo ha fatto precedere da una premessa, in cui “si avvisano i lettori che i profondi ed ermetici concetti espressi dal Maestro e Taumaturgo, oltre ad apparire ostici, potrebbero facilmente essere fraintesi da chi non è addentro ai meccanismi terapeutici praticati nella Sua Schola”. E, come sempre generosa, la sphci dice di essere disponibile per eventuali chiarimenti sugli argomenti trattati nell’articolo. Ora ciò che ho capito è che mentre per l’ermetismo “la rassegnazione al dolore e il dolore come necessità sono concetti mistici” … che “la scienza non può accettare … se no lo sprone dell’utopia ermetica dell’abolizione del dolore manca”, di contro “non bisogna assolutamente farsi illusioni sulla onnipotenza del valore animico se veramente anima, intelligenza e coscienza non è allenata alla dominazione del corpo fisico di cui ne modifica perfino il temperamento”. Dunque ne deduco che le pratiche terapeutiche della Schola non solo alleviano le sofferenze altrui, ma educano ed allenano a quanto sopra il praticante. Voglio manifestare il mio sentimento profondissimo di stima e di gratitudine per le idee che la schola miriamica diffonde specie considerando quanto al contrario i mass media, l’informazione e la “cultura” odierna fanno per terrorizzare la gente, e per diseducarla all’autonomia e alla coscienza. L’ultimo esempio è questa influenza di cui si parla ogni giorno con fare ambiguo: da una parte i morti e la necessità del vaccino, dall’altra sostenendo che è tutto sotto controllo. Dovremmo essere allenati ed educati invece a saper reagire, a positivizzare, a abbandonare la paura. Questa sarebbe opera di civiltà.


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Postato da tanaquilla8
Il 18 Novembre 2009 alle ore 23:36

Benvenuto fra noi nonno parsifal e grazie sin da ora per i tuoi futuri contributi

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Postato da sylva
Il 18 Novembre 2009 alle ore 14:28

Credo che nulla è stato fornito al nostro corpo che non abbia un senso. Il dolore è alla base della salvaguardia della nostra vita, se non fosse dolore non sarebbe neanche diffesa da quello che lo induce. Ma credo di più, e cioè che concentrarsi mentalmente sul punto dolente (cosa che avviene indipendentemente se lo vogliamo o no) attira le forze sanatrici . Istintivamente noi mettiamo la mano sul punto dolente, la madre tocca la ferita del figlio, un mal di testa ci fa ritrovare con la testa tra le mani, e questi sono atti inconsapevoli ma di profonda rilevanza.Mi ritorna in mente la mitica frase di Einstein, "Dio non gioca a dadi con l'Universo", nulla è a caso. Il dolore è una necessità estremamente utile alla preservazione della vita, che ci piaccia o no.

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Postato da catulla
Il 17 Novembre 2009 alle ore 20:31

Qualche tempo fa Sciarparossa parlava con affetto delle vipere. A ben guardare nella farmacopea (e come si può rilevare anche dalle Lunazioni di questo mese) il veleno dei serpenti è fonte di salute più di quanto non sia cagione di male. Il veleno infatti non è composto di una sola sostanza, ma è un saliva tossica costituita da una miscela complessa di sostanze chimiche chiamate enzimi. Esistono circa 20 tipi di enzimi tossici trovati nei serpenti velenosi di tutto il mondo. Ciascuno di questi enzimi ha una sua funzione specifica benché il loro scopo sia ancora in gran parte un mistero per la scienza. Si sa però che un enzima derivato dal veleno del Copperhead può tessere detentore di una risposta al trattamento per il cancro al seno; che gli ingredienti del veleno di una vipera malese hanno mostrato risultati promettenti nel rompere i coaguli di sangue, ciò che sarebbe molto utile nel trattamento delle vittime di ictus. Si ipotizza che nel veleno di cobra ci sia la chiave per la cura del morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer. Qualche veleno di vipera sembra custodire il segreto per curare l'osteoporosi e promuovere la riduzione del tumore. Estratti di veleno hanno dimostrato la possibilità che potrebbe portare alla produzione di anticoagulanti utili nel trattamento di malattie cardiache. Proteine estratte dal veleno di alcuni serpenti a sonagli hanno prodotto un farmaco per la pressione arteriosa. Ingredienti dal cobra rosso hanno fornito l’evidenza di uno smantellamento delle membrane delle cellule che potrebbe essere utile nel trattamento per la leucemia e il cancro. Questi dati derivano dagli studi della HOOSIER Herpetological Society di Indianapolis e dagli articoli del suo vice-presidente Ed Ferrer e hanno il conforto della tradizionale medicina cinese nel trattamento del cancro, come anticoagulanti e nelle malattie cardiovascolari.
Comunque, i serpenti sono nel simbolo dell’Ordine dei Farmacisti in memoria di quell’Asclepio greco che si dice riuscì a vincere la morte… Ma forse era merito del caduceo, forse degli insegnamenti egizi…Sta di fatto che in questa Lunazione il veleno dei serpenti, omeopaticamente somministrato, davvero suggerisce una splendida rosa di applicazioni. Da sperimentare ove ve ne sia la necessità.


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Postato da vanessa
Il 17 Novembre 2009 alle ore 15:35

Diversi mesi fa, alla notizia (improvvisa quanto inaspettata) della scomparsa di una mia carissima collega ho vissuto un’esperienza (a livello psico-fisico) anch’essa inaspettata e che non si era mai verificata prima anche se, purtroppo, la vita mi ha posto diverse volte nella condizione di “dolore” per la perdita di persone a me molto care. Trascorse alcune ore dalla notizia, durante le quali inebetita riuscivo solo a pensare con immensa tenerezza a tutti i momenti condivisi con lei, all’improvviso sono esplosa in un pianto dirotto e, contemporaneamente, un dolore “fisico” ha persavo i miei arti (braccia e gambe) rendendoli incapaci di movimento costringendomi ad appoggiarmi ad una parete, sorretta per fortuna in quel momento dall’ abbraccio di un collega. In quel momento ho avuto una paura folle e “utilizzando” mentalmente tutti gli “strumenti” messi a disposizione dalla Schola ho chiesto aiuto.
Pian piano, confidando in questi aiuti e cercando di razionalizzare quel dolore che sembrava esplodere dal mio cervello irradiandosi nelle mie membra quasi a voler cercare un canale
di “uscita” e di “espulsione” e “imponendomi” una tranquillità che riequilibrasse quel panico, pur non sembrandomi vero, ho recuperato il movimento anche se il dolore, quasi come procurato da una scossa, è rimasto ancora, lenendosi lentamente, per almeno un’ora.
Questa esperienza vissuta così fortemente e istantaneamente mi ha fatto poi riflettere su diversi aspetti: su quanto sia reale e concreta questa interazione corpo-mente e soprattutto mi ha fatto tornare alla mente le parole del Maestro Kremmerz quando dice “…la sede vera del dolore è nella psiche o campo psichico che più è a contatto con la materia organica organizzata nel corpo umano..”, cosa alla quale magari non pensiamo o su cui non riflettiamo quando abbiamo un “semplice” mal di testa o un dolore lombare; che, anche se nel mio caso quell’atto di “imposizione” direi meglio di volontà, a recuperare equilibrio e tranquillità è stato un evento più unico che raro e sicuramente dovuto agli “aiuti” richiesti, fa verificare che è comunque possibile che possa realizzarsi e aiutarci ad autosanarci e che sono “concrete” queste parole del Kremmerz: “..se l’arrivo del disordine corporeo ci è segnalato dal centro fisico della sensibilità della nostra persona, da questo centro stesso devono partire i mezzi, direi i rimedi psichici, che agiscono come medicamento sullo stato di infermità. ”; infine, in ultimo, ma non meno importante l’aiuto d’Amore ricevuto e giuntomi attraverso un abbraccio fraterno che in quel momento mi ha “sorretta” (in ogni senso) e che non mi ha fatto sentire sola.
Qui da me , oggi, questa gradevole aria con il suo profumo autunnale (la mia stagione preferita) indurrebbe a vivere il pomeriggio godendo di essa facendo una salutare passeggiata ma gli impegni (ahimè!)…. vanno “contro-natura” ….. buona giornata (e buona Luna) a tutte/tutti e un abbraccio particolare a sciarparossa….


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Postato da m_rosa
Il 17 Novembre 2009 alle ore 12:19

Mi sembra che anche in stato di attivazione fisiologica, quando cioè il nostro corpo reagisce ad una emozione, vengano prodotte insieme all’adrenalina, che in qualche modo ci “prepara” a situazioni potenzialmente pericolose (essere pronti ad esempio alla fuga o all’attacco) anche le endorfine che alleviano la sensazione del dolore. E questo è facilmente verificabile, infatti quando ci facciamo male mentre siamo impegnati in un’attività percepiamo molto meno il dolore rispetto a quando ci procuriamo lo stesso danno in situazioni di riposo. Da questo e da quanto detto da mammolaverde mi pare di capire che se il dolore è positivo perché funge da campanello d'allarme rispetto a situazioni pericolose, è pur vero che una volta sentito il campanello, non c’è bisogno che continui a suonare rintronandoci il cervello! Buona giornata a tutti

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Postato da mammolaverde
Il 16 Novembre 2009 alle ore 22:29

In fisiologia il dolore è una percezione sensoriale mediata da fibre nervose definite nocicettive, appartenenti a neuroni, cioè cellule del sistema nervoso specializzate.
Tali fibre sono sensibili a stimoli meccanici, meccano-termici e/o chimici.
La soglia di percezione dello stimolo doloroso, ovvero di attivazione dei neuroni suddetti, è variabile in relazione a svariati fattori, soprattutto alla struttura molecolare dei siti percettivi (individualità genetica ed espressione genetica mediata dall'interazione ambientale) ed all'attività dei centri di modulazione ed interpretazione del dolore, situati più profondamente nel sistema nervoso centrale, in particolare a livello di tronco dell'encefalo, ipotalamo, amigdala e coteccia cerebrale.

La stessa assunzione di particolari farmaci ed alimenti può interferire sul livello percettivo, basti pensare all'effetto dei farmaci analgesici ed anestetici o al nostro peperoncino che contiene una sostanza, la capsaicina, simile ad un attivatore del sito delle fibre nocicettive: ripetendo l'applicazione di capsaicina avviene una desensibilizzzazione della percezione dolorifica (desensibilizzazione simile a quella che si ottiene con i vaccini o con i rimedi omeopatici!). La ripetuta applicazione di capsaicina provoca la riduzione della percezione dolorosa (la ripetuta esperienza dolorosa può in taluni casi provocare un adattamento passivo al dolore).

Nei siti competenti del sistema nervoso centrale avviene la valutazione finale del dolore sia mediante il confronto con i dati precedentemente memorizzati che tramite l'interazione con neuroni altrimenti specializzati: la clowterapia riduce gli effetti collaterali della chemioterapia favorendo la produzione di analgesici endogeni, di personale fabbricazione dell'organismo, le endorfine e le encefaline, denominate anche oppiodi endogeni.

Tra i siti del sistema nervoso centrale sarebbero proprio l'ipotalamo e l'amigdala la sede della nostra bilancia emozionale.

Sia l'ipotalamo che l'ammigdala appartengono al paleoencefalo: lo studioso Mc Lean indiviiduò nell'encefalo tre parti che ricalcano filogeneticamente i passaggi evolutivi delle specie: l'archiencefalo, o cervello dei rettili, rappresentato dal tronco cerebrale, il paleoencefalo o cervello dei paleomammiferi, comprendente il sistema limbico, ed il neoencefalo o cervello dei neomammiferi ovvero la corteccia cerebrale.

Da taluni studi l''amigadala avrebbe origini molto più antiche dello stesso paleencefalo e sarebbe addirittura dotata di plasticità recettoriale in relazione alle esperienze dolorose
La presenza di calcificazioni nell'amigdala riduce nettamente la soglia del dolore e la sensazione di paura.

Ciò non è certamente un evento benevolo poichè, come tutte le perzioni sensoriali, il dolore indica dove siamo e dove stiamo andando, ovvero il senso del nostro percorso, e ci protegge, come un guardiano, diventando dannoso solo se esasperato e fuori luogo, così come avviene nelle situazioni di iperestesia, provocate da stati patiologici, per esempio nella compressione di nervi (sindrome del tunnel carpale o lombosciatalgia da ernia del disco) oppure da variabilità strutturali e funziionali individuali, come si osserva nei soggetti definiti in omeopatia "fluorici", molto sensibili ai rimedi come la Calcarea fluorica, con lassità dei ligamenti, asimmetrie strutturali anche solo parziali, comportamento estremamente irregolare, imprevedibile, ampiamente oscillante sino all'estremizzaione, come avviene nelle dipendenze, soggetti nei quali abitualmeente si riscontra una minima e talora assente percezione del dolore.



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Postato da m_rosa
Il 16 Novembre 2009 alle ore 20:10

Pensiero è l’attività del nostro sistema cerebrale, praticamente ogni cosa che ci passa per la mente. Sul concetto di intelligenza, invece, gli stessi psicologi sono in disaccordo. Se tutti sono concordi, infatti, nel sostenere che essa sia uno dei fattori che intervengono (insieme alla memoria, all’immaginazione, all’inconscio, e al super io) nell’elaborazione del pensiero e nella interpretazione della realtà, nella comprensione degli stimoli e nella loro trasformazione in azioni, che permettono il passaggio dalla pura sensazione alla percezione cioè alla elaborazione e comprensione del dato sensoriale; non riescono, però, a trovare una definizione univoca. C’è chi considera l’intelligenza un fattore generale dell’individuo (tipo “se uno è intelligente, è intelligente in tutto) e chi all’opposto ammette solo una serie di intelligenze settoriali (uno può essere un genio in un settore e una frana in un altro). Hanno anche tentato di venirne a capo studiando l’influenza di ambiente ed ereditarietà sull’intelligenza ed hanno verificato che se un ambiente stimolante può sicuramente aumentare i risultati del QI, non basta tuttavia, per rendere un individuo un “genio”.
Da quanto detto, quello che mi sembra è che l’intelligenza ci permette di fare un passo oltre nella comprensione della realtà e che anche se non diventeremo “geni” (cosa tutta da dimostrare!) abbiamo pur sempre la possibilità di aumentare o meglio, affinare, le nostre capacità intellettuali, si tratta solo di trovare “l’ambiente stimolante” più efficace. Per la mia esperienza diretta posso testimoniare che le pratiche operative trasmesseci dal Maestro Kremmerz, si dimostrano oltremodo adatte all’uopo. Buona serata a tutti/e
PS: Forza sciarparossa, non sei solo!

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Postato da mandragola116
Il 15 Novembre 2009 alle ore 09:11

Buonadomenica a tutti/e.
Volevo ringraziarvi per aver condiviso le mie riflessioni e dire a sciarparossa che le sue parole sono state per me un deja vu e quando mi sono chiesta (purtroppo in diverse circostanze) se tanta sofferenza potesse essere evitata, ho trovato grande conforto nel "girare" i miei dubbi e il mio disorientamento alla Fratellanza e i tramiti della catena di Miriam senza giudicare l'ammalato i medici e le cure e nemmeno me, mi hanno aiutata Chiedi se "le sofferenze e la disperazione che vedevo non potessero essere essere evitate o almeno ridimensionate"? Ora chiedo "mi posso attivare per affrontare la situazione in modo da non aggiungere alla sofferenza del mio caro anche la mia di compenetrazione d'affetto e d'amore impotente?" Un caro pensiero d'augurio per tua mamma.

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Postato da sciarparossa
Il 14 Novembre 2009 alle ore 22:53

Amici del blog buonasera, ultimamente sono poco presente ma nei ritagli di tempo non ho mai mancato di leggervi. Mia mamma è in ospedale dove ha subito un intervento chirurgico, ed è proprio lì che passeggiando di notte per i corridoi mi sono chiesto se tutte le sofferenze e la disperazione che vedevo non potessero essere essere evitate o almeno ridimensionate, grazie per aver ricordato le parole del Maestro sul blog

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Postato da segezia
Il 14 Novembre 2009 alle ore 17:02

Da un punto di vista squisitamente linguistico, intelligenza deriva da inter -legere, cioè leggere dentro, quasi sinonimo di acquisizione dati, tant'è che si parla anche di 'intelligenza artificiale'. Diversa l'etimologia del termine 'pensiero'. Si ritiene infatti che derivi dal latino pensum (participio del verbo pendere: "pesare") con valore passivo di 'quantità pesata'. Tuttavia, secondo altri etimologisti, proprio la presenza del concetto di misura indicherebbe che il pensiero è il dato GIA' valutato.
Quindi prima intelletto (per acquisire) e poi pensiero (per soppesare).
Nondimeno continua a mancare il terzo: CHI acquisisce e soppesa? Qual è il parametro di riferimento?
Non sempre l'analisi è di aiuto e, un po' come diceva Pascal, "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce"... O no?

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Postato da sannitica2009
Il 14 Novembre 2009 alle ore 15:11

A me pare che la soglia del dolore, come si chiedeva mandragola, vari da individuo a individuo, a dimostrazione che vi sono tanti gradi di sensibilità e quindi di filtro nervoso. C’è addirittura chi sviene alla vista del sangue e chi, invece, rimane indifferente. C’è chi è abituato ai cattivi odori e chi si sente prendere dalla nausea. C’è chi percepisce il rumore come cosa fastidiosa e chi invece ne diviene ossessionato e perde la testa. E così via, gli esempi sono infiniti…ma, ciò nonostante, non riesco a credere e a sposare la tesi che il dolore fisico sia necessario…è uno squilibrio, una frantumazione di energia e di unità che, purtroppo, non sempre la medicina e il “progresso” riescono a bloccare. “Io credo nel Bene contro ogni strazio del dolore umano”, che frase meravigliosa! e ringrazio ippogrifo per averla citata. La interpreto in senso ideale (anche se non so se sbaglio) così: la condizione normale è di non dolore, ma di Bene. Differente, secondo me, è la crisi, come dice catulla, “che rompe equilibri consolidati per ricrearne di nuovi e di utili” . Questa mi pare cosa naturale, che avviene anche in Natura quando ad esempio si sconvolge un paesaggio e se ne forma uno nuovo, a seguito di una alluvione. La configurazione della terra è sempre cambiata (spontaneamente e non a causa degli errori umani) e ciò ha consentito agli esseri umani di cambiare la loro storia. Perciò, anche a me, è piaciuto particolarmente il parallelo tra sistema nervoso e sistema idrico. Rispetto alla raffinatezza interiore legata ad una maggiore sensibilità non sono certa: ci sono casi in cui l’eccessiva sensibilità è sinonimo di squilibrio e altri in cui è indice effettivamente di uno spirito raffinato. Forse bisogna pensare ad una sensibilità raffinata ma governata dalla intelligenza. In questo caso anche la domanda di catulla, almeno in parte, avrebbe risposta: l’intelligenza attraverso sensi raffinati (o purificati) legge correttamente la realtà e agisce di conseguenza. Ma mi chiedo il pensiero e l’intelligenza sono la stessa cosa?

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Postato da ippogrifo
Il 14 Novembre 2009 alle ore 14:14

Le riflessioni di Catulla inducono alla inevitabile domanda: è possibile dare un senso alla sofferenza? Ma questa ne implica un’altra ancora più cruda: la sofferenza ha un senso?
Alla prima domanda mi sentirei di rispondere che la costruzione – perciò l’attribuzione – di senso è un processo razionale che può muovere da premesse differenti e condurre, di conseguenza, a risultati differenti; basti pensare alla sofferenza vista sotto la prospettiva della fede, alla sofferenza come mezzo di riscatto e così via. In fin dei conti, ogni costruzione di senso è un processo appiccicaticcio e può diventare un’elaborazione di comodo tale da consentire a chi soffre di anestetizzarsi razionalmente ed emotivamente. E poi è assolutamente e indiscutibilmente soggettivo.
Ma la seconda domanda ha una risposta? In sé, la sofferenza ha un senso? Esiste una ragione oggettiva che giustifichi la sofferenza?
Forse è questa stessa domanda a non averne, in quanto ogni cosa che cada sotto la sfera della percezione è destinata a diventare funzionale alla percezione stessa. Perciò, mi verrebbe da dire che la sofferenza la si attraversa e basta. Il punto credo che stia nel come se ne esce, perché comunque se ne esce, in un modo o nell’altro. Il ‘come’ rappresenta la differenza nella sostanza della materia vivente e ogni elaborazione fatta a posteriori credo che a quel punto lasci il tempo che trova.
Le mie riflessioni si fermano qui, agganciate a uno sfondo di pensieri non articolati che continua a ripropormi con insistenza le parole del Maestro: «… io credo nel Bene, contro ogni strazio del dolore nei mali umani…»


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Postato da catulla
Il 13 Novembre 2009 alle ore 22:25

Sulla scia di quanto scrive Mandragola, anch’io ho sentito l’impulso a partecipare al blog le mie riflessioni. Dice il Maestro che il sistema nervoso è un crivello sottile. Il crivello è ciò che separa la farina dalla crusca e la sabbia dalle pepite: la vibrazione che causa la separazione è data dal movimento delle mani, cioè dall'energia impiegata sia in termini di intensità che di durata.
Come un fuoco dis-integra un sistema fino a isolarne e distaccarne le componenti più sottili così il sistema nervoso dis-integra le forze che vengono in suo contatto e ne assorbe il quid che è tarato a recepire.
Il punto non credo stia solo nella raffinatezza del crivello ma anche in quella del recettore. Anche l’oro o la farina possono avere vari gradi di ‘purezza’ a seconda dell’intenzione di chi procede allo staccio.
Ma il dolore… è un’altra cosa. Un conto è il dolore che rompe equilibri consolidati per ricrearne di nuovi e di utili: come un fuoco che cuoce i cibi, sterilizza l’ago, consente la riproduzione. Un conto è il dolore che strazia e non crea, simile a una fiamma distruttrice, benché pure quest’ultima abbia una sua utilità se scientemente impiegata.
Pare che esistano casi di ‘autocombustione’: cosa l’ha generata? Cosa guida la mutazione chimico-fisica di un corpo? E se il Maestro dice che le impressioni modificate vanno al cervello, quest’ultimo, cosa ne fa? Quale il fine ultimo? E poi, c’è davvero un fine ultimo?
Come sempre accade, di riflessione in riflessione la luce finisce col rifrangersi in mille rivoli che rimandano ai rigagnoli del sistema nervoso: molteplice eppure invariabilmente UNO.

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Postato da mandragola116
Il 13 Novembre 2009 alle ore 20:32

Ho letto anch'io il nuovo articolo in "la parola al Maestro" e mi ha molto colpito il collegamento tra il sistema nervoso e il sistema idrico "...tutto il sistema nervoso, dall’encefalo alla punta dei piedi, assume l’aspetto di un fiume che si dirama in fiumicelli, in ruscelli, in rigagnoli, e che prende tutto l’insieme dell’organismo.." c'è l'associazione con l'acqua che è elemento primario per la vita e, come viene detto, è di base per la purificazione.
E poi il sistema nervoso viene presentato dal Maestro come"...̀un filtro delle influenze delle energie della natura. È un crivello sottile che, cernendo le impressioni delle forze esterne, le porta al cervello, modificandole..."
Quindi, partendo dal concetto che a livello di percezione del mondo non siamo tutti uguali, ci sono diversi livelli di raffinatezza del filtro/nervi?
Questo c'entra con la maggiore o minore sensibilità ad esempio per quanto riguarda la soglia del dolore? E a una maggiore sensibiliutà corrisponde una raffinatezza interiore maggiore oppure non c'entra niente? Non pretendo risposte, certo, è un partecipare le mie riflessioni.
Grazie e cari saluti.



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Postato da m_rosa
Il 12 Novembre 2009 alle ore 19:11

...e mi fa pensare anche, cara leda, alle analogie di funzioni tra il microcosmo e il macrocosmo. ciao ciao a tutti/e

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Postato da leda
Il 11 Novembre 2009 alle ore 21:17

un noto biologo Bruce Lipton, afferma che ogni cellula del nostro essere e' dotata nel suo piccolo di tutto cio' che l'essere umano ha, percui di memoria e intelligenza,ma rinuncia a questultima per rispondere a un'intelligenza superiore che e' qulla del cervello.Questo mi fa pensare che noi come esseri umani rispondiamo a quella legge che regola tutto luniverso o perlomeno ci proviamo.

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Postato da segezia
Il 11 Novembre 2009 alle ore 19:39

Ho visto che su Ipazia c'era anche un libro della Contini edito da Longanesi 10 anni fa e dal titolo "Ipazia e la notte". In relazione invece alla memoria non solo cerebrale ricordo decine di articoli di trapiantati, in modo particolare di cuore, che rivivevano episodi, sensazioni ed emozioni del 'donatore'. Dunque la memoria dove ha sede?

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Postato da sannitica2009
Il 11 Novembre 2009 alle ore 09:41

Sono d’accordo con vanessa : è probabile che togliere artificialmente la memoria per cancellare un trauma non serve a granchè, considerato quanto kremmerz dice: “ I moderni fisiologi materialisti fanno risiedere la memoria nel cervello
perché hanno osservato che qualunque disordine organico che tocca i lobi cerebrali produce perdita di memoria fino all’afasia, la quale è la mancanza del ricordo delle parole esprimenti le cose e le idee comuni; però questo se è esatto nello
sperimentalismo sensista, non è vero secondo la teoria animista e le scienze occulte: la percettibilità materiale dei sensi è interrotta; la esplicazione della memoria nell’atto
fisico è cessata, ma non la potenzialità dell’anima di ritenere le prime impressioni”. Probabilmente, anche se al momento la cosa può dare sollievo, si fa un danno ancora maggiore perché non si offre la possibilità di “guarire” da quel trauma, che rimane incollato alla persona, pur se questa non ne ha più una memoria cosciente, e probabilmente influenzerà – a livello inconscio – le sue azioni. Ricordo molti anni fa un mio collega di lavoro (molto più anziano di me)al quale avevano amputato un arto (la gamba) che sosteneva di sentire gli stessi dolori all'arto di quando ce l'aveva. Mi pare sia molto simile come esempio. Ma sarebbe interessante sentire al proposito un addetto ai lavori. Inoltre, visto che siamo bombardati da cose e immagini da ricordare, chi è che sceglie quelle che saranno ricordate? A me capita una infinità di volte di non ricordare affatto alcuni particolari che amici che li hanno vissuti con me ricordano. E' capitato a tutti che qualcuno dica: "Ti ricordi quella volta....?" e tu non ricordi affatto. Perchè l'altra persona ricorda e tu no? Non credo si tratti di poca memoria, ma piuttosto che ciò che emoziona, colpisce è del tutto soggettivo. A proposito del libro su Ipazia che liber.mens segnalava, l'ho comprato e s'intitola: Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo, di Adriano Petta e Antonino Colavito. Ed. La lepre. Un saluto a tutti.



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Postato da vanessa
Il 09 Novembre 2009 alle ore 20:18

Ho seguito l’invito di m_rosa e ho riletto “La memoria….” da La parola del Maestro.
Condivido con lei che in quello che vi è scritto nulla può essere tralasciato e quindi, non perché questo sia più importante, ma solo perché è il passaggio sul quale si è soffermata la mia attenzione, riporto quanto Egli scrive “…l’individuo o personalità occulta sarebbe laboratorio di riserva mentale, ove tutto il passato e le nuove cognizioni sono sinteticamente custodite…i pensieri, idee, azioni, fatti, inpressioni, sensazioni, non sono veramente spariti, si sono semplicemente immersi in un baratro ignoto che, pieno delle acque del fiume dell’oblio, li accoglie nel suo fondo, li riserva e li conserva. Di tanto in tanto quando un’occasione si dà, non sappiamo per quale meccanismo, attiriamo una delle cose sommerse,(pensiero, idea, sensazione, atto) che da questo fondo ignoto ritorna a galla e, senza fare ancora parte della nostra coscienza e della nostra responsabilità, come idea viva agisce, come azione, si compie….”.
Ora non conoscendo “i meccanismi”, ovviamente parlo per me, che permettono di “attirare” coscientemente e responsbilmente tali “cose” sommerse credo che forse bisognerebbe partire da quello che “questo meccanismo” non è.
Alcuni ricercatori hanno denominato “nuova indifferenza” il processo attraverso il quale, come risposta ai continui input di informazioni che ci bombardano, spesso contradditori tra loro, la nostra mente si difende per non essere coinvolta nel “caos” di tali informazioni, regredendo ad un pensiero che non affronta le sfumature e le complessità abbassando il proprio livello di attenzione e di coerenza nella vita e negli eventi di tutti i giorni e, di conseguenza, la memoria.
Inoltre, tanto questi input sono costanti e numerosi, tanto la “ricezione” nella nostra memoria si ferma in un tempo inversamente proporzionale al numero stesso di tali informazioni, poiché pur riuscendo a svolgere diverse attività in parallelo, possiamo “esserci” con la nostra attenzione cosciente, in una cosa per volta e quindi questo vuol dire dare uno scarso livello di attenzione ad ognuna di esse e per questo la nostra memoria sta sempre diventando più breve.
Pare proprio da ciò che la nostra mente venga allenata a non ricordare e, come se questo lavoro che attuaiamo da soli non bastasse, (dal New Scientist on Line del 23 ott.) vi è la notizia che alcuni scienziati abbiano sperimentato su cavie che, intervendo su una proteina di nome CaMKII, si possano addirittura “cancellare” i ricordi di un mese precedente, a loro dire, per aiutare a superare i traumi. A parte il mio dubbio (ci tengo comunque a precisare di persona incompetente in materia) che a livello più profondo questo possa anche non avvenire e che comunque vorrebbe anche dire eliminare il ricordo di delitti, violenze, soprusi ecc, con conseguenze che lascio alla coscienza di chi si pone questo problema, mi soffermo a valutare , condividendo l’opinione espressa dal relatore dell’articolo a cui mi riferisco, che , anziché raggiungere risultati di trasformazione di tali “dolori” con conseguente e consapevole superamento degli stessi, ci si indirizza verso un percorso che “combatte contro”, così come si fa per tutte le malattie senza cercare di individuarne le cause più profonde.
Forse, come ci fanno riflettere gelsomino e catulla, si è ancora molto lontani dall’ essere consapevoli che siamo “antenne vive” connesse con la dimensione ordinaria, quotidiana, ad ogni livello e che questa connessione dipende da “dove” siamo e dal livello di frequenza con cui siamo allineati…. Vero è anche che è semplice parlare di “consapevolezza” ma poi difficilissimo (almeno per me) da realizzarla….ma, cercando di non arrendersi e di non buttare mai la spugna, tanto meno sui "ricordi", ci si prova....
Scusandomi sinceramente se sono stata troppo “lunga” saluto tutte e tutti caramente.


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Postato da gelsomino
Il 09 Novembre 2009 alle ore 13:42

Mi ha fatto proprio ridere la battuta con la quale Catulla ha concluso il suo post, ma poi mi è rimasta l'amara considerazione di quanto poco rispetto mostriamo per il nostro corpo ed il nostro Essere lasciandoci vivere così, utilizzando la nostra sesibilità per finalità così poco costruttive.

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Postato da catulla
Il 06 Novembre 2009 alle ore 22:29

Perché un passerotto sui fili dell’alta tensione non prende la scossa? Risposta: perché non è sui fili ma su un filo solo.
Perché se si toccano due fili contemporaneamente, o un filo e la terra insieme, si prende la scossa? Perché c’è differenza di potenziale e la carica maggiore usa il corpo come conduttore per andare a compensare la carica minore.
Ora, se si concepisce l’istante della memoria come quello in cui il nostro essere attuale viene messo in contatto con il nostro essere profondo si potrebbe intuire una sorta di ‘compensazione’ energetica: sarebbe questa a originare l’emozione.
In questa prospettiva, allora, non sarebbe l’emozione a scatenare il ricordo (non più di quanto il tuono scateni il fulmine... Invece il tuono segue il fulmine come manifestazione secondaria della causa scatenante di entrambi: cioè la compensazione tra cariche di potenziale diverso).
Forse allora non è la sensibilità del sistema nervoso a modificare la meccanica del corpo umano.
Forse l’intero corpo umano è il rivestimento di un’antenna di precisione.
Forse la meccanica del corpo umano si modifica per quanto l’antenna riesce a recepire, ché allora a quello serve la sensibilità.
O dobbiamo pensare che serve a piangere sulla squadra del cuore o sulle fregnacce del grande fratello...?!?...

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Postato da holvi
Il 06 Novembre 2009 alle ore 16:34

buonasera a tutti. Mi diceva qualcuno, non ricordo più chi(a proposito di memoria!) che per poter ricordare i brani di storia bisognava porsi nell'atteggiamento di quando si racconta un fatterello(...ma lo sai che...), perche' questo? Perche' sembrerebbe che l'emotivita' sia un ottimo sostegno al meccanismo(?) del ricordo. Un qualsiasi fatto si ricorda con piu' vividezza se ad esso si e' associata un'emozione e credo che tutti convengano che la maggior parte dei nostri ricordi siano legati ad u particolare stato vissuto. Sarebbe da studiare quale apporto energetico e quale condizione vibratoria, quindi aggancio al "campo" e' in grado di liberare lo stato emotivo. In quanto al "ripescaggio", credo che una volta creatosi lo stato "quantico" basta il semplice riandare al fatto trascorso per far riapparire il ricordo che e' "fissato" senza tuttavia che si ricrei l'emozione. Ma a volte succede che la forza che ha fissato il ricordo e' tale che l'emozione si ripresenta integra con gli annessi e connessi.

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Postato da m_rosa
Il 04 Novembre 2009 alle ore 22:34

Salve amici, sto rileggendo, a proposito della memoria, il lavoro "La memoria e il campo astrale" uscito sul sito a giugno 09 (se non sbaglio), sarebbe tutto da citare... per cui vi invito a rileggerlo. Buonanotte

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Postato da catulla
Il 04 Novembre 2009 alle ore 13:29

Confidenza per confidenza… da bambina mi succedeva spesso di aver la sensazione che tutto intorno a me fosse rallentato, enormemente rallentato. Echi di case, paesaggi, nomi per i quali i miei parenti decantavano (o deprecavano a seconda dei casi) la mia fervida fantasia… India, America, forse Russia.. : chi lo sa! A quel tempo i documentari non erano ancora così frequenti né la televisione così guardata quanto lo è oggi: almeno da me.
Poi, decenni dopo, di nuovo uno zoom: ecco apparire una casa, un castello, una strada e trovarvi alcune delle persone che conosco anche oggi ma con volti diversi attorno agli occhi. Volti che non saprei rintracciare né rintracciare.
Noi siamo una scatola magica, densa di mistero: ma in quel mistero c’è tutto il nostro Essere, qui come ovunque ora come sempre.


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Postato da sannitica2009
Il 04 Novembre 2009 alle ore 09:24

Mi chiedo se i “centri antichi della memoria” possano essere riattivati almeno in qualche eccezionale circostanza, spontaneamente, ai di là del nostro controllo intelligente e volitivo, attraverso uno dei nostri sensi in qualche modo colpito. Se così fosse mi spiegherei un evento che ho vissuto senza mai capirne i meccanismi fisici. Ciò che ha scritto ippogrifo: “Il punto controverso sta nel meccanismo di ripescaggio, ossia in quel processo ancora ignoto – almeno a me – che consente di richiamare alla memoria cosciente un evento, un fatto, una sensazione che si ritenevano sepolti nel tempo”, mi ci ha fatto ripensare. Nella mia esperienza una mattina, all’aperto in un luogo affollato, nell’incrociare, guardandola negli occhi, una persona sconosciuta, per una frazione di secondo, tutto il resto: ambiente, persone, strada, ecc. è sparito, esistevano solo quegli occhi che mi guardavano, diventati infiniti, e profondi (nel senso spaziale, cioè di una profondità senza fine). In un baleno, passata oltre, tutto è tornato alla normalità. Non mi sono neanche voltata indietro ma ancor oggi, dopo anni e anni, mi rimane lo stupore di ciò che è avvenuto. In questa circostanza non v’è stata una emozione precedente perché il fatto è stato immediato e fulmineo. Ma credo che una forte emozione che coinvolga il fisico (in bene o in male) renda l’esperienza più vitale e fissata nella memoria anche perché, scrive il Kremmerz nell’ultima parola al maestro, apparsa sul sito: “Bisognerebbe ben stabilire, prima di emettere una conclusione sintetica e vera, se tutta la meccanica del corpo umano abbia come unica modificatrice la sensibilità del sistema nervoso…”.

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Postato da ippogrifo
Il 03 Novembre 2009 alle ore 21:02

Pare oramai acclarato al di fuori di ogni dubbio che ogni cosa che colpisce i sensi venga immagazzinato da qualche parte nel serbatoio inesauribile della memoria. Il punto controverso sta nel meccanismo di ripescaggio, ossia in quel processo ancora ignoto – almeno a me – che consente di richiamare alla memoria cosciente un evento, un fatto, una sensazione che si ritenevano sepolti nel tempo. Parrebbe tuttavia che le emozioni forti giochino un ruolo primario non tanto nel processo di memorizzazione in sé, quanto piuttosto in quello di rievocazione: eventi, fatti, sensazioni che al momento del loro verificarsi sono state accompagnate da uno stato emotivo molto intenso sono più facilmente richiamabili alla memoria cosciente. Sembrerebbe perciò che da un punto di vista fisico l’emozione, sia essa piacere intenso o dolore intenso, svolga il ruolo di energia portante sulla quale agiscono l’evento, il fatto o la sensazione alla stregua di segnali modulanti i quali, proprio per il fatto di essere stati sostenuti da una energia maggiore rispetto a quella che normalmente si mette in gioco nella semplice acquisizione sensoriale delle informazioni, lasciano una traccia che consente loro di venir facilmente ripescati.
Ma è proprio così? Qualcuno potrebbe chiarire questo punto?
Un saluto a tutti.


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Postato da m_rosa
Il 03 Novembre 2009 alle ore 19:37

E la memoria è anche relativa ai sensi, chi non ha sperimentato come a volte un suono, una voce, un odore o un sapore ci riportino alla mente esperienze che quello stesso suono sapore odore…hanno avuto per protagonista, magari tanto tempo prima? Vi ricordate quando Proust assapora le madeleine e rivive con una concretezza disarmante, rispetto a quelli che sono i canoni di una “normale” concezione di memoria (quella appunto che il nostro autore chiama “memoria dell’intelligenza”), un episodio della sua vita di bambino e da quel particolare episodio riesce a ricordare tanti momenti che pensava sepolti?. Ed è proprio questa memoria del rivivere anche a livello fisico certe emozioni (che è tutt’altra cosa dal ricordo) che fa si che le cose (o forse solo certe cose, o forse solo le cose che abbiamo vissuto in certo modo) non passino mai. E questa memoria, per la mia esperienza, non riguarda solo ciò che abbiamo vissuto direttamente in prima persona, ma anche ciò che persone alle quali eravamo legate hanno vissuto; la capacità di empatia, di condivisione, anzi di comunione, che abbiamo sperimentato può tornarci alla mente o essere volontariamente richiamata, e farci di nuovo percepire quello che l’altro provava, anzi forse la distanza temporale ci da quel pizzico di neutralità in più per capire più a fondo.
Tornando a ciò che scriveva Catulla, poi, non credo che la mente capisca “dopo” quello che il corpo sperimenta, magari col passare del tempo e con una maggiore crescita si riesce a vedere le implicazioni più profonde di ciò che abbiamo vissuto, ma se lo abbiamo vissuto e ce lo ricordiamo, vuol dire che una elaborazione mentale di quel fatto l’abbiamo attuata nel momento stesso in cui la vivevamo, a meno che non parliamo di atti automatici o vissuti sotto ipnosi e anche in questo caso, credo, un coinvolgimento della sfera cognitiva ci deve essere.


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Postato da mammolaverde
Il 02 Novembre 2009 alle ore 21:29

A proposito dei centri antichi della memoria.
La memoria è innanziitutto cellulare e non localizzata esclusivamente nel materiale genetico, DNA ed RNA, ma ubiquitaria. L'elaborazione delle esperienze, ovvero delle informazioni, spinge l'intero sistema cellulare alla memorizzazione sia teleonomica, cioè finalizzata (ci sarà qualche correlazione con la volontà ?) ad un senso successivo di azione (senso, sentire, ma anche senso, direzione), che olotropica (ogni parte riproduce il tutto, concetto base della riflessologia).
Oltre ad essere cellulare la memoria è anche tissutale, riguarda per l'appunto tutti i tessuti dell'organismo: ogni essere vivente vive nella sua vita una serie di processi di trasformazione, pur rimanendo sè stesso, definiti nell'insieme ontogenesi (possiamo parlare di evoluzione?). Si parte come zigote, si diventa embrione, bambino, adolescente, adulto, anziano.
Il processo dell'ontogenesi ricalca a sua volta, nella sua modalità di esplicazione, quello della filogenesi, ovvero dell'evoluzione della specie:
la vita inizia nell' acqua e prosegue sulla terra, come pare sia avvenuto nella successiva comparsa degli esseri viventi sulla terra.
Ma la memoria è anche relativa alle funzioni, spesso perdute grazie all'educazione ed ai paradigmi sociali: si impara ad adoperare prevalentemente la mano destra, a scrivere, a parlare, ad esercitarsi nel calcolo, a stare fermi e seduti durante le ore di lezione scolastica, a seguire le convenzioni sociali e copiare i gusti più comuni, ma si dimentica la naturale espressione corporea integrale ed integrata a livello psico-intellettivo-emozionale.

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Postato da tanaquilla8
Il 02 Novembre 2009 alle ore 20:57

“…una Magia d’Amore attraverso la quale diventava facile, senza più paura, manifestare se stessi nel vero e nella semplicità di sé”. Scrive Vanessa…se fosse sempre così! aggiungo io…Forse ciò che va razionalizzato nella memoria di questa emozione è capire quali meccanismi, quali condizioni, quali input hanno consentito al nostro essere di manifestarsi semplicemente, senza paura e senza menzogna. Al fine di riprodurli in ogni circostanza. Ogni cosa avviene quando si creano le giuste condizioni, quando si è nella giusta condizione. Se “mamma Venere” ha fatto capolino è senz’altro perché è stata attirata da uno stato di “fermento” a lei congeniale e di fronte al quale non si tira mai indietro. I nostri progenitori lo chiamavano “captatio benevolentiae”, uno stato in cui si dice di sì al mondo, a se stessi e agli altri. Vale a dire uno stato in cui non v’è risentimento, critica o rifiuto di ciò che ci riguarda veramente, del presente o della realtà. Questo fermento assicura una “partecipazione impartecipe” nel senso che non è ai propri desideri personali, individuali e, molte volte utopici, che si mira, anzi per ciò vi è vero disinteresse, ma a qualcosa che è di tutti (e che perciò unisce), è dire di sì al “divino” che è in noi, cui non si potrà mai accedere con la menzogna o con la paura, o stando – come si suole dire – con il piede in due staffe.

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Postato da vanessa
Il 02 Novembre 2009 alle ore 18:53

Chiedo scusa se sono stata incompleta, e quindi equivocabile, nell’esposizione nel mio ultimo post (la sintesi non è il mio forte…); e invece un grazie a Catulla per il suo che fa scaturire stimoli e fa porre domande unitamente alla considerazione (purtroppo) che in questo tempo trascorso non è maturata una rielaborazione di quanto vissuto nell’esperienza di Montemonaco ma che è rimasta fissa, a livello di sensazione, oggi così come era allora. Un’esperienza che ho sentito di testimoniare in questo blog per condivisione di quanto scritto da Gelsomino (…ben difficilmente è possibile trovare un’altra via che dia le stesse opportunità evolutive concesse nell’ambito della S.P.H.C.I).
Pur, per mia inconsapevolezza, se non vissuta appieno, nell’unità di corpo e mente, questa esperienza rimane, e credo rimarrà sempre, una perla preziosa da custodire e da cui poter apprendere (cavando la teoria dalla pratrica) quando (anche se non in questa vita) si verificherà il tempo giusto, e senza mai perdere di vista il fine, se ci sarà tale comprensione, che è la terapeutica, perché credo che un’esperienza condivisa, vissuta con la guida di un Maestro (nel caso specifico il Maestro Iah-Hel) sia, oltre che una gioia e un onore, poiché tramite consapevole, un aiuto, un dono per poter sperimentare e tentare di comprendere e verificare, ermeticamente, quanto vissuto.
Vi era anche la volontà di testimoniare, al contrario di quanto questa “Festa Pagana”, trasformata dalla cultura consumistica in carnevalate mangerecce e dalla chiesa in un rifiuto della serie “vade retro satana”, sia stata, per quella che è la mia esperienza personale, anche se solo per una notte (e sicuramente non per mio merito), una Magia d’Amore attraverso la quale diventava facile, senza più paura, manifestare se stessi nel vero e nella semplicità di sé.
Certo una sensazione, una emozione e qui mi chiedo qual è la differenza tra la prima e la seconda e se, quanto e perché sono “staccate” dalla “realtà”…su questo ultimo punto ci stò lavorando…ma il percorso è lungo….!!!


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Postato da catulla
Il 01 Novembre 2009 alle ore 16:12

Quello che scrive Vanessa mi riporta alla mente una constatazione cui ero già giunta qualche tempo fa: corpo e cervello vivono le esperienze secondo tempi diversi. Quanto racconta lei nel suo post di un momento ‘magico’ tra zucche e cappelli è un’emozione – a quanto mi è dato capire – indelebilmente fissata nella memoria del suo corpo. Ma stando alle parole che lei usa ora (“con la mente e col cuore”) intuisco che la consapevolezza di quella notte è giunta dopo.
Accade più spesso di quanto non si creda: la gioia, la vita, l’amore ci toccano, ci segnano, ci rimescolano e noi, presi da altri pensieri, non viviamo l’esperienza insieme al corpo che si trova a farla da solo. Poi, un po’ come ruminanti, a cose fatte e magari a distanza di anni, ecco che la memoria di quell’esperienza (ri-membranza) ritorna in condizioni più favorevoli per il nostro cervello e la nostra capacità di intendere. E allora – finalmente - anche il cervello fa l’esperienza che era stata del corpo e si reintegra in una consapevolezza prima acquisita solo in parte.
Fortunatamente la memoria ci fa star bene quando ripropone qualcosa di bello… Altre volte, invece, il dispiacere per non avere colto l’attimo è tale che ci struggiamo dal rimpianto. Ma mi viene da chiedermi: questa benedetta mente, riesce mai a conoscere il QUI e l’ADESSO che sono normale patrimonio dei bambini?


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Postato da vanessa
Il 31 Ottobre 2009 alle ore 19:59

Magia è Amore … Amore è Magia …è questo che sentivo mentre vivevo, cinque anni fa, la notte di “Halloween”…. vero è che era una notte “speciale” perché vissuta nel Centro Elissa di Montemonaco con la presenza e la guida del Maestro Iah-Hel . . . e con la mente e con il cuore, questa sera non posso che tornare lì, tra “zucche” e “cappelli”, in quella luce soffusa di candele…. in quella unione di anime, di respiri, di parole, di emozioni, in una notte magica, dove tutto sembrava facile e possibile, dove la commozione, i sentimenti, la semplicità, la sincerità, il coraggio, la consapevolezza, la gioia, il gioco, l’allegria avevano un solo nome: Amore… Grazie Maestro Iah-Hel anche per questo dono che rimarrà “fissato” per sempre….

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Postato da gelsomino
Il 31 Ottobre 2009 alle ore 12:21

Il post di Catulla mi fa ricordare quando il Kremmerz scrive che la nutrizione non avviene solo per mezzo dello stomaco : " Ordinariamente si crede che il corpo umano abbia una sola via di nutrizione: l' esofago.Questo non è il processo di nutrizione completo dei due corpi materiali ( fisico e fluidico ) che si compenetrano nell' organismo umano.Il nutrimento adatto al primo quasi generalmente è inopportuno pel secondo, e quella che chiamiamo malattia del secolo o neurastenia, ha origine non solamente dalla società in cui viviamo ma anche e sopratutto dalla nutrizione erronea del nostro organismo, cui si danno e si attribuiscono bisogni artificiali che per natura non abbiamo."
Notavo, dalle notizie scientifiche riportate sul blog, quante siano le potenzialità ancora inesplorte dell' essere umano ed oggi comunque messe in luce dalla ricerca scientifica.
E come il Kremmerz , indicandone la possibilità di studio e di sviluppo, ne dava gli strumenti nell' ambito della Schola finalizzandone l' esplicazione alla terapeutica. Ed a questo proposito, quel che posso testimoniare, per mia esperienza nella Schola, è che ben difficilmente è possibile trovare un' altra via che dia le stesse opportunità evolutive concesse nell' ambito della S.P.H.C.I.

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Postato da segezia
Il 30 Ottobre 2009 alle ore 17:36

Le fragole mi sono sempre piaciute e, dato quanto suggerito dalla Lunazione in corso, mi sono attrezzata con marmellate e confetture da gustare: in modiche dosi, visto l’elevato apporto calorico, ma anche quotidianamente. Poi ho incrementato il consumo di frutti di mare: accompagno vongole e cozze a risotti e pasta, specie spaghetti (anche qui in modica quantità visto che a esagerare si “inciccisce”). Il finocchio dolce bollito con olio devo ancora provarlo: per il momento ho comprato come sempre i finocchi al mercato (il foeniculum dulce è proprio quello di uso alimentare) e li sto consumando in insalata in attesa di trovare il tempo di farli cuocere lentamente nell’apposita “spremuta di olive”.
Ho anche comprato a pochi euro un bellissimo – a mio parere – braccialetto di corniola scura che indosso ogni giorno. Inoltre, pur non andando matta per la carne, ho deciso che un po’ ci può anche stare, ragion per cui ho rifornito il congelatore di petti di pollo. (Magari lo cucino col finocchietto: come diceva la pubblicità, two gusti is meglio che one...)
Ecco, manca solo che arrivi il lunedì di luna piena (a proposito è alle 20,14 del 2 novembre) propizio all’approntamento del famoso sacchetto P.O.Q. (palma-olivo-quercia in corteccia racchiuse e fissate entro un pezzo di tela) e avrò completato il necessario per la mia sperimentazione di questo mese.
Al momento posso dire che, di tutto ciò, quel che trovo particolarmente benefico è la confettura di fragole: mi sta regolando l’intestino ogni tanto un po’ impedito dal frenetico tran tran.
In linea generale,
questa lunazione
mi è davvero congeniale...
Rime a parte, sono tutte cose gradevoli, sia per il sapore che per il profumo benché sempre economiche (che di questi tempi non guasta).
Vedremo l’incontro del sacchetto con la mia cellulite: forse nasce l’Amore e lei (la cellulite) si sente rimescolare e sciogliere solo a dormirci insieme… La medicina ufficiale sostiene che il sodio sia tra i maggiori responsabili dell’eccessivo – e anomalo – accumulo di acqua nell’organismo. Quindi, benché l’ipertensione non sia una mia patologia, prendo atto che per sconfiggere l’idropisia bisogna comunque ridurre il consumo di sale: così dovrebbero sparire la ciccia perenne e attenuarsi i problemi di chi soffre o ha una tendenza al glaucoma (i miopi ad esempio) essendo questo causato dalla ritenzione idrica (o idropisia) entro il bulbo oculare.
Ah, dimenticavo! Ho riscoperto tutti i capi di abbigliamento color paonazzo che avevo al fondo dell’armadio: non che mi sentissi un vescovo (all’inizio faceva effetto dopo tanto tempo) ma ho impiegato un po’ a trovarmi a mio agio. Ma alla fine mi son detta: “se non lo faccio in questa Luna, quando lo faccio?”.


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Postato da catulla
Il 28 Ottobre 2009 alle ore 22:43

Ho letto il nuovo articolo ne “La parola del Maestro” e anche il (bellissimo) post di Mandragola116.
Hitoshi Okamura, scienziato giapponese, intorno al 2003 aveva dimostrato che, variando in relazione con il metabolismo, la pelle del corpo umano emette luce (peraltro debolissima e non percepibile dall’occhio nudo). Inoltre, la pelle può aumentare la propria intensità luminosa utilizzando il pigmento della melanina come accumulatore (questo avrebbe infatti una componente fluorescente).
Da qui, alcune considerazioni.
1) L’energia solare che ci nutre in modo indiretto tramite la catena alimentare porta il nostro organismo a centinaia di reazioni che gli fanno cedere energia e la restituiscono all’esterno. Il fuoco dunque ci attraversa, variando per disposizione di atomi ma conservando intatta la capacità di produrre calore e luce.
2) Il ciclo, reso lunghissimo quando noi mangiamo carnivori, più breve quando mangiamo animali erbivori, accorciato ancora in una nutrizione prettamente vegetale, si riduce al minimo quando la nostra pelle, tramite la melanina, si ‘nutre’ direttamente del sole.
Pare che la parte del corpo dove si registra la maggiore emissione di luce sia il capo. Dice Kremmerz: “La fisiologia, che studia profondamente il cervello nelle sue funzioni relative alla sensibilità e come centro di tutto il sistema nervoso, non vede con precisione come si pensa; e mentre, esaminandolo, il fisiologo ragiona e pensa, non sa perché ragiona e perché pensa, e ignora dove si elabora il suo pensiero e il modo preciso del suo travaglio”. E poi: “L’uomo non ha mai la neutralità necessaria nel giudicare le sensazioni al loro giusto e preciso valore…”
A quest’ultimo proposito si può notare che le connessioni neurali di ritorno dalla corteccia all'amigdala sono molto meno sviluppate di quelle di andata, dall'amigdala alla corteccia. E' dunque maggiore l'influenza dell'amigdala sulla corteccia, che non viceversa, e perciò spesso stentiamo a controllare razionalmente le nostre emozioni. Benché contestato da chi vorrebbe attribuire al sistema libico il ruolo di gestore gerarchicamente superiore, il neurobiologo Joseph LeDoux della New York University, autore di numerosi studi sui meccanismi cerebrali, ricorda che nell'amigdala esistono almeno 12 regioni distinte: ciò lascia ampio spazio ad altre esperienze emotive e alla riflessione dei ricercatori l’interrogarsi su cosa sia ‘oggettivamente’ la neutralità ermetica…


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Postato da sannitica2009
Il 28 Ottobre 2009 alle ore 10:44

Collegandomi a mandragola e ai suoi suggerimenti analogici per superare le "scottature", che condivido con più speranza, dopo aver letto la nuova parola al maestro, inserita da sphci il 27 u.s., mi pare che faccia ulteriore luce l’ultima affermazione del kremmerz in questo testo: le impressioni sensorie “perdurano inalterate per molte esistenze successive e si ripresentano a volta a volta come ricordo e come impulso”. Mi pare di capire cioè che a meno che non intervengano elementi nuovi, si dovrebbe tendere a reagire nello stesso modo, cioè, ad esempio, se uno ha avuto un trauma di qualunque natura, quel trauma perdurerà come ricordo e come istinto, condizionandoci, finchè non sarà superato, cioè “ricoperto da nuovi strati di carne vegetante”. Mi viene da pensare che il collegamento con l’idea del fato latino sia evidente: ognuno si crea la sua storia e da sé (anche se con i richiesti aiuti) se la deve sbrogliare. Chi, ad esempio, è stato abbandonato in altra vita ricreerà le medesime condizioni o si aggrapperà in stato di sudditanza a qualcuno per non essere nuovamente abbandonato. Stenterà ad essere autonomo. Eppure se ci si soffermasse di più a conoscersi e a verificare le proprie reazioni istintive si potrebbe capire bene dove è necessario lavorare, chiedere aiuto e modificare e migliorare. Si dovrebbero ascoltare anche le persone più sagge di noi che magari vedono più lontano e meglio. Un’altra cosa mi ha colpita quando kremmerz, nella stessa ultima parola al maestro, dice a proposito del corpo lunare: “Il principio modificatore che è in noi, è parte essenziale del complesso dei valori di una qualunque sensazione o immagine mentale della sensazione stessa”. Voi che ne pensate? A me pare che il Maestro, o meglio la tradizione ermetica, ha precorso di molto l’affermazione della nuova fisica che il fenomeno osservato è condizionato dall’osservatore. Quindi quando è che la sensazione e il conseguente pensiero è oggettivo nel piano della realtà, quando non è modificato da noi stessi? Forse solo quando è elementare, come dice kremmerz, pensiero “dell’essenza-natura: il Nume che parla o lancia idee”. A proposito delle lunazioni di questo mese ho preparato dei sacchetti di stoffa molto compatta (rasatello di cotone) e abbastanza piccoli da chiudere poi con un nastrino ben stretti, per metterci le raschiature dei tre alberi consigliati in luna piena. Non si sa mai che potrebbero servire. In ogni caso anche la cellulite è ritenzione di liquidi. Proverò.

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Postato da mandragola116
Il 28 Ottobre 2009 alle ore 08:42



“Tu vedi come videro i tuoi antenati che sono in te, e vedrai diversamente quando i margini delle tue scottature antiche avranno nuovi strati di carne vegetante”
IL Kremmerz dice di scottature e cicatrici storiche da cancellare.
Scottatura o bruciatura: lo sapete certamente che è uno degli infortuni più insidiosi difficile da gestire, le cicatrici da scottatura poi, una volta che ci sono è pure difficile farle sparire. Ci vuole il laser cioè l’amplificazione particolare della luce. Non sarà un caso penso che ci voglia proprio la luce per curare le gli effetti del fuoco!
La bruciatura o scottatura a diversi livelli coinvolge totalmente l’organismo, ciò perché la pelle, questa guaina periferica che ci avvolge, è così fondamentale ed evidentemente in “diretto” collegamento col principio vita centrale, se già un 15% di ustioni sul corpo significano una situazione di gravità e col 50% è morte quasi certa, dicono.
Leggo che la pelle, oltre alle informazioni che avete dato regola nel nostro corpo l’equilibrio idrico salino, la regolazione termica, la difesa e l’offesa, il mimetismo, l’attrazione sessuale, la funzione alimentare.
Di tutti gli elementi credo che il FUOCO è quello che non si può avvicinare direttamente, ma solo mischiato o frapposto ad altri. Terra, acqua e aria invece entrano in contatto diretto con noi senza danni. E questo credo qualunque sia l’origine del fuoco.
La prima terapia contro l’ustione è l’ACQUA fredda e abbondante che, oltre a tutte le caratteristiche che avete evidenziato nei post, ha anche quella di tamponare fino a neutralizzare quasi completamente la conseguenza di un’ustione, certo non di grado profondo, ma comunque ne determina l’esito buono. Per cui si ha l’acqua come elemento liquido che compensa (per la legge dei contrari?) lo stato di secchezza provocato dal fuoco.
Un primo sunto personale:
se non fummo/siamo stati tempestivi a rivolgerci all’ACQUA per neutralizzare subito gli effetti delle scottature, oggi non ci resta che sperare nella LUCE sempre che il tempo inclemente non renda impossibile anche questo!Sob!
Buona giornata a Sphci e a tutto il BLOG.


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Postato da m_rosa
Il 26 Ottobre 2009 alle ore 15:38

Vorrei chiarire meglio cosa intendevo col mio ultimo post, che forse non era troppo chiaro. Quando parlavo di abluzioni e digiuni, non mi riferivo certo solo a una pratica igienica, altrimenti qualunque persona mediamente pulita avrebbe risolto tutti i problemi di “conoscenza”. Volevo evidenziare, invece, come ogni pratica evolutiva, almeno quelle inerenti alla Scuola del Kremmerz, che sono quelle che ho potuto verificare, si basi, oltre che su un corpus di conoscenze, anche su una base pratico-scientifica che a quelle dottrine dà consistenza reale, come dire che ogni cosa che diciamo o che facciamo ha una spiegazione scientifica che questo blog, devo dire, ci aiuta a comprendere.
Grazie ai contributi di tutti e grazie alla S.P.H.C.I. che ha reso possibile questo ulteriore spazio di crescita.


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Postato da catulla
Il 24 Ottobre 2009 alle ore 00:51

Esterno/interno/esterno sono un’unica realtà entro la quale la pelle configura il campo di azione di un nucleo in cui il principio formale si è fissato: punto di passaggio da ciò che è “io” al “non-io”.
La matrice in cui il fuoco della vita è divenuto principio formale, e si è codificato, riproduce quell’impulso e gli riconduce ogni atto (anche la rigenerazione dopo una scottatura) tanto da consentirci di avere nome (e magari nume?).
Di là dalla pelle e proprio con la pelle respiriamo il mondo e scambiamo energia con il circostante (da cui il lavarsi come atto analogico di apertura nei confronti della vita che va ben oltre la semplice igiene). Primo organo deputato al tatto cui lo stesso Kremmerz riconduce tutti gli altri sensi, la pelle è il nostro confine, il nostro limite e il nostro mezzo di comunicazione... Con tutte le implicazioni derivanti: ad esempio, e come già accennato, il sentimento che quando è “per la pelle” significa la capacità di dilatare il nostro nucleo sino a confondersi in un altro (“un attimo di oblio di sé e dell'universo” diceva Kremmerz). Vedi anche il dire popolare che raffigura la gioia traboccante nel "non stare più nella pelle", come già ricordava Vanessa.
Venere, genitrice eterna di Eros come delle rose di cui questi è l’anagramma, è legata all’Idea dell’Amore. Se poi si considerasse Venere pianeta (da lì il sole tramonta a est e sorge a ovest) si troverebbe la gemella speculare della terra, non solo perché ha una massa simile. È il nostro “altro” benché con capacità magnetica minore, che a seconda della stagione precede il sole o lo segue e venne perciò chiamata stella del mattino o della sera anche se stella non è.
Il ciclo di lune cominciato il 18 ottobre scorso, come evidenziato da quanto riportato dalla Medicina tradizionale in questo sito, è soggetto all’influenza di Venere. Kremmerz ne parlava come della forza della Natura nella sua azione fecondativa. Il passaggio appena avvenuto, da un ciclo di Lunazioni quasi totipotente a un ciclo presieduto dalla specificità compiuta in grado di moltiplicarsi, ci porta ad allargare la nostra percezione ad un ritmo planetario.
Liberando i pori dalle tante ostruzioni forse possiamo giungere a sentire la musica incessante del nostro sistema solare integrandoci allo sguardo che, di suo, può già tuffarsi e spaziare nel cielo stellato delle notti autunnali.
A proposito…: così come Venere è l’unico pianeta femminile la vista è l’unico senso a non essere maschile. Forse perché la pupilla è un buco nero dove la luce entra per darci le immagini rendendo esterno ed interno un’unica realtà come la gemella della terra, che vede il sole al contrario, reintegra la nostra visione.

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Postato da vanessa
Il 23 Ottobre 2009 alle ore 23:04

Dalla felicità non sono più nella pelle, mi sento accapponare la pelle, provo attrazione-repulsione a pelle . . . spesso usiamo questa terminologia e, ancora più spesso, senza chiederci il perché e non riusciamo a conprenderne il significato più profondo.
Lo scienziato friulano G. Calligaris (1876-1944) dice: “…. Alla scienza importa mostrare il necessario rapporto che intercede fra un determinato interno sentimento e il fisiologico significato dell’organo in cui quella si incarna. I visceri e gli organi figurano anche un sistema d’ incarnazione di ciò che è spirituale”. Non molto accettato nel suo tempo, egli svolge le sue sperimentazioni ed esplorazioni per dimostrare l’esistenza di una relazione diretta tra la struttura interna del corpo umano e il tessuto cutaneo che lo riveste, fra la cute di un soggetto e la sua situazione psico-fisica, e inoltre ipotizza l’esistenza di linee e placche cutanee che tracciano una sorta di mappa dello stato generale spirituale di ciascun soggetto. Scrive:”….tutti i sistemi cutanei conosciut, linee, quadrati, placche circolari, campi, non sono altro che luoghi di passaggio, di entrata e di uscita, d’introduzione e di emissione, delle irradiazioni umane, o meglio dire sono le rappresentazioni geometriche secondo le quali avviene la trasmissione dei raggi vitali...”
Secondo gli studi del neurofisiologo Calligaris il corpo umano è costellato da complessi sistemi di linee e placche che costituiscono i punti di contatto con le radiazioni dell’Universo circostante, che quindi viene inteso come un immenso organismo circostante pervaso da molteplici vibrazioni, alcune delle quali sono le radiazioni conosciute (elettromagnetiche, ecc.).
Alla base dei suoi studi vi è la scoperta di una fittissima rete di linee ipersensibili verticali e orrizontali che avvolgono interamente il corpo umano e che, incrociandosi, formano dei quadrati di diversa importanza; ogni singola placca avrebbe una sua perfetta organizzazione interna, può essere suddivisa in segmenti longitudinali, trasversali ed obliqui…tali da formare svariate immagini geometriche (quadrati, rettangoli, triangoli, stelle…) e che ognuna di queste immagini geometriche assume un signifiacato ed una funzione peculiare.
Calligaris ha spiegato perché tutto quanto esiste nell’Universo si riflette come in uno specchio sul corpo umano, sensibilizzando alcuni speciali sistemi cutanei, e che ogni organismo ha una recettività particolare ed individuale ma i raggi cosmici mettono in vibrazione tutta una serie prestabilita di tasti cutanei (accensione delle placche) e che quindi questa è la prova che esiste la correlazione micro-macrocosmo, secondo leggi prefissate, verificabili sulla pelle dell’uomo e sui suoi visceri. (e qui mi tornano alla mente le parole lette su Astrologia e Pratiche Divinatorie …“…il cielo e la terra corrispondono l’una all’altra come l’originale con la copia.Cielo e terra costiituivano dunque un’unità indissolubile”).
Lo scienziato soleva dire che:” Tutto quanto si crede lontanissimo nello spazio e remotissimo nel tempo, è in realtà vicinissimo e presente, e già in noi, nella nostra subcoscienza.
Volendo aggiungere a tutto questo una mia piccolissima considerazione direi poi che sempre, in ogni approfondimento o ricerca scientifica si evidenzia, quale comune denominatore, l’Unità, in una imprescindibile correlazione, connessione, e soprattutto comunicazione “in risonanza” verso la quale si può tendere solo attraverso il metodo ermetico imprescindibile anch’esso dalla “liberazione e purificazione” dei “canali di unione” che credo, non me ne voglia m_rosa, comunque prescindano da fare qualche doccia in più, pur ovviamente riconoscendo la valenza importante, pratica e concreta, dell’ igiene del nostro corpo.
Buonanotte a tutte/tutti e un caro saluto.


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Postato da m_rosa
Il 23 Ottobre 2009 alle ore 13:01

Proprio oggi, a scuola, parlando dello sviluppo delle emozioni, si diceva che i neonati provano solo emozioni primarie, dolore quando qualcosa non va e gioia quando hanno ricevuto tutte le cure di cui hanno bisogno, però si è riscontrato che sono anche sensibili all’umore materno manifestando appunto segnali di benessere o malessere secondo se la madre stia bene o meno. Questo induce a credere che esista in loro una forma di empatia naturale con la persona con la quale sono maggiormente in contatto, e visto che gli altri sensi non sono ancora pienamente sviluppati, potrebbe essere che il senso che utilizzano per entrare in contatto profondo con la madre sia proprio la pelle. Però mi chiedo, cosa succede, crescendo, per cui questa capacità del tutto naturale e innata nei lattanti, vada progressivamente perdendosi? Penso ai digiuni che tanti di noi hanno fatto nel tempo, alle abluzioni, e li vedo allora non solo come atti analogici, ma come pratiche concrete, la pelle più è pulita e meglio respira, i pori si disostruiscono e il meccanismo osmotico tra noi e tutto il resto funziona meglio.
Saluti a tutti

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Postato da sannitica2009
Il 23 Ottobre 2009 alle ore 09:24

Mentre scrivevo questo post, fulva ha scritto il suo che ho letto solo dopo. Mi collego ai post del 19 u.s. e non tocco gli ultimi argomenti.Mi sembra che l’integrazione fra “la comunicazione analogica, profonda ed istintiva, "olistica", ancora intatta, per esempio, negli animali” e quella logica di cui parla mammolaverde si avvicini molto allo stato di “semplicità interiore” di cui tratta il kremmerz e che abbiamo cercato di commentare tempo fa. A questa integrazione andrebbe aggiunta la “volontà”, e la “creazione di una mente equilibrata”, il che non rende le cose più facili. Così ho riletto al proposito ciò che scrive kremmerz, e che, fra l’altro, mi rassicura molto e mi dona uno stato di pace, come di ritorno a qualcosa che mi appartiene e che da sempre cerco. E in questa nuova rilettura mi ha colpita il seguente brano: “Tu vedi come videro i tuoi antenati che sono in te, e vedrai diversamente quando i margini delle tue scottature antiche avranno nuovi strati di carne vegetante”. Avevo notato che spesso ci imbattiamo nelle medesime situazioni, che spesso commettiamo gli stessi errori, come se fossero qualcosa di ciclico, che spesso la nostra risposta è la medesima pur nella diversità dei fatti. Ciò che dice Kremmerz rispecchia le leggi dell’ereditarietà, ma fa credere anche che queste possano essere superate. Mi sembra una notevolissima cosa. La metafora che usa è molto efficace: una scottatura continua a dolere e bruciare fin quando non è del tutto ricoperta da un nuovo strato di pelle, da pelle rigenerata e la pelle è il più grande degli organi umani e sede del tatto. Ricordo di aver letto nelle opere del kremmerz che il tatto può sintetizzare tutti i sensi nell’esperire la conoscenza e la comunicazione con l’ambiente. Ho poi letto in un articolo che “Il ruolo della pelle nell'espressione di reazioni immunitarie è conosciuto da tempo…La suzione del bambino dal seno materno attiva il rilascio di ormoni, uno dei quali si ritiene possa essere il thymosin, che attiva ulteriormente il sistema immunitario del bambino. L'atto della suzione coinvolge il funzionamento del sistema limbico, nonché‚ di quello endocrino, poiché sia la madre che il neonato provano emozioni piacevoli. In tal modo viene messa in moto la rete interrelazionale fra il cervello (nel suo insieme,) e il sistema limbico, che è in grado di attivare il sistema endocrino e di agire su quello immunitario… “. A questo proposito vorrei chiedere a chi lo sa quali sono i centri più antichi del cervello, i “centri anatomo-fisiologici preposti più antichi sepolti nella memoria più recondita”, come diceva mammolaverde, e se si conosce la funzione che hanno in noi.




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Postato da fulva87
Il 23 Ottobre 2009 alle ore 09:06

Interessantissime riflessioni e sarà per questo 0 probabilistico che la Tradizione Iniziatica dà mezzi e strumenti per sopravvivere in tutte le condizioni s-favorevoli naturali e non!
Dice Ippogrifo"l’allineamento di così tante condizioni favorevoli, ciascuna indispensabile all’apparizione prima e al preservarsi poi della vita, per non dire di tutto il resto, sarebbe praticamente impossibile, dato che la probabilità sarebbe tanto bassa da rasentare lo zero. Mi permetto di ricordare agli amici del blog che la probabilità di eventi favorevoli connessi, ossia concomitanti, è determinata dal prodotto delle probabilità singole e che ogni probabilità è sempre inferiore a uno, cioè 0,…." Se esiste un collegamento (chiave) analogico tra universo e noi, allora lo stesso meccanismo probabilistico di sintonizzazione di eventi favorevoli al preservarsi e al mantenimento della nostra vita sono vicine allo zero (bel numero!) e questo testimonierebbe di contro e all'opposto la forza implicita nel progetto esistenziale che, nella vittoria ad esempio sulla legge di gravità ci conferma l'integrazione vitale, amorevole ed euilibrata tra le forze apparentemente opposte. Ma, scendiamo in campo, nel nostro piccolo campettino perchè in questi giorni, come ricordato da Sphci, è in fase di preparazione di semina, e traduciamo questa riflessione dai massimi ai piccoli sistemi della nostra vita quotidiana.Cioè nel campo della nostra sperimentazione.
Viene spontaneo osservare che se il medesimo meccanismo fisiologico biolocico aggrega in ognuno di noi in modo speciale cioè particolare le cellule e le proporzioni degli elementi chimici anche per la variante delle misure, come notava mandragola116, e gli effetti di questa composizione sono su tutti i piani - fisico, emozionale, psichico- è perchè è spinto da un quid intelligente, cioè c'è un perchè finalizzato insito. No? E questo mi porta a dire da un lato che tutto ciò che ci capita ha forse una spegazione perchè parte da noi in profondità, e dall'altro che la questione forse è davvero ininfluente( cioè da non perderci la testa! ) perchè una delle tante occasioni favorevoli probabilisticamente ridotte a zero, dove zero allora è quel valore in cui la vita diventa neutra e immune da tutti i particolarismi e gli egoismi (compresi gli stati di necessità dietro i quali mascheriampo i nostri comportamenti ) Ecco perchè nella Schola personalismi e individualismi vanno a integrarsi nello stato da acquisite gradualmente di tramite neutro...
Devo scappare e mi dispiace, a presto
Un abbraccio



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Postato da liber.mens
Il 22 Ottobre 2009 alle ore 20:51

Mi collego alle odierne riflessioni di Ippogrifo. La sua analisi probabilistica invita a considerare come molto ridotte le possibilità che si inneschi la vita e tutte le sue conseguenze. Infatti la scienza valuta l'ipotesi della vita nell’Universo come un evento raro, se rapportato al numero sconfinato di galassie, ammassi stellari, stelle e pianeti e, in particolare non confrontabile con le dimensioni dell'Universo stesso, che si suppongono infinite. Questo significa, superando speculazioni filosofiche, che deve esserci una innata capacità nella materia di autorganizzazione e autodeterminazione, cosa che appare anche evidente nella teoria del Big-Bang da cui sarebbe nato l'Universo. Non sfugge che le attuali ricerche del Cern cercano di dimostrare l'esistenza della c.d. "particella di Dio", particella base essenziale componente di tutte le altre. Forse è tempo di pensare che l'Intelligenza è materia (particolare) e quindi energia (l'equivalenza Energia-Materia è stata dimostrata da Einstein), senza essere visti come eretici. Per concludere: giunge forse il momento in un luogo dell'Universo, in cui l'Intelligenza propria della Materia-Energia decide di far scoccare la vita, perchè i tempi sono maturi e perché così deve essere per l'Equilibrio Universale e per la sua l'evoluzione. Questo è da dimostrare a se stessi e la Scienza Ermetica ci può fornire gli strumenti tradizionali e ortodossi adatti. Un saluto a tutti.

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Postato da ippogrifo
Il 22 Ottobre 2009 alle ore 16:39

Leggendo gli interventi di mammolaverde, mandragola e degli altri amici che si sono avvicendati in riflessioni assai stimolanti non ho potuto fare a meno di riflettere a mia volta.
La visione scientifica moderna (o scientista?) vorrebbe che l’intricato e stupefacente meccanismo di interazione, scambio, cooperazione stabilitosi all’interno delle cellule, dunque della materia vivente, sia il prodotto di un’evoluzione articolatasi lungo milioni, anzi miliardi di anni e sempre per effetto del “caso”. Parrebbe perciò che il cosiddetto “caso” – vero e proprio demiurgo intelligente e legiferante – abbia operato sempre e solo nella stessa direzione: il mantenimento della vita, lo sviluppo della complessità e dell’intelligenza funzionale dei sistemi biologici fino all’ultimo (almeno per ora) traguardo conosciuto: il riflesso dell’intelligenza funzionale nell’autocoscienza del vivente.
Detto in altri termini, fra gli infiniti casi possibili, i soli casi favorevoli si sarebbero tutti allineati, uno dopo l’altro, per intessere quella che è oggi la rete che interconnette insieme galassie e gangli periferici, particelle subatomiche e neuroni.
Ebbene, basterebbero semplici considerazioni di natura probabilistica per giungere alla conclusione che l’allineamento di così tante condizioni favorevoli, ciascuna indispensabile all’apparizione prima e al preservarsi poi della vita, per non dire di tutto il resto, sarebbe praticamente impossibile, dato che la probabilità sarebbe tanto bassa da rasentare lo zero. Mi permetto di ricordare agli amici del blog che la probabilità di eventi favorevoli connessi, ossia concomitanti, è determinata dal prodotto delle probabilità singole e che ogni probabilità è sempre inferiore a uno, cioè 0,…. Provate allora a moltiplicare un numero inferiore a 1 per sé stesso; poi ancora per sé stesso, e così via fino all’infinito o quasi… Otterrete un numero sempre più piccolo, che tende inesorabilmente verso lo zero.
Allora la domanda è questa: ma è davvero così “eretico” per la scienza compiere l’unico passo possibile per saltare codesto paradosso probabilistico, è cioè ammettere l’intelligenza innata della e nella materia? Così come da sempre postulato dalla Scienza Ermetica?


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Postato da mandragola116
Il 22 Ottobre 2009 alle ore 07:34

Certo il Maestro parla della sua sperimentazione e quell"io posso..."forse significa che lavorando al proprio sviluppo interiore anche la suggestione che di solito è considerato un quid negativo ("sei suggestionabile" cioè senza forza e personalità) diventa utile anzi funzionale al proprio bene. Sembrerà banale, ma riflettevo che così non si negativizza nulla, nè si rinuncia a niente del potenziale che abbiamo per chissa che cosa perchè non ne abbiamo coscienza, e mi torna che sia fondamentale conoscere il funzionamento del nostro meccanismo fisico capace di grande sprigionamento di energia di realizzazione.
Molto bello quello che dice mammolaverde a proposito della comunicazione olistica in scambio tra le parti più antiche e le più recenti. Capire che c'è un meccanismo fisico fatto di cellule di ormoni di glandole e vasi, in quella proporzione e fatte in quel modo, che ci unisce e ci affratella al resto perchè funziona così in tutto dalla terra al cielo, ti lascia senza parole.
Nella realtà però uno/a questi meccanismi se li ritrova squilibrati e impuri. Perciò il bene più grande sta in questo metodo offerto per potersi autosanare profondamente.






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Postato da gelsomino
Il 19 Ottobre 2009 alle ore 23:08

Sono riuscito a completare gli 8 giorni di digiuno prima che finisse la luna. Avendo iniziato in ritardo è stato un pò un tour de force, ma comunque è andato tutto bene.Facendo un resoconto, quel che ho notato su me stesso è stato : 1) durante il periodo dei digiuni , un affinarsi del senso deel'olfatto e del senso del gusto ;completati gli 8 giorni , una notevole energia e maggiore lucidità mentale.L' intenzionalità con la quale ho svolto questo consiglio dalle Lunazioni, è stata quella di depurare l'organismo da ogni sorta di tossina per renderlo più forte e preparato ad affrontare l' inverno e tutte le influenze virali che porta.Starò a vedere, ma nel frattempo questa sperimentazione mi ha fatto ricordare un punto in cui il Kremmerz parla della volontà e di come esercitarla per immunizzarci ." Mediante la volontà o l'autosuggestione, io per es. , uscendo da un luogo caldo, d' inverno, POSSO evitare una malattia, comandando al mio corpo di non sentire freddo.E non lo sentirò effetivamente,e se la volontà è forte,giungerò perfino a sudare, malgrado il gran reddo."E in un altro punto , a proposito del regime alimentare :"E' un errore comune il credere che sia innocente allo sviluppo fluidico dell' individuo la vittitazione.Alcuni intuiscono che il massimo contributo possa esservi dato dalla parca vita e dal desinare modesto, poichè è precetto antico che li ventricolo ha influenza sullo stato intellettuale..." Ed ancora : " Non scrivo un paradosso, ma coloro che non consumano molta forza fisica ( intendo del corpo fisico ) in esercizi faticosi e pesanti , non avrebbero il dovere di gravare lo stomaco con quantità enorme di cibi indigesti che aumentano la produzione fecale viziosamente."

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Postato da mammolaverde
Il 19 Ottobre 2009 alle ore 20:50

Continuando...L'integrazione della due modalità permette l'espansione della potenzialità dell'essere umano, l'attivazione dei centri anatomo-fisiologici preposti più antichi, sepolti nella memoria più recondita, e la loro attiva interazione con quelli più recenti, favorendo l''evoluzione dell'eserse umano e la sua maggiore compartecipazione alla vita dell'universo che lo circonda.

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Postato da mammolaverde
Il 19 Ottobre 2009 alle ore 20:37

A proposito di comunicazione: è ancora oggi, d'uso comune, interpretare l'atto del comunicare, ovvero dello scambiare informazioni con altri sistemi, solo come espressione verbale, aspetto esclusivamente logico e razionale.
In realtà si comunica anche respirando, guardando, toccando, nutrendosi,assumendo posture o eseguendo gestualità particolari e cocsì via.
Si comunica anche con il silenzio.
Esiste, infatti,una comunicazione analogica, profonda ed istintiva, "olistica", ancora intatta, per esempio, negli animali che vivono liberi dalle regole della "civilizzazione" e per lo più dimenticata dalla nostra specie.
Il recupero di questa forma analogica e la sua integrazione con quella logica consente una potenzialità maggiore di scambio informativo, più vicina alle leggi di natura.
L'integrazione delle due modalità

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Postato da sannitica2009
Il 19 Ottobre 2009 alle ore 08:36

Grazie a lber.mens per la segnalazione del libro su Ipazia che comprerò senz'altro. A proposito del film Agorà di Alejandro Amenabar ho sentito che difficilmente uscirà in Italia poichè pare che nessuna società italiana si è resa disponibile per la distribuzione e il doppiaggio del film. La critica ne parla come di un ottimo film: "un'incendiaria, ferma e necessaria critica del fondamentalismo religioso di ogni tipo e una minuziosa ricostruzione scientifica".

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Postato da liber.mens
Il 18 Ottobre 2009 alle ore 23:03

Buonasera a tutti. Vorrei segnalare un libro che il 23 sarà in vendita su Ipazia, in concomitanza con l'uscita del film spagnolo Agorà, purtroppo al momento non in Italia, sempre su Ipazia. Ma chi era Ipazia (Hypatia)? Era una giovane scienziata, una libera sperimentatrice: filosofa, matematica, astronoma, musicologa, medico, sacerdotessa pagana, vissuta nel I.V. secolo d.C. ad Alessandria d'Egitto. Fu barbaramente uccisa dai sicari del vescovo Cirillo (della Chiesa di Roma), perchè postulava la fusione tra religione (paganesimo) e scienza, dunque dava fastidio al Cristianesimo dominante. Ben prima di Galileo è stata la teorica del Metodo Sperimentale, nemica di ogni pregiudizio e, in particolare di quelli contro le donne. Dunque una voce fuori del coro, dissonante. Ipazia inventò l'astrolabio, l'anemometro e l'idroscopio.
Insegnò nella celebre biblioteca fino alla sua distruzione, con tutto l'instimabile sapere antico che conteneva. Fu vittima del fondamentalismo religioso e dell'oscurantismo, lo stesso che perseguitò in altre epoche Galileo e Giordano Bruno. Per la duplice funzione di sacerdotessa (capo della scuola neoplatonica alessandrina) e scienziata, la sua figura ricorda un'altro grande del passato: Pitagora, anch'egli scienziato e gran sacerdote. Ipazia evidenziò il primario ruolo femminile nella scienza - sacra e profana -fu artefice pratica di questa sintesi: del metodo Ermetico Scientifico, atto a far comprendere la strada dell'evoluzione dell'essere, come ci ha voluto indicare il Maestro J.M.Krememerz. Credo sia doveroso pensare a questa "antica" donna coraggiosa, non come ad un personaggio del passato, ma ad un modo di essere e pensare del tutto attuale e appropriato.
Un saluto a tutti.

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Postato da sannitica2009
Il 18 Ottobre 2009 alle ore 18:35

Oggi tempo da lupi…così nel rileggere anch’io, come catulla, il saggio sull’astrologia e pratiche divinatorie nella tradizione kremmerziana, mi è venuto il dubbio che la divina-azione non riguardi solo la previsione di un evento ancora da accadere,o accaduto, che la Natura, col suo linguaggio comunica, ma un evento straordinario in cui come dice il kremmerz nell’essere umano subentra “uno stato passivo della coscienza esteriore per la liberazione del Nume”. Stato che cerco di spiegarmi così: come se tutti i sensi (o coscienza esteriore) fossero assorbiti in una concentrazione speciale grazie alla quale l’elemento “Nume” si manifesta. Capisco che una cosa del genere non può che essere il frutto di una lunga educazione ermetica, come quella impartita dalla SPHCI. Ma mi viene anche il dubbio che l’educazione ermetica dei sensi non significhi solo un raffinamento degli stessi, cioè una maggiore capacità sensoriale, perché se così fosse molti animali ci supererebbero. Mi ha molto colpita che quando c’è stato lo tsunami a Samoa non si siano trovate carcasse di animali, perché si è scoperto che prima ancora che il terribile evento arrivasse molti elefanti, ad esempio, si sono liberati e sono fuggiti all’interno. Lo hanno avvisato in tempo utile per mettersi in salvo, mentre gli uomini, purtroppo, non se ne sono accorti. Probabilmente gli elefanti di Samoa non distratti da mille artefici come noi hanno avvertito che qualcosa non andava.

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Postato da guglielmo tell
Il 16 Ottobre 2009 alle ore 22:07

salve, stasera concludo il mio digiuno diotto giorni. A parte l'inizio dove ho avuto mal di testa e stanchezza, poi al di là di qualche calo di attenzione non ho avuto particolari difficoltà.. ho riscontrato anche di avere qualche buona intuizione ed anche di qualche piccola capacità di indovinare piccole cose.. Un abbraccio a Tutti!

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Postato da catulla
Il 14 Ottobre 2009 alle ore 22:16

In seguito a un’ennesima rilettura, l’articolo del 24 settembre mi ha evidenziato un concetto che, finora, aveva confusamente viaggiato nella mia mente restando come sottofondo anche nella sperimentazione dei rimedi delle Lunazioni: “la rieducazione dell’apparato sensoriale conduce alla comprensione del linguaggio simbolico e intelligente della Natura”.
Così, sono andata a recuperare un vecchio articolo uscito all’inizio dell’estate in cui alcuni ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis (USA) hanno avuto evidenza che una dieta a basso contenuto calorico - ma nutrizionalmente bilanciata - abbassa le concentrazioni di un ormone della tiroide che controlla l'equilibrio energetico del corpo e il metabolismo cellulare (la durata della vita ne sarebbe allungata di circa il 30%).
Infatti hanno provato che la restrizione calorica porta a una combinazione che rallenta il processo di invecchiamento riducendo il tasso metabolico del corpo come pure i danni ossidativi alle cellule e tessuti.
Per contro, già più di tre anni fa, l'American Thoracic Society International Conference aveva dimostrato che dormire meno di sette ore per notte faceva aumentare di peso le donne e danneggiava il metabolismo corporeo a prescindere dal numero di calorie assunte con la nutrizione.
Insomma è un po’ come se il nostro corpo non potesse fare a meno di mantenere la giusta polarizzazione (sonno/veglia) e, congiuntamente, dovesse stare attento al sovraccarico energetico (sovrappeso): proprio come qualsiasi ricetrasmittente!
Quindi mi chiedo: e se il fine ultimo dell’esistenza attendesse di svelarsi a coloro che, fra gli esseri umani, avessero ricostituito il loro apparato cerebro-spinale secondo calibrature e sintonie atte a restituirlo alla sua funzione di recettore?
Il linguaggio, dopotutto, è tale in quanto comunica… Cosa?


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Postato da m_rosa
Il 13 Ottobre 2009 alle ore 12:18

Salve a tutti amici del blog, qui oggi la giornata è stupenda, il cielo di un azzurro esplosivo, i verdi cominciano a cedere ai gialli e ai rossi, la Natura continua per la sua strada, seguendo incessantemente i suoi cicli…nonostante tutto. (A questo proposito mi viene una battuta che si faceva nelle scuole elementari rispetto all’apprendimento della lettura da parte dei bambini “non preoccupatevi, tanto alla fine dell’anno tutti sapranno leggere…nonostante le maestre!”) ma noi maestre ci preoccupavamo e facevamo tutto il possibile, chi meglio chi peggio, e i bambini imparavano a leggere. Ora vorrei che la stessa preoccupazione, lo stesso impegno, mettessimo noi rispetto alla Terra. E’vero la Vita comanda alla Vita, ma un pochettino vogliamo assecondarlo questo trend? Basterebbe non bloccarlo, non porre ostacoli, come invece, purtroppo, avviene (vedi i vari gas serra, esplosioni nucleari e quant’altro). Mi direte che c’entra questo con gli ultimi temi dei nostri blog? Trovo che l’atteggiamento che dovremmo adottare verso la Natura e verso la Miriam è lo stesso, il diventare tramiti del fluire dell’energia di Bene è la stessa cosa che dire diventare tramiti del fluire della Vita, correre col vento, ingiallire con le foglie, diventare humus per poi tornare a germogliare, tutto ciò nella consapevolezza che solo come Umanità possiamo essere una parte viva e fattiva della Natura mentre se ci ostiniamo a rimane singole cellule ognuna chiusa nella sua membrana protettiva, a che serviamo? Chi serviamo se non il nostro personale bieco egoismo?
E allora il senso di far parte di una Catena Iniziatica, sta anche in questo, nel superare i propri individualismi, nell’acquisire la consapevolezza che tutto ciò che facciamo non è, o non dovrebbe essere, per nutrire il nostro ego, ma per aderire a un Progetto più grande. Ora vado a lavorare. Un saluto a tutti



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Postato da segezia
Il 10 Ottobre 2009 alle ore 18:47

A cosa serve una bussola? Prima a distinguere il nord rispetto agli altri punti cardinali e, poi, a orientarsi.
Ecco, per la mia (breve) esperienza nella Schola il ‘quid’ guida una preparazione - lunga, meticolosa, costante - a un modo di essere. E il modo di essere è di ‘tutto’ l’essere: da come si muove a come respira, da come si porge a come ascolta, da come parla a come tace, da come mangia a come digiuna, da come pensa a come riesce a silenziare la mente. Questo ‘essere’ lo si acquisisce goccia a goccia, giorno dopo giorno, facendo e sintonizzandosi come una nave alle stelle, vuoi aggiustando il tiro, vuoi rettificando la rotta perché il segnale arrivi più forte e più chiaro. Il disegno stesso dell’organigramma della Schola a cerchi concentrici mi è sempre parso suggerire un’irradiazione: la pietra nell’acqua, il sole nel cielo, il cuore nell’uomo. E l’irradiazione è tale che anche il neo-iscrittto viene affratellato dallo stesso nutrimento e protetto dallo stesso filtro, come qualsiasi nuova cellula agganciata a una placenta da un cordone ombelicale. Ma l’omologazione, che evidenziava Ippogrifo, non è livellamento: non più di quanto lo sia per noi umani aver avuto tutti un utero che ci ha ospitato, un cordone ombelicale e una placenta che ci ha nutriti, tutti funzionanti secondo il medesimo meccanismo ma produttivi di tanti individui diversi.
Comunque, ammettendo che si raggiungesse tale modo di essere (e qui devo rifarmi a quanto viene detto perché, secondo l’assioma ermetico, per conoscere una cosa bisogna essere la cosa stessa) si avrebbe la conoscenza di ciò che è l’amore, inteso come comunione con l’esistente tutto e, quindi, la conoscenza delle Leggi che regolano la vita, il divenire, il male apparente, l’armonia immanente. Anche l’essere legati ad un fine terapeutico, in tale prospettiva, assumerebbe l’ovvietà di un equilibrio da testimoniare e promanare a chi lo chiede e si dispone a riceverlo...
Ma torniamo alla base.
Diceva il Maestro Kremmerz che sarebbe bene ‘non lasciare immaturi la terra’. Ecco, la Schola aiuta a maturare. Se poi qualcuno, per sua indole e natura e storia, fosse in grado di ‘essere’ in qualsivoglia altro punto del globo nel modo necessario alla risintonizzazione con le forze universe immagino che troverebbe senz’altro cosa fare di tanta beatitudine…! Dal canto mio posso dire che la Schola mi ha dato tanto, sotto ogni punto di vista, migliorando la qualità della mia vita, spingendomi ad acquisire sempre più il dominio di me stessa e la responsabilità di quanto faccio e sono e, ultimo ma non meno importante, dandomi la possibilità di far fluire da me la luce di cui sono stata oggetto anche verso chi chiede alla Schola di stare meglio o di stare bene, rendendomi così due volte ricca: una per aver ricevuto, l’altra per essere in grado di trasmettere (un po’ come le statuine fosforescenti). Così i rimedi delle Lunazioni sono l’occasione per sperimentare il mio essere nella Schola anche quando mi vesto, indosso un monile, mangio con la famiglia o con gli amici.
Si interroga poi Sannitica “un centro iniziatico è sempre esistito nella storia dell’umanità”? Viste le testimonianze che ci giungono dal passato, vuoi dalla Mesopotamia, vuoi dall’Egitto, vuoi dalla Grecia, per non parlare delle tracce nell’epoca barbarica quando la cultura araba era invece un fiore, e il Medioevo, il Rinascimento… con tutta la storia della scienza posta e riproposta alla capricciosa umanità indolente: beh, tutto farebbe pensare di sì. Abbiamo una struttura fisica che ci consente di comprendere, seppure virtualmente, l’Idea di una possibilità di vita diversa, più raffinata e qualitativamente migliore; dunque se c’è l’organo ci deve anche esser stata la funzione: concepita, fissata e conquistata alla specie umana da ascendenti benemeriti.
Spero di esser stata utile e, soprattutto, in mezzo al solito entusiasmo, chiara nell’esprimermi.


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Postato da ippogrifo
Il 10 Ottobre 2009 alle ore 17:10

Un saluto agli amici del blog, che ho continuato a seguire con attenzione anche se in silenzio.
L’intervento che propongo alla vostra attenzione non è un tentativo di risposta, bensì un insieme di considerazioni innescate dalla domanda di Catulla e dai post successivi fino a quello di Sannitica.
La sperimentazione, in quanto tale, si presta agli approcci più disparati: può essere condotta per curiosità (vediamo che succede, tanto, male non mi può fare…); per scettico interesse (vediamo se premesse e conseguenze sono vere); per soggettiva esigenza di verifica (sono convinto che le premesse siano ragionevoli e perciò intendo verificare su di me gli effetti); e così via…
Tutte questi approcci possibili, e quanti altri se ne possono immaginare, rientrano nell’ambito delle libere espressioni della soggettività individuale, che sono anche altrettante modalità attraverso le quali connettersi con la manifestazione unitaria della natura che il Maestro Kremmerz ci invita a sperimentare attraverso le Lunazioni.
Soggettive, appunto.
Ma allora, si chiede Catulla, dove sta la differenza tra questo modo di sperimentare e il modo di chi è iscritto alla Fratellanza di Miriam? Qual è il “quid”, per usare le parole di Sannitica, che conferisce quello che in termini attuali potrebbe chiamarsi “valore aggiunto”?
Mi pare si possa affermare che la differenza stia tanto nel lato soggettivo quanto in quello oggettivo.
Tento di spiegarmi.
Dal punto di vista soggettivo, tutti gli iscritti sono “omologati” in una identica modalità di approccio, che è statuita dal patto sancito nella Pragmatica Fondamentale e secondo cui ogni tentativo di sperimentazione deve essere ricondotto all’unica finalità della Schola, ossia quella terapeutica. Dunque, anche la sperimentazione delle indicazioni fornite dalle Lunazioni rientra nel contesto di ciò che il Miriamico è chiamato a fare in quanto tale: sperimenta non per curiosità, non per scetticismo, ma per pragmatica attuazione dell’impegno che ha assunto con sé medesimo e con la Schola, consapevole che l’evoluzione del proprio mono è insito nell’esercizio stesso della pratica correttamente intesa e correttamente eseguita.
Da questo, il secondo aspetto, quello oggettivo, ne discende per conseguenza. Tutti gli strumenti “tradizionali”, forniti gerarchicamente e ortodossamente, sono potenziati in relazione alla finalità per la quale sono predisposti e alla quale sono indissolubilmente vincolati, che come si è detto è quella terapeutica. Il potenziamento è dunque il “quid”, assieme al fermento, attivo, inesauribile e vivificante che, con gli stessi strumenti, ma soprattutto insieme all’uso coerente di essi, ci viene elargito dal Centro, espressione immutabile della Catena Iniziatica, ininterrotta e permanente. Pertanto, credo si possa affermare che l’integrazione nella sperimentazione delle Lunazioni degli strumenti più acconci allo scopo, e dei quali il Miriamico è ampiamente dotato, costituisca l’elemento “oggettivamente” discriminante tra la sperimentazione indipendente e quella che invece persegue l’iscritto.
Ancora un saluto e a risentirci.


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Postato da sannitica2009
Il 10 Ottobre 2009 alle ore 13:55

Rispetto al quesito di Catulla mi sembrano molto valide le considerazioni di sciarparossa e vanessa che danno pure un senso molto serio all’aggettivo “iniziatico”, di cui oggi, sia su vari siti che in generale, mi pare si abusa senza averne i titoli e si equivoca per opportunismo. Mi pare di capire che chi è iscritto alla Schola è, grazie alla Catena, collegato ad un centro operativo di conoscenza e di salute, come è raffigurato nell’organigramma della Schola (che appare sul sito) e quindi beneficia di un “quid” che diversamente non avrebbe, né che si trova ovunque. E’ messo cioè nelle condizioni di poter avere un “inizio” nuovo grazie a questo nutrimento se si pone nelle giuste condizioni e rispetta la finalità terapeutica. Un po' come se gli si desse un secondo cordone ombelicale che lo collega ad una matrice . Mi chiedo un “centro iniziatico” è sempre esistito nella storia dell’umanità?




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Postato da sylva
Il 10 Ottobre 2009 alle ore 09:04

Cara Vanessa,
Sono molto d’accordo con quanto hai detto, bisogna accettare a esporre anche le cose che non riusciamo ancora a portare a termine. Ma questo non perche si debba fare “mia colpa”, cosa che in ermetismo non ha nessun senso pratico e morale, ma più che altro per capire, soggettivamente e oggettivamente, quali sono a volte le nostre limitazioni, in vista di un loro superamento. Ciò che per uno è difficile potrebbe esserne facile per un altro, e personalmente mi aggrada di più mantenermi casta un anno piuttosto che digiunare una settimana. Ma da brava miriamica devo anche capire anche il perché ed è questo in cui penso che un iscritto nella fratellanza a volte si possa differenziare da un non iscritto. Neanche io ho fatto il digiuno.


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Postato da vanessa
Il 10 Ottobre 2009 alle ore 01:11

La mia non è una “risposta”, non sarei in grado di darne, al contrario è solo il voler manifestare la mia esperienza, in ambito alla catena Miriamica, solo quale umile e molto inconsapevole tramite che tende però alla realizzazione di una pratica e consapevolezza più “vera” per il solo fine evolutivo e terapeutico della Schola voluta dal Maestro Kremmerz e dalle Superiori Gerarchie pro-salute populi, e per cercare, attraverso l’esternazione dei miei pensieri e esperienze di correggere o aggiustare “il tiro” là dove il mio livello non mi consente di comprendere e intendere e tanto per cominciare devo dire che in questo momento mi sento molto “cacosofa” (come ammonisce il Maestro Kremmerz) perché è questa la sensazione che si ha (almeno io la provo) quando alla “teoria” non corrisponde la “pratica”…mi spiego…nel senso che non sono riuscita a sperimentare gli otto giorni di “digiuno” consigliati in questa luna e se pur questo è solo un “conto” che devo fare con me stessa e che fa parte della mia esperienza “soggettiva”, sento di condividerla con voi perché credo, non so se sbaglio, che in un percorso evolutivo conti anche moltissimo, oltre a quello che si fa, anche quello che non si fa o non si riesce a fare per cercare di comprendere il “vero” di sé anche se non sempre gratificante.
Essere iscritti alla Catena Miriamica non significa, a mio parere e per esperienza personale, “aver realizzato” ma solo incominciare a provare a tentare di realizzare una trasformazione; ma essere iscritti vuol dire anche ricevere potenti aiuti (attraverso le rituarie, istruzioni orali e tantissimo altro) senza dei quali io credo che non ce la si possa fare. Qualcuno potrebbe obiettare che questo è un discorso opportunistico in contrasto con la finalità “disinteressata” di Bene e Salute che dovrebbe contraddistinguere gli “anelli” della Catena ma io dico che è veramente uno “spreco” non cogliere questo immenso dono e opportunità che ci viene offerto e che le Superiori Gerarchie con il loro amorevole e continuo apporto e sostegno elargiscono a piene mani. L’iscritto, essendo agganciato alla Catena beneficia delle vibrazioni dei più evoluti, senza che questi ne siano impoveriti o squilibrati, ed è sempre collegato a quella Forza di Bene erogata dal Centro. Ovviamente l’iscritto non è lì, non può essere lì, solo a succhiare passivamente tanto benefico “latte” (rischiando pure “l’affogamento”) ma deve attivarsi, ognuno per le proprie possibilità, per cercare di liberare quei canali ostruiti e far fluire il passaggio di quel nutrimento (o lievito spirituale) in sé e fuori di sé, e, come già ribadito più volte in questo blog, ovviamente nel rispetto dell’Ortodossia e della Gerarchia Naturale.
Ma altro ulteriore e fondamentale differenza tra un percorso evolutivo profano e quello iniziatico della Miriam è avere la possibilità che i propri sforzi, il lavorio continuo, i tentativi non si perdano nel nulla e nel proprio infinito “vuoto” ma possano essere “oggettivati” o “confermati” affinchè tutti noi, fratelli e sorelle di un’ UNICA grande umanità, si possa diventare sempre più consapevoli e attivi tramiti di un meraviglioso progetto di Bene e Salute.
E’ vero costa tanta fatica, a volte anche sofferenza, ma come non esserne onorati di essere stati accolti per farne parte?


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Postato da sciarparossa
Il 09 Ottobre 2009 alle ore 22:00

Buona sera amici, convengo che la constatazione di Gelsomino sia più che legittima. Avendo, per il momento, sperimentato il digiuno da esterno alla Fratellanza convengo che se da un punto di vista meramente salutista ha una sua efficacia, da un visuale più mentale la sensazione di "leggerezza dell'essere" ,che ho citato in precedenza, è solo un intravedere un potenziale diverso modo di essere ma rimane una esperienza fine a sè stessa. Quello che manca è una finalizzazione e una disciplina per esplicare questo potenziale inespresso. Non so se io ho lo spirito gregario ma non credo che da soli si combini molto, non ho mai trovato maestri interiori come vagheggiato da molti. Per cui se tutto condiziona tutto nel bene e nel male, un comunità di persone animata da medesime finalità è indispensabile per qualunque progresso Ciao e buon finesettimana

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Postato da catulla
Il 09 Ottobre 2009 alle ore 15:48

Già da diversi mesi ho sperimentato più cose delle Lunazioni, compreso il digiuno degli otto giorni che ho già terminato e, devo dire, con visibili benefici sul mio equilibrio e la mia forma fisica. Però l’ultimo post mi ha colpito: “ci sarà pure una differenza tra chi le sperimenta come iscritto regolare alla Schola, ortodossamente legato ad un Catena Iniziatica e chi no”. Ecco, fino ad ora c’era stata l’impressione che la pratica, in quanto tale, fosse comune a tutti gli sperimentatori, iscritti o meno alla Schola. Invece le parole di Gelsomino fanno riflettere su ‘quanto’ non viene espresso perché (evidentemente) riservato, che conferisce alla pratica un ‘qualcosa’ di diverso e/o in più. In quanto esseri umani tutti siamo fratelli e sorelle su questo pianeta che ci ospita, “astronave” nel mare dell’infinito con cui ci rapportiamo continuamente in uno scambio di vita paragonabile a quello di ogni pianta, ogni animale e ogni essere. Lo sforzo di allinearsi con le sue energie in un ritorno alla dimensione spontanea che abbiamo perduto può giungere da ogni punto del globo in maniera più o meno consapevole. Dunque, qual è il valore della tradizione iniziatica ortodossa in questo sforzo? Io me ne sento attratta profondamente ma non saprei dar voce logica a questa attrazione. COSA è stato sancito dal Maestro Kremmerz con le superiori Gerarchie di là dall’aspetto esteriore della Schola e di COSA godono gli iscritti rispetto a chi non è considerato ‘parte’ della Fratellanza? Spero che qualcuno degli iscritti abbia la possibilità e la voglia di rispondermi. Grazie.

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Postato da gelsomino
Il 08 Ottobre 2009 alle ore 20:57

Lunedi ho iniziato il digiuno ed ho fatto 3 giorni consecutivi: un pò perchè ho iniziato tardi ( la luna il 18 finisce ) e un pò per una mia curiosità, in quanto il primo giorno , la sera , ho avuto un pò di mal di testa, e allora volevo capire se era dovuto alla fame.Siccome i due giorni seguenti non ne ho più sofferto, ne deduco che non era dovuto allo scarso vitto.Come altri che stanno sperimentando questo consiglio dalle Lunazioni, anch'io non ho avvertito alcun senso di fame, anzi l'aver interrotto questo tipo di alimentazione mi è dispiaciuto.Un effetto che ho notato è stato l'acuirsi del senso dell' olfatto ed inoltre, mi viene da pensare che " liberarsi da tutti i veleni del corpo " possa intendersi non solo scorie fisiche, ma anche mentali. Penso questo in relazione a quel mal di testa iniziale e a dei brutti sogni fatti: come se mi fossi purgato da tutta una somma di sensazioni assorbite nella vita quotidiana.Ho anche riflettuto che ho approcciato questo digiuno come fosse un rito, ben sapendo che non lo è; ma non l' ho fatto volutamente, me ne sono reso conto dopo.E quindi ho pensato che anni di educazione ermetica ti plasmano e così ogni esperienza che fai la riporti a quel modo di essere a cui tendi ad assimilarti.E poi , è vero che le Lunazioni sono state date dal Kremmerz "Pro salute populi", e quindi sono sperimentabili da tutti, ma ci sarà pure una differenza tra chi le sperimenta come iscritto regolare alla Schola, ortodossamente legato ad un Catena Iniziatica e chi no ?

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Postato da segezia
Il 07 Ottobre 2009 alle ore 23:23

Mi spiace se, presa dall’entusiasmo, non sono riuscita a spiegarmi bene. Intendevo dire che appreso come la matrix sia un fluido extracellulare che costituisce un'area comune di attività e informazione (del sistema nervoso, del tessuto connettivo e di quello capillare che reca il respiro), mi sono parse quasi identiche le parole di Kremmerz che indicava come il corpo fluidico sia attivato e informato (“prende la sua vita”) dalla nutrizione del sistema nervoso e delle parti molli e ganglionari del corpo fisico e per mezzo dell’aspirazione .
Insomma, se le viscere erano state definite la matrice dell’inconscio, mi è parso abbastanza logico vedere in questo fluido extracellulare l’aspetto formale della forza radiante dell’essere umano...


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Postato da mercuriale
Il 07 Ottobre 2009 alle ore 22:42


Ho iniziato la sperimentazione del digiuno, oggi è stato il secondo giorno e sono rimasta colpita dal fatto di non aver sofferto minimamente la fame, come se l'acqua di fonte fosse il nutrimento sufficiente di cui avevo bisogno. Purtroppo ho iniziato tardi, spero di riuscire a fare gli otto giorni di digiuno!
Buonanotte a tutti



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Postato da tanaquilla8
Il 07 Ottobre 2009 alle ore 19:53

Cara Segezia, vorrei capire meglio cosa hai voluto dire nel tuo ultimo post quando hai parlato del corpo fluidico e della matrix. Si tratta di una analogia? In che senso dici che ora il corpo fluidico “trova rispondenza scientifica nel concetto di questa matrix”? Vorrei che ti spiegassi meglio per non correre il rischio di innescare equivoci.

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Postato da leda
Il 06 Ottobre 2009 alle ore 22:11

trovo molto interessante il commento di catulla e se ho capito bene, se si fa una vita regolata da un'alimentazione sana per quanto e' possibile con sonno sufficente,e importante non litigare con la quotidianita', le nostre difese immunitarie non abbassano la guardia, e cosi' oppure ho capito male.

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Postato da segezia
Il 06 Ottobre 2009 alle ore 18:22

Il termine ‘corpo fluidico’ è ricorrente nelle opere di Kremmerz e ora trova rispondenza scientifica nel concetto di questa ‘matrix’.
Qualche post fa, Tanaquilla aveva citato un brano enigmatico del Maestro Kremmerz in cui si diceva che chi dà forma all’uomo è il suo piccolo Nume che l’ha fatto e che si alloga fra il fegato, il rene e la milza.
Ora Mammolaverde, mentre ci informa che si può sopravvivere con talune lesioni del sistema nervoso centrale ma non senza nutrirsi, ci avvia anche alla conoscenza di una componente fluida (matrix) del tessuto connettivo che è responsabile di tutte le funzioni vitali di base. Le ricerche di Catulla su Pischinger ci dicono che lo stato di immunità ne dipende direttamente mentre quelle su Gershon arrivavano a ipotizzare che l’addome fosse la matrice biologica dell’inconscio.
Ancora Mammolaverde evidenzia che il bacino è la regione più direttamente interagente con la forza gravitazionale terrestre, con la quale siamo sempre in rapporto, mentre Catulla riportava che durante la fase REM del sonno anche le viscere iniziano a ondeggiare.
Da tutto ciò ne ho tratto che:
1) benché un cordone ombelicale non ci tenga più visibilmente agganciati ad una madre, tuttavia è nel nostro addome che va cercato il punto nodale di incontro e trasformazione tra la vita del tutto e la vita individua che chiamiamo ‘io’;
2) il nostro cervello, per struttura e capacità, è subordinato all’influenza del sistema addominale da cui trae non solo nutrimento vitale ma anche qualità e colore emotivo/mentale: qualora privato di tale influenza perché a digiuno prolungato o in regime di parca nutrizione si attiva direttamente per attingere dall’ambiente quanto serve (vedi Kremmerz quando scrive: “Il potere assorbente è speciale al corpo fluidico ed alla sua nutrizione vampirica, e (…) io indico più dell’esofago, dello stomaco e del paccointestinale, l’apparecchio psichico o irradiazione psichica vampirica come il primo e piùimportante strumento di nutrizione nell’uomo sviluppato);
3) quando in questo sito web ne “La parola del Maestro” un paio d’anni fa era stato pubblicato l’articolo su “L’educazione ermetica dei sensi : l’alimentazione” non avevo colto l’importanza di quanto c’era scritto: “mentre il corpo materiale elabora e chilifica le vivande masticate, il corpo fluidico prende la sua vita per mezzo dell’aspirazione e della nutrizione del sistema nervoso e delle parti molli e ganglionari del corpo fisico.
È bello constatare che pian piano la visione ermetica ritrova negli uomini le parole per esprimerla.


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Postato da catulla
Il 05 Ottobre 2009 alle ore 19:29

A beneficio di tutti i ricercatori del blog e per mia curiosità, ho cercato notizie e ho trovato che… Pischinger, scienziato e studioso di istologia ed embriologia all'università di Vienna, fu contemporaneo di Kremmerz (nacque nel 1899 e pubblicò i primi studi a partire dal 1926, morì nel 1982). Nel 1988 Heine proseguì i suoi studi con l’autorizzazione della famiglia Pischinger e sulla scia di una tradizione che rimonta fino a Galeno e Paracelso per quanto concerne lo studio degli umori. Dalla sua opera (di cui nel web c’è un’anteprima tradotta inglese) riporto i passi che mi sono sembrati più salienti: “Il concetto di cellula è solo un’astrazione morfologica. Dal punto di vista biologico non si può prendere in considerazione una cellula senza tener conto del suo ambiente. (…) Il sistema di regolazione a matrice è definito come una unità funzionale che consiste nella rete capillare, nelle cellule del tessuto connettivo e nelle terminazioni nervose, tutte aventi un’area comune di attività e di informazione: il fluido extracellulare. Il sistema di regolazione a matrice gestisce il nutrimento delle cellule (circolazione interna) e la rimozione dei prodotti di rifiuto. Perciò regola il sistema centrale della cellula e, al tempo stesso, viene coinvolto da tutti i processi infiammatori quanto immunitari. È quindi responsabile di tutte le funzioni vitali di base. Tale sistema può reagire in modo locale o generale. (…) Il decorso di una malattia non dipende solo dal tipo e dall’intensità delle influenze esogene ma sopratttutto dallo stato di immunità esistente il quale, a sua volta, non dipende direttamente dal sistema immunitario bensì dal sistema a matrice. (…) Nel mantenimento e nell’attivazione della regolazione a matrice non si dovrebbero sottovalutare l’importanza dei contatti sociali, del ritmo di vita individuale e mentale, dei fattori dietetici e climatici. Vi è una stretta connessione tra i ritmi endogeni ed esogeni. Dato che a causa della instabilità i sistemi energeticamente aperti sono costretti a fluttuare, a livello molecolare i ritmi sono aperti a ritmi più ampi di ordine più alto, quali ad esempio i ritmi del giorno e della notte e i ritmi delle stagioni. Il più importante pacemaker intracellulare è la sintesi ritmica dell’ATP da parte delle cellule mitocondriali”.
Auguro quindi a me e a tutti una buona meditazione…


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Postato da gelsomino
Il 05 Ottobre 2009 alle ore 18:45

Ieri ho preso l' acqua da una fonte, e questo fatto mi ha procurato un' inspiegabile senso di gioia.A parte questo inciso , ho iniziato i digiuni ed ora vedrò se l' entusiasmo iniziale sarà smorzato dai morsi della fame.

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Postato da sannitica2009
Il 05 Ottobre 2009 alle ore 09:53

Sollecitata da quanto scritto da mammolaverde sulla matrix ho cercato su internet anche in riferimento a Pischinger, sempre da lei/lui citato. Ho trovato un testo "Matrice e Regolazione della matrice" di A. Pischinger MD - Ediz. HAUG International – Brussels, come bibliografia ad un articolo su un sito di medicina naturale (mednat.org) che sostiene che “il corpo umano si ammala solamente quando nella Matrice i giusti rapporti bioelettronici si alterano e la guarigione deve seguire assolutamente ed in primis il riordino di questi rapporti alterati. 
La malattia e' una sola ed e' l'alterazione della funzionalita' della matrice extra cellulare. Quindi quando la struttura base della matrice extracellulare ed intracellulare si alterano, nascono le intossicazioni, infiammazioni del tessuto e quindi i primi sintomi, nelle zone interessate (organi o sistemi) della unica malattia, come si insegna in Medicina Naturale”. Questa “ipotesi” sembra indicare l’unicità dell’origine della malattia e anche l’unicità del sistema guaritivo. Si potrebbe sapere qualcosa in più sulla matrix da chi ne è scientificamente a conoscenza?





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Postato da sannitica2009
Il 05 Ottobre 2009 alle ore 08:39

Quindi l’acqua, possibilmente di fonte, dovrebbe essere un ottimo veicolo per la medicina ermetica, perché come dice mammolaverde: “è il mediatore dei sistemi cellulari non solo biochimicamente ma anche elettro-magneticamente… le cellule non possono vivere se non grazie alla "matrix" ovvero alla matrice intercelulare. Una buona acqua permette alla "matrix" di svolgere la funzione di apporto di materiale nutritivo alle cellule e di drenaggio dei prodotti di rifiuto cellulare”. Questo spiegherebbe perchè in questa luna con l'apporto di poco pane e di acqua si eliminerebbero tutti i veleni del corpo. Inoltre il vecchio discorso sulla memoria dell'acqua farebbe pensare che se le si imprime una volontà curativa, essa la ritiene, la memorizza e la veicola e tutto ciò mi ha richiamato alla memoria le numerose fonti sacre del mondo antico e la storia delle altrettante ninfe che le popolavano.

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Postato da m_rosa
Il 04 Ottobre 2009 alle ore 19:20

Basta poco…Una buona acqua…! Questo mi riporta ai nostri discorsi sulla semplicità e sullo “stato di semplicità interiore” di cui parlava il Kremmerz. E allora mi sembra di ravvedere un collegamento tra una nutrizione “semplice” e uno stato di essere “semplice”. Riguardo al discorso sull’acqua di mammola verde, per esempio, cosa vuol dire semplice? Non contaminata, pura così come la natura ce la dà, senza aggiunte e senza contaminazioni. Ciò, suppongo, dovrebbe valere anche per il discorso dell’alimentazione, perché eccettuati i digiuni rituali che hanno motivazioni che vanno al di là del discorso purificatorio, se si potesse attuare una alimentazione equilibrata, con l’uso di prodotti sani e incontaminati, non dovrebbe neanche porsi il problema del digiunare, anche perché se uno digiuna e poi dopo ricomincia con la solita alimentazione, mi sembra che non risolva poi molto! Interessantissimi i discorsi che stanno uscendo in questo momento sul blog circa il ruolo dell’intestino nel nostro mono psico fisico. Ci aiuta anche a capire qualcosa di più circa le nostre Agapi, infatti non è solo attraverso la testa che comunichiamo, e neppure basta il cuore, se con questo si vuole intendere l’affettività, forse quest’organo, sempre un po’ considerato inferiore, potrebbe veramente essere quell’elemento che collega il nostra interiorità con il mondo esterno.
Un benarrivata a Sylvia, sono belle le parole che ci hai regalato, e un saluto a tutti gli amici/amiche del blog.


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Postato da mammolaverde
Il 04 Ottobre 2009 alle ore 12:43

Sull'acqua: il nostro corpo è composto prevalentemente dall' acqua, specie nei bambini.
Ma quali funzioni svolge l'acqua?
E dove si situa in particolare l'acqua?
Perchè la tradizione delle acque termali?
Perchè la ricerca di fonti non inquinate?
L'acqua è il mediatore dei sistemi cellulari non solo biochimicamente ma anche elettro-magneticamente. E' collocata prevalentemente ngli spazi intercellulari, in quello che si indica come tessuto connettivo, più nello specifico nella componente fluida del tessuto connettivo, detta "matrix", molto studiata da Pischinger, scienziato poco conosciuto dalle nostre parti, dove ha ricevuti maggiori onori e gloria il suo contemporaneo Virkow, studioso della cellula.
Nel nostro mondo scientifico si parla di cellule, ma non di "matrix" (si parla di pianeti, ma non di ciò che li collega e li armonizza).
Ma le cellule non possono vivere se non grazie alla "matrix" ovvero alla matrice intercelulare. Una buona acqua permette alla "matrix" di svolgere la funzione di apporto di materiale nutritivo alle cellule e di drenaggio dei prodotti di rifiuto cellulare.

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Postato da mammolaverde
Il 04 Ottobre 2009 alle ore 12:30

"Si può sopravvivere in coma, con talune lesioni del sistema nervoso centrale, ma non senza nutrirsi".
L'iintestino svolge una funzione essenziale per la vita, mercuriale in senso atrologico: scambia con la materia più "pesante".
Ed è una "barriera attiva" anche immunologicamente: basti pensare che di tutto il sistema MALT, o sistema immunocompetente collegato alle mucose, cioè alle superfici degli organi cavi, la quota prevalente, circa dal 70 all'80 % è contenuta nella parete dell'intestino, dove viene indicata come GALT.
Si osserva spesso come disturbi delle vie respiratorie, per esempio bronchiti, migliorano nettamente solo dopo adeguato sostegno nutrizionale delle funzioni intestinali.o come infezioni recidivanti delle vie urinarie siano correlate con un intestino pigro od irregolare.
In effetti l'importanza del ruolo svolto dall'intestino, ma anche dagli altri visceri contenuti nell'addome, ci è peraltro stato trasmesso anche da tradizioni non strettamente terapeutiche, come lquella della danza di tutta l'area mediterranea, per la quale il fulcro dei movimenti del corpo è rappresentato dall'addome, tanto da originarne l'indicazione popolare di "danza del ventre".
Ed anche in più recenti sistemi fisiatrici di integrazione strutturale, come il "rolfing", la cura di disagi fisici e psichici si basa sul riarmonizzare le naturali specifiche posizioni delle varie parti del corpo ripetto al bacino, che è la regione più direttamente iinteragente con la forza gravitazionale terrestre, con la quale in continuazione siamo in rapporto.


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Postato da segezia
Il 04 Ottobre 2009 alle ore 11:56

Ieri sera sono stata a cena da un’amica che conosco da più di vent’anni: cena vegetale e moderatamente dietetica preparata in modo squisito perché lei, da sempre, ama la cucina e ne è riamata (quando aveva più tempo e ancora non avevamo figli teneva anche a tutto il contorno, dalle posate all’arredo fino alle luci). Così, adesso, ripensando al cibo e alle chiacchiere di ieri, mi è tornata alla mente quella frase dell’articolo citato da Catulla: “IL CERVELLO ADDOMINALE SAREBBE ADDIRITTURA DOTATO DI MEMORIA CHE PER FISSARE I RICORDI USA LE STESSE MOLECOLE DEL CERVELLO DELLA TESTA” e mi è balzata agli occhi l’evidenza scientifica della convivialità usata nella storia per i fini più disparati ma sempre con lo scopo di affratellare: il medesimo cibo, nel medesimo momento, nel medesimo luogo potrebbe, grazie ai neuromediatori, fissare nella memoria il senso di reciprocità che non riescono a fissare i buoni intendimenti quando sono solo parlati.
Più ancora, mi ricordo quanto diceva Kremmerz circa l’astenersi dalla mensa comune (ad esempio per il rito di novembre) o altrove circa la nutrizione davvero ridotta cui tendono naturalmente i più progrediti, o in altri passaggi scherzosi quando si riferiva al ‘ventre’ dei lettori: oggi vi intravedo l’indicazione a una verità sperimentabile circa la capacità percettiva dell’intestino che può essere ottusa dal troppo cibo o viceversa affinata dal digiuno, ciò che darebbe conto anche di malattie come la bulimia - che gli psicologi interpretano come protezione da un mondo troppo pressante - o come l’anoressia quando lo stato di allerta sollecitato dal digiuno è senza soluzione di continuità. Sicuramente spiega perché la medicina ermetica consiglia a chi è malato (a parte l’ovvio rivolgersi al medico) anche di digiunare.
Infine se, come sostiene il Maestro Kremmerz ne Le Lunazioni (alla prima parte pubblicata mesi fa) : “(…) l’aura che si sprigiona da un organismo umano è una esteriorizzazione informe delle forze occulte del nostro organismo, e propriamente del sangue convertito in forza nervea” va da sé che il nostro magnetismo è modulato in maniera predominante dall’intestino se, appunto come dice l’articolo, produce il 95 % della serotonina totale (mediatore responsabile della calma interiore e del rilassamento).


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Postato da tanaquilla8
Il 03 Ottobre 2009 alle ore 08:13

Benvenuta sul blog sylva. Siamo lieti che tu voglia beneficiare di questa ulteriore possibilità offerta dalla sphci, e nutrirla insieme a tutti noi.

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Postato da sylva
Il 02 Ottobre 2009 alle ore 23:06

Buona sera a tutto il blog. Scrivo per la prima volta, e voglio portare la mia testimonianza a tutta la comunità affratellata dal pensiero di bene e di amore.
A volte le vie della vita sono tortuose e piene d’imprevisti, ma alla fine, dietro un succedersi di avvenimenti apparentemente scollegati, ci si intravede una ragione suprema che tutto guida. Nuova nella fratellanza, arrivata col mio bagaglio di “passato”, sono pian piano mutata nella coscienza e nella mente, amorevolmente sorretta dai miei superiori e dai fratelli, ai quali ogni giorno volgo il mio pensiero di ringraziamento e di bene. Mi sono subito sentita dentro una grande famiglia (che stavo cercando da tanto) la quale mi ha accolta con il più aperto spirito di comunione e di condivisione. Voglio oggi ringraziare loro, persone amorevoli e con la più grande compassione per i loro simili. Grazie, Miriam.


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Postato da catulla
Il 02 Ottobre 2009 alle ore 16:27

L’esistenza di un secondo cervello addominale era stata oggetto anni fa (2001) di un articolo su Focus (n° 3) che aveva raccolto l’intervista fatta a Michael D. Gershon, neuroscienziato della Columbia University di New York. Cito dunque dall’articolo: "All'interno siamo cavi. Il corpo viene a contatto con 1'esterno non solo attraverso la pelle ma anche attraverso la parete dell'intestino. Un tunnel così ben costruito da consentire all'ambiente circostante di attraversarci senza farci alcun danno(…) Le pareti dell'intestino devono essere la difesa più efficiente dell'organismo, così si spiega perché VI SI TROVINO IL 70% DELLE CELLULE DEL SISTEMA IMMUNITARIO”.
Prosegue l’articolo ricordando che nel: "1981 l'australiano Marcello Costa dimostrò che le cellule nervose dell'intestino producono serotonina (il 95 % della serotonina totale) uno dei tanti neuromediatori del sistema nervoso. Ma non è 1'unica sostanza secreta dal CERVELLO ADDOMINALE CHE PRODUCE UNA QUARANTINA DI NEUROMEDIATORI CON I QUALI COMUNICA ATTRAVERSO IL CERVELLO DELLA TESTA. (…) LE CELLULE DI ENTRAMBI I CERVELLI INFATTI PARLANO LA STESSA LINGUA CHIMICA. E questo spiega perché spesso nei malati di Alzheimer e di Parkinson si riscontra lo stesso tipo di lesioni in entrambi i cervelli. E perché i farmaci psichiatrici agiscono anche sull'intestino e quelli gastroenterici anche sul cervello.”
E ancora: “Emeran Mayer, docente all'Università della California, ha scoperto che una parte dei messaggi del cervello addominale arriva nel sistema limbico, posto al centro del cervello della testa(…) Se il cervello della testa percepisce tensione e paura, chiama a raccolta le cellule dell'intestino che producono sostanze irritanti come l'istamina. Questa proteina a sua volta attiva le cellule nervose del tubo digerente che fanno contrarre le cellule muscolari: ecco spiegati crampi o diarrea”
Più avanti nell’articolo si dice: “IL CERVELLO ADDOMINALE SAREBBE ADDIRITTURA DOTATO DI MEMORIA CHE PER FISSARE I RICORDI USA LE STESSE MOLECOLE DEL CERVELLO DELLA TESTA: gli stress del passato si stampigliano così nel cervello e nell'addome rendendo l'asse cervello-addome ipersensibile per tutta la vita”
E infine: “L'addome crea l'atmosfera per la testa. La testa è la "banca delle emozioni" che raccoglie tutte le reazioni e i dati, soprattutto nella corteccia anteriore, dietro la fronte, particolarmente legata all'addome. Il cervello dell'addome insomma racconta la sua versione al cervello della testa, crea il suo profilo emotivo e prepara un letto di sensazioni anche per la notte. E infatti, DURANTE LA FASE R.E.M. DEL SONNO, quando produce onde dolci e si popola di sogni, ANCHE LE VISCERE INIZIANO A ONDEGGIARE GRAZIE ALLA SEROTONINA”.
Concludendo Gershon sostiene: "NEI PROSSIMI ANNI POTREMMO SCOPRIRE CHE IL CERVELLO DELL'ADDOME È LA MATRICE BIOLOGICA DELL'INCONSCIO. Una scoperta importante per gli uomini quanto quella di Copernico sul sistema solare".



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Postato da sannitica2009
Il 02 Ottobre 2009 alle ore 09:46

Molto interessanti i riferimenti scientifici e quelli ermetici all’intestino o ai visceri, che sembrano suffragarsi a vicenda. Leggevo in un testo sugli ultimi progressi delle neuroscienze che sono tantissime le cose ancora sconosciute a proposito del cervello, cose che diamo per scontate: ad esempio come si fa ad apprezzare il bello, o quale è la base neuronale delle astrazioni, delle metafore e dei simboli. Nell’ultima parte de l’astronomanzia e la medicina iniziatica di origine egizio-caldea pubblicata sul sito mi ha colpito che “gli antichi” curassero le patologie del cervello con lunghi aghi, il che farebbe presupporre che l’agopuntura non sia stata una pratica “made in oriente”. Ormai anche in TV, sebbene per altri altri scopi, fanno campagne che incentivano una minore alimentazione, visto che in Italia si sta diffondendo l’obesità (persino negli animali domestici), con gravi conseguenze sulla salute (e sulle casse dello stato). Addirittura ho sentito che alcune ditte si stanno specializzando per offrire a casa il pranzo dietetico a coloro che non hanno il tempo di prepararlo così come succede già in America: tutto pesato e coi giusti condimenti. Certo capisco che il concetto di astinenza da alcuni cibi in occasioni rituali abbia un significato più completo e profondo.

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Postato da sciarparossa
Il 01 Ottobre 2009 alle ore 19:31

Buona sera amici, in merito al digiuno vorrei raccontare la mia esperienza. Suggeritomi da un medico omeopata ho più volte nel mese di aprile praticato un digiuno di sette giorni. Per una settimana solo quattro litri di acqua o tisane varie con qualche cucchiaio di sciroppo d'acero e succo di limone che fungono da integratori delle necessarie vitamine e sali minerali indispensabili. Ebbene i primi giorni sono i più difficili ma mi sono fatto l'idea che sia la mancanza di caffè the e tabacco a farsi sentire più che la mancanza del cibo. Gli ultimi giorni sono i migliori, tanto per dire la disintossicazione è così radicale che non è più necessario lavarsi e cambirsi la biancheria di spesso perchè il corpo non puzza più. Ma quello che più ci interessa è lo stato mentale, devo dire che la sensazione di "leggerezza dell'essere" è notevole e piacevole. Tant'è che dispiace il riprendere a nutrirsi. Tutto questo per il momento l'ho fatto al difuori della ritualità ma non escludo che nei tempi propizi consigliati ci sia una sinergia notevole Sempre durante i miei digiuni ho continuato a svolgere il mio lavoro che però non è fisicamente pesante. Tutto sommato ritengo che potendo una simile esperienza, per essere vissuta fino in fondo, meriterebbe il ritirarsi dall'attività quotidiane e magari condividerla con altre persone. Questo è un piccolo sogno nel cassetto, ma non si sa mai. Ciao a tutte/i

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Postato da holvi
Il 30 Settembre 2009 alle ore 22:48

Ciao amici del blog e chiedo scusa per il lungo silenzio. Ultimamente è c’è stato un tale frenetico avvicendarsi dei temi, che non si faceva a tempo ad organizzare le idee per un intervento che subito ne spuntava un altro:indice del fermento che spinge alla ricerca della Verità attraverso gli insegnamenti del Maestro Kremmerz per il tramite dell’instancabile lavoro della Sphci.
Ho sempre pensato che lo studio dell’astronomia tramandatoci dall’egitto si riferisca a rapporti reali dell’uomo con gli astri, di natura fisica, analogica e funzionale.
Ad esempio le cellule ematiche che “girano” intorno ad un centro-cuore- così come l’uomo gira intorno al centro della terra e questa, a sua volta, intorno al sole e quest’ultimo intorno ad un altro sole, forse Sirio o Canopo e così via.
Gli organi vitali come funzioni del corpo così come i pianeti possono essere funzioni del sistema solare; ed in funzione delle loro caratteristiche fisiche, elettromagnetiche, di luce, possano avere influenza sugli organi del corpo umano. E mi chiedo: che cosa è veramente un organo?
Mi viene di pensare ad un aggregato di energia modulato per assolvere ad un compito che va al di la della funzione fisiologicamente riconosciuta.
Vedo un tale concatenamento intelligente nel creato che mi viene spontaneo pensare che tutto abbia come scopo una acquisizione sempre maggiore di consapevolezza e forse di identificazione con la “Causa Prima”.
Se la preparazione al digiuno è insita nei geni vuol dire che esso è indispensabile o, quanto meno, previsto per uno scopo preciso: e poi un “Genio”, si sa, è sempre più intelligente di uno qualunque che può pensare al digiuno come penitenza o atto suicida.
Ringrazio Tanaquilla per la citazione del Kremmerz sulla ubicazione del Nume nel corpo umano che mi ha dato motivo per riflettere che tra reni, milza e fegato vi e’ lo stomaco: ma credo che probabilmente, invece che topograficamente, la locazione sia funzionale, intendendo, forse, comprendere anche la zona viscerale, come quando nell’albero delle Sephiroth con Jesod, le “fondamenta”, si volevano comprendere gli apparati viscerale e genitale: le fondamenta per un ottimo edificio!E credo che in questo ci possano venire in aiuto le Fatiche di Ercole.
Un’ultima riflessione riguardante intestino e cervello: c’è una somiglianza un po’ fisica: entrambi sono caratterizzati da numerosissime circonvoluzioni; certamente per aumentarne la superficie di azione(più villi e microvilli) (più tubuli e microtubuli). Il primo ricettore, trasformatore e distributore di sostanze, diciamo, più grossolane(?) ma indispensabili all’apparato umano; il secondo ricettore, trasformatore, estrattore e distributore di elementi più “sottili” ma indispensabili allo stesso apparato( nutrimento anche psichico). Il tutto in un fantasmagorico intreccio collaborativo.


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Postato da vanessa
Il 30 Settembre 2009 alle ore 22:15

Innanzitutto sempre grazie a S.P.H.C.I per gli innumerevoli e continui stimoli e aiuti (in ogni senso)....e un saluto a tutto il blog.
Gli ultimi post non possono che spingere verso un desiderio di cercare e tentare di "scoprire" qualcosa in più per colmare le enormi lacune (parlo per me) in queste complesse ma interessantissime argomentazioni.
Pare evidente (almeno credo) da ciò che leggo in questo blog, e dagli approfondimenti che ho cercato, che l'uomo è in realtà una struttura complessa, ove tutte le parti, in costante contatto tra loro,contribuiscono in maniera paritetica allo sviluppo e al mantenimento dell'unità dell'essere, nella salute come nella malattia.
Se è indubbiamente vero che il cervello può influenzare il comportamento dell'intestino, quest'ultimo può anche farcela da solo senza seguire le istruzioni del cervello e, per quanto possa apparire inadeguato, lo "sgradevole" intestino (ha una forma nauseante, un contenuto disgustoso, un cattivo odore, è viscido, simile a un serpente il suo corpo-che come ci indica mammolaverde per il solo tratto "tenue" ha una superficie di 300 metri quadri-giace attorcigliato nella pancia e quando si muove striscia) è comunque più "intellettuale" del cuore e potrebbe avere una capacità "emozionale" superiore; nell'intestino tenue vi sono più di cento milioni di neuroni, un numero grosso modo uguale al numero di neuroni presenti nel midollo spinale, e diventano superiori a quelli contenuti in quest'ultimo se si aggiungono i neuroni dell'esofago, dello stomaco e dell'intestino crasso.
Il sistema nervoso enterico è anche un grande deposito di sostanze chimiche, all'interno del quale è rappresentata ciascuna delle classi di neurotrasmettitori che si trova nel cervello. I neurotrasmettitori sono le parole che i neuroni usano per comunicare l'uno con l'altro e con le cellule sotto il loro controllo. La molteplicità dei neurotrasmettitori che si trova nell'intestino suggerisce che la lingua parlata dal sistema nervoso enterico sia ricca e simile a quella del cervello nella sua complessità.
Solo mille o duemila fibre nervose collegano il cervello al centinaio di milioni di neuroni presenti nell'intestino tenue. Quel centinaio di milioni di neuroni riesce abbastanza bene a svolgere il proprio compito, anche quando si interrompe ognuna delle loro connessioni con il cervello.
Tuttavia, un sistema nervoso enterico è stato presente in ciascuno dei nostri predecessori nel corso di milioni di anni di storia dell'evoluzione che ci separano dal primo animale dotato di spina dorsale.....è possibile, quindi, che il sistema nervoso enterico possa essere qualcosa di più di una reliquia?

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Postato da mandragola116
Il 30 Settembre 2009 alle ore 13:07

Buongiorno al Blog .
Mi collego agli ultimi post. A proposito di viscere: quando si dice alchemicamente “visita interiora terra rectificando invenies occultum lapidem” e uno/a si perde a filosofare sull’interiorità dell’io e dell’anima occulta ecc, che la chiave sia in quell’ “interiora” nel senso proprio di viscere, come apparato strettamente collegato anzi fondamentale alla funzionalità e alla salute del cervello/mente? Nelle parole del Maestro riportate da tanaquilla8 mi pare di trovare conferma in questa direzione, piccola fiammella nel brancolar del buoio...viscerale!
L'argomento è molto coinvolgente e sulla scorta delle notizie raccontate da mammolaverde sono andata a documentarmi un pochino sul web e sulla questione intestino/cervello.A proposito di alimentazione/digiuno: è accertato che mangiando troppo il cervello se ne va "in fiamme", grazie a una specie di meccanismo circuitale di feedback viscere/cervello/viscere, con tutta una serie di patologie che investono praticamente tutti gli organi, fondamentali e non.
Quindi digiuno o parca alimentazione come dato positivo.
La scienza è arrivata a dimostrare che la preparazione al digiuno sta nei nostri geni. Quindi allora esiste un’inclinazione naturale al digiuno, specie quando l’organismo deve ristabilire un equilibrio di salute, vedi negli animali che si rintanano per proteggersi e curarsi senza mangiare, perché ovviamente non possono procurarsi il cibo. Inoltre pare che nello stato di digiuno avvengono a livello metabolico cose diverse da quelle che si ritenevano: ad esempio il rapporto cervello-bisogno di zuccheri per cui non è vero che esaurita la scorta di glucosio si vada in tilt, o il meccanismo di estrazione delle sostanze necessarie alcune delle quali ritenute tossiche e che invece sono automaticamente convertite dall’organismo in benefiche e nutritive.
L’ho detta alla maccheronica, magari mammola verde potrebbe aiutarci a comprendere meglio l’economia domestica degli appartamenti che ci strutturano? Buona giornata a tutti/e.

P.S.Vorrei fare un saluto particolare alla Miriam perché mai come ora mi sento fortunata perché le indicazioni e gli spunti di riflessione che ho ricevuto mi fanno sentire più attiva e libera di agire in prima persona, non sto lì ad aspettare che le cose caschino dal cielo!




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Postato da tanaquilla8
Il 29 Settembre 2009 alle ore 15:24

A proposito dell’intelligenza del corpo umano e del dialogo che si è aperto sul blog circa l’intestino e le nuove scoperte che lo relazionano al cervello, facendone un organo pensante intelligente, riporto un significativo quanto enigmatico brano del Maestro Kremmerz, che ci fa intendere quanto sia importante l’analogia nei nostri studi: “Izar domandò al Dio: Che cos’è il male e perché vive? E perché un dio buono non lo ricaccia oltre i confini del mondo? Il Nume, che era corpulento con una gran bella faccia di luna e baciava una grossa serpe dalle squame lucentissime che si arrotolava al suo bastoncello, così parlò sorridendo: L’uomo della terra è polvere di terra, acqua di fonte, aria di vento, fuoco di rovo – Chi mette le quattro cose insieme e dà forma al suo capo, alle gambe, alle braccia, all’interiore della sua carcassa, è il suo piccolo Nume, un Nume fra i tantissimi numi, il quale così gli ragiona: Io ti ho fatto così come sei, ti ho dato l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco, e dal tutto ne sei sortito con un cervello, chiuso in un capo che è di toro senza corna, e duro di terra di montagna per contenere la tua acqua che è la tua essenza di terrestre. Tu penserai e parlerai e agirai secondo la tua forza, ma come che tu non saresti se io non avessi voluto, ed io ho voluto perché ho bisogno di un servo di terra, tu sarai ciò che io voglio tu sia. Vivrai con me in pace senza conoscermi, mi obbedirai senza conoscermi, perché io mi allogherò in te – fra il fegato, il rene e la milza – e quando dovrai servirmi, ti comanderò. Se mi sarai fedele, io sarò con te e tu non avrai niente a soffrire. Non temerai l’aria, né la pietra, né l’acqua, né il fuoco…”.

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Postato da catulla
Il 28 Settembre 2009 alle ore 20:31

Mi collego a quanto si va discutendo sul pensiero ‘intestino’ e mi chiedo: cosa portava le tribù primitive a credere che cibandosi del nemico ucciso se ne sarebbe fatto proprio il valore o che consumare le carni del capo morto avrebbe consentito di acquisirne il carisma? Senza andare troppo lontano, tutta la tradizione occidentale è segnata dalla presenza di un pasto reso 'sacro' perché alla virtù implicita del cibo viene impressa la benedizione che la risveglia informando con l’intestino anche l’anima dei commensali. C’è dunque un legame arcano tra il cibo e il modo di essere nonché di pensare.
A questo proposito mi sono sempre domandata dove avesse sede l’istinto. Si, perché nonostante le affermazioni di eminenti studiosi sul nostro cervello rettiliano antecedente al mammaliano è abbastanza normale chiedersi come sia possibile che le nostre cellule reagiscano come quelle di un rettile e/o come quelle di un altro mammifero senza che sia avvenuto una contaminazione un po’ più profonda della semplice ‘osservazione’. Leggevo anche nei libri di Kremmerz che per conoscere una cosa bisogna essere la cosa stessa… E se noi fossimo ciò che abbiamo mangiato, assorbito, omologato al nostro organismo da secoli, anzi, millenni? Ecco allora che questa codifica primordiale dell’uomo avrebbe generato schemi d’azione innati per la realizzazione di un obiettivo, in primis quello della sopravvivenza: insomma, ciò che noi chiamiamo istinto. E dato che l’intestino funziona già a partire dall’utero materno (il chilo inizia a formarsi in epoca fetale e dopo la nascita continua ad essere prodotto anche in assenza di alcun apporto alimentare) probabilmente le sue funzioni non ci sono del tutto note.
Lo studio sull’astrologia e le pratiche divinatorie nella tradizione kremmerziana ci dice che gli egiziani determinavano in base al giorno di nascita gli avvenimenti della vita, le circostanze della morte e le qualità di un uomo: oggi questa è considerata superstizione. Ma se ci fosse un modo per ricondurre l’istinto alla legge matematica che organizza gerarchicamente il meccanismo nervoso, allora si potrebbe desumerne un chiaro quadro delle tendenze, né più né meno di come si fa per la traiettoria di un meteorite, senza la presunzione di pensare che quello è senza cervello mentre noi lo abbiamo. Perché la ragione serve se la si usa per capire e comprendere. Già: com-prendere, cioè prendere dentro di sé.
E su questo fermo le mie riflessioni: per il momento e perché è ora di cena…


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Postato da sannitica2009
Il 28 Settembre 2009 alle ore 00:30

Grazie a mammolaverde per le ulteriori indicazioni sull’intestino e sulle sue correlazioni con il cervello. Mi pare che l’intestino gioca anche un ruolo fondamentale nel sistema immunitario, cioè nel sistema di difesa dell’organismo. Pensare con l’intestino? Cosa potrà voler dire? Di solito si dice di qualcuno che è molto legato ad altra persona, che ha per essa un amore viscerale; sembra dall’uso della parola che l’intestino sia legato alla sfera più istintiva, emotiva e affettiva ma anche a una identità profonda perché quando l’amore è viscerale è qualcosa che fa parte di noi nel più profondo. Attraverso il cervello invece la relazione fra due persone si fa più fredda e distaccata, razionale e spesso interessata. Certo dei nostri due cervelli il più generoso è l’intestino che cerca di aiutare l’encefalo assorbendone i problemi. Per ora buonanotte a tutti e anche al nostro secondo cervello intelligente.

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Postato da segezia
Il 26 Settembre 2009 alle ore 18:09

Dunque, vediamo se intanto ho capito, anche perché sto sperimentando parecchie cose di questa lunazione in tripudio di benefici e quindi il discorso sull’intestino mi interessa molto. Dice Mammolaverde che alcuni mediatori biochimici che servono alla digestione dei grassi si trovano anche nel cervello. Il concetto di un pensare intestinale trova eco anche nel linguaggio quotidiano: sviscerare una questione, sviscerarsi in complimenti, amare visceralmente, una guerra intestina, viscere di misericordia, una passione sviscerata e così via fino a rimontare alle tante espressioni letterarie (es. Foscolo “addio dalle viscere”). Però la scienza ufficiale non si chiede – e quindi non si risponde – quello che si chiede Mammolaverde e anch’io con lei: a cosa serve nel cervello un mediatore biochimico che controlla le secrezioni che scompongono i grassi? La piena soddisfazione della fame varia da persona a persona, da periodo a periodo…: che la succursale nel cervello davvero serva a tenere l’archivio? Ma sarà la succursale o la sede? Probabilmente fanno un lavoro simile intestino e cervello quando scompongono le cose (cibi o percezioni) fino all’unità minima integrabile dall’organismo. Però, a questo proposito, perché gli Egizi sentivano il bisogno di conservare accanto alla mummia le viscere e non il cervello (che invece buttavano)?
Comunque ho cominciato i giorni di digiuno accompagnati dall’acqua minerale e pane fatto in casa e devo dire che dopo un inizio sconvolgente (il primo giorno non ho digerito quel tanto di pane) va molto bene e non risento assolutamente dell’astinenza da cibo ogni due giorni. Anzi. Sento meno il bisogno di dormire, sono più riposata e, nel complesso, anche più produttiva. D’altra parte, controllare il cibo per controllare il comportamento è un fare risaputo. Le carceri hanno sperimentato ampiamente che la riduzione della carne corrisponde a una riduzione dell’aggressività e la distribuzione di determinati cibi nelle caserme attenuava le pulsioni sessuali. E per concludere una chicca: sapete che indagini fatte sulla cocacola hanno individuato rilevanti quantità di bromuro di potassio (che appunto inibisce le pulsioni sessuali)?


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Postato da mammolaverde
Il 25 Settembre 2009 alle ore 23:02

Continuando...l'organismo umano è un uni-verso completo in sè, in modo simile al macrocosmo, con un suo ben preciso, intelligente ed attivamente adattabile programma evolutivo, memorizzato nel Dna a disposizione di ogni cellula. Quando viviamo un'esperienza lo facciamo materialmente con tutto il nostro organismo. Quando pensiamo attiviamo non solo il nostro cervello ma anche, per esempio, il nostro intestino che è ampiamente rappresentato: basti pensare che solo il tratto denominato tenue ha una superficie pari a 300 metri quadri (un bell'appartamento !) ed in tutta la parete corrispondente alla supericie sono disposti neuromediatori quali quelli del sistema nervoso viscerale adrenalina ed acetilcolina (in quantità maggiore del sistema nervoso centrale), ma anche altri mediatori biochimici come la colecistochinina che attiva la contrazione e la secrezione della colecisti. La ricerca ci dice che la colecistochinina si ritrova anche nel cervello: e che mai ci farà proprio lì, così in alto? Pare che forse rientri nel controllo della sazietà. Pensiamo, dunque, con il cervello o con l'intestino o con ambedue o ...? Reagiamo ad un esperienza con modalità placebo, aprendo le nostre porte, o nocebo, chiudendo e serrando i nostri spiragli?

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Postato da catulla
Il 25 Settembre 2009 alle ore 18:29

Splendido lo studio sull'astrologia divinatoria pubblicato e ora riproposto dalla S.P.H.C.I. e incredibilmente numerosi gli spunti di riflessione (come si conviene a uno studio sulle stelle).
Il primo è che gli schemi astrologici obbediscono a leggi fisiche e naturali di cui si è perduta la chiave; devo dire che i cerchi concentrici dei segni, dei decani e dei pianeti esercitano su di me un fascino incredibile per quella loro disposizione a corolla di un centro, in una forma che si ripete fino alla Galassia che ci contiene e fino all’atomo che conteniamo, tutti danzanti intorno a un punto che a sua volta danza intorno a un altro come un mega orologio.
Poi, che cielo e terra costituiscano un’unità indissolubile da cui pare ovvio che conoscendo l’uno si conoscesse l’altra: anche qui, gli umori e i colori di una persona sono da sempre la scrittura del suo stato di salute cui i medici del passato e del presente si sforzano di alfabetizzarsi, perciò non mi stupisce che la terapeutica ermetica sia anche divin-azione (scientificamente intesa).
Inoltre, se di scienza si tratta, oggettivabile e ripetibile (come suggerisce l’etimologia del nome oroscopo= osservo il tempo), comprendo anche che i talismani collegati ai decani astrologici possano trattenere determinate virtù (anche un tessuto trattiene la piega sotto l’influsso di un ferro caldo: quando il ferro caldo c’è e non quando non c’è...) .
Ma quello che trovo davvero illuminante, perché tuttora valido nel discutere comune, è l’assunto per cui l’astrologia sorse a difendere l’uomo dalle conseguenze dell’ignoranza delle leggi celesti e non per assoggettarvelo. E su questo val davvero la pena di interrogarsi, poiché negare la nostra correlazione alle forze universe e poi credere in un serbatoio da cui attingere per mondarsi dai peccati (vedi il concetto di indulgenza nella religione cristiana) appare una contraddizione in termini!
Questo solo per cominciare, perché ce n'è da pensare: uuuhhhh se ce n'è!!!


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Postato da sannitica2009
Il 24 Settembre 2009 alle ore 21:05

La nuova segnalazione della sphci mi ha aiutata a capire meglio perchè si studiasse tanto accuratamente il cielo stellato nei tempi arcaici. Dai Maya che monitoravano il passaggio del pianeta Venere, a un attuale popolo africano (di cui non ricordo il nome) il quale è a conoscenza esclusivamente per trasmissione orale, essendo privo di ogni strumento, che la Stella Sirio è in realtà una stella doppia. Cosa impossibile a vedersi ad occhio nudo, e scoperta solo in tempi recenti. Se la prima concezione babilonese congiungeva cielo e terra e “cielo e terra corrispondevano l’uno all’altra come l’originale con la copia”, e se “universo e uomo sono collegati in un rapporto analogico tale da influenzarsi vicendevolmente in ogni loro funzione”, il rapporto causa-effetto è reciprocamente dinamico, l’interazione è continua. Ciò mi spiega meglio perché i popoli arcaici costruirono monumenti che erano orologi lunari e solari. Alcuni moderni studiosi dicono che nella posizione di alcuni monumenti (come le piramidi), che suppongono riprodurre la posizioni di alcune stelle, gli antichi fissavano le date, ossia la storia dell’umanità; ad esempio gli Egizi che, come diceva catulla, conoscevano la precessione degli equinozi, avrebbero avuto la necessità di fermare alcune date in relazione appunto alla posizione di costellazioni, date che, a causa della precessione, non sarebbero più state rintracciabili nel cielo stellato. La posizione del monumento quindi ne avrebbe indicato il periodo storico in cui fu costruito. Certo anche le rotte marine o terrestri, indicate dalle posizioni stellari, con le precessioni, subirono un formidabile attentato. Cambiando argomento, ma poi non di tanto, avrete sentito la notizia stasera al TG: sulla luna c’è acqua.

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Ho letto nella Parola al Taumaturgo la II parte della Cura c
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